accadde…oggi: nel 1862 nasce Margaret Fountaine, di Marilia Piccone

Non la conoscevamo. Non l’avevamo mai sentita nominare. Dopo aver letto Lady Butterfly ci sarà impossibile dimenticare Margaret Fountaine, autrice dei dodici volumi di diari – splendidamente riassunti e collegati nei pezzi che il curatore W.F. Carter ha deciso di omettere – che abbiamo finito di leggere. Perché Margaret Fountaine è una donna straordinaria. Lo sarebbe stata in qualunque epoca, ma lo è ancora di più pensando che è nata nel 1862 in un villaggio inglese dove il padre era rettore della parrocchia.
Per dare un’idea immediata della sua personalità, ecco una frase del suo diario:
“La libertà è la gioia suprema della vita. Grazie al cielo sono poche le persone delle quali m’importa davvero; vorrei che non ce ne fosse nemmeno una. Prima di lasciarlo, voglio vedere quanto più possibile di questo mondo, e la vita è penosamente breve. Sono gli affetti che ci trattengono dalle grandi imprese, sono gli affetti che ci legano in un solo posto della terra.”
Credo che fosse l’unica donna della sua epoca ad avere l’ardire di pensare, di dire una cosa del genere e poi di comportarsi con coerenza secondo ciò che pensava. E non devono esserci neppure tante donne del secondo millennio che abbiano l’indipendenza di spirito per allontanarsi dagli stereotipi femminili.

Margaret Fountaine apparteneva ad una famiglia numerosa di un antico ceppo inglese. Rimasta orfana di padre, ricevette una piccola eredità, quanto le bastava per mettere le ali ed iniziare una vita errabonda, ricca di esperienze, entusiasmante. D’altra parte Margaret era facile agli entusiasmi, le piacevano molte cose, come è tipico delle persone dall’intelligenza curiosa. Amava disegnare (girò di cattedrale in cattedrale per rappresentarle su carta), pensava di avere una bella voce e studiò canto (venne a Milano per avere un buon maestro), la incantavano le farfalle – e non posso fare a meno di paragonare lei ad una farfalla che svolazza leggera di paese in paese, visitandone sessanta, spostandosi in treno, in diligenza, a dorso di cavallo, in bicicletta.
A Margaret Fountaine piacevano gli uomini, infine
.
Lei non si riteneva bella ma, guardando la fotografia nel libro, pensiamo diversamente e comprendiamo quale fosse il suo fascino. Margaret si innamorava facilmente, a volte si trattava di infatuazione più che di amore. Ad un certo punto scoprì che le piaceva lasciarsi amare, tenere un uomo in pugno. In realtà, con la vita che faceva, essendo spesso l’unica donna in un ambiente maschile, durante i suoi viaggi Margaret doveva spesso lottare per tenere gli uomini a distanza. Soprattutto nei paesi mediterranei dove era a dir poco inusuale vedere una donna aggirarsi liberamente e quindi si tendeva a pensare che si comportasse anche in maniera disinvolta riguardo al sesso. Invece Margaret flirtava, accettava la compagnia dei corteggiatori, godeva degli scambi di conversazione brillanti, approfittava della scorta maschile dove le tornava utile, poi si chiudeva nella sua camera, in una qualche pensione in qualche parte del mondo. Ogni tanto un corteggiatore forzava la porta, Margaret si tirava il lenzuolo sulla testa e lo mandava via a male parole. Si prendeva spesso gioco degli uomini, alle loro spalle. Degli inglesi, diceva: “Suppongo che qualche volta anche gli uomini inglesi facciano l’amore, ma non riesco a immaginare in che modo. Non capisco di che materiale siano fatti: non ho mai accorciato le distanze con uno di loro, né mai lo farò”.

Disegni di Margaret Fountaine


Margaret acquistò una certa fama come entomologa
– è una delizia sentirla parlare di farfalle (lasciò in eredità al Castle Museum di Norwich ben ventiduemila farfalle contenute in dieci stipi da esposizione), è un piacere che ha il gusto di qualcosa che è andato perso immaginarla a caccia di farfalle con il retino, gli abiti lunghi ottocenteschi e il cappello a fungo in testa.
Il suo partire, andare in Africa, in Australia, in Cina, ma anche in Francia, Spagna, Italia, Creta
, inseguendo un qualche lepidottero raro, sembra la ricerca del magico Graal. E, dai trentanove anni in poi, il cavalier servente di Margaret fu un siriano biondo di ben quindici anni più giovane di lei, così innamorato da convincerla a ricambiarlo.

L’eredità di Margaret al Museo comprendeva, oltre alla collezione di farfalle, una scatola di lacca nera che non si doveva aprire prima del 15 aprile 1978, esattamente cento anni dopo che aveva iniziato a scrivere. Conteneva i diari: “testimonianza di una vita selvaggia e spericolata”, pagine che sono un piacere raro per i lettori, ancora palpitanti di vita accanto ai preziosi lepidotteri immobilizzati per sempre dagli spilli dietro i vetri delle teche.

http://www.wuz.it/recensione-libro/7252/Lady-Butterfly-Margaret-Fountaine.html

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/05/01/donne-non-italiane-nate-a-maggio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Fountaine

Annunci