accadde…oggi: nel 1878 nasce Anna Fraentzel Celli, di Francesca Patuelli

Anna Fraentzel nasce in una famiglia dalla lunga tradizione di medici e scienziati, tra cui il nonno materno, il clinico Luigi Traube (1818-1876), il padre Oscar (1838-1894), noto medico, e la zia, la fisiologa Margherita Traube Mengarini (1856-1912). Alla morte del padre, avvenuta prematuramente nel 1894, Anna deve abbandonare gli studi. Interessata al mondo della medicina, consigliata dalla zia Margherita che già da qualche anno viveva a Roma, si rivolge al celebre igienista Angelo Celli (1857-1914), che in quel periodo si trovava presso l’Ospedale per le malattie tropicali di Amburgo, per avere informazioni sulle possibilità per una giovane che volesse intraprendere gli studi medici in Italia. Col suo aiuto trova un posto da inserviente in un ospedale locale, e frequenta una scuola per infermiere. Dopo qualche anno di corrispondenza, nel 1897 la giovane infermiera tedesca raggiunge lo scienziato, con cui si è nel frattempo segretamente fidanzata, indi inizia a lavorare presso l’Istituto di anatomia patologica dell’Ospedale Santo Spirito di Roma. Allora diretto da Ettore Marchiafava, questo istituto era la destinazione principale dei malarici provenienti dalle campagne circostanti e uno dei centri di ricerca più attivi per lo studio della malaria in quegli anni. Anna fa pratica nel laboratorio di istologia sotto la guida di Antonio Dionisi e assiste a molte lezioni di materia medica frequentando diverse cliniche universitarie. Vive un momento fertile e intenso di ricerca e scoperte, di impegno sociale e scientifico, vicina ad un gruppo di scienziati (il gruppo ‘Romano’) tra cui, oltre a Celli e a Marchiafava, vi erano Giuseppe Bastianelli, Amico Bignami e Giovan Battista Grassi, che nel 1898 individua nella zanzara “Anopheles” il vettore responsabile della trasmissione della malaria.
Angelo Celli fonda nel 1898 la Società italiana per gli studi della malaria mentre organizza due stazioni sanitarie sperimentali, una nella tenuta di Maccarese affidata a Dionisi; l’altra alla Cervelletta sotto la sua direzione: ad affiancarlo chiama la fidanzata. Come ricorderà lui stesso in un articolo su «La nuova antologia» del 1911, «da quell’anno in poi, Anna Celli, sempre in prima fila, colla sua bontà confortata dall’arte medica .. e l’un dopo l’altro successivamente i miei bravi e infaticabili allievi .. provando e riprovando, adottando e scartando, facevamo della Cervelletta un campo di studio e un modello d’igiene antimalarica» [Alatri, 1998, p. 386].
Dopo le nozze, avvenute nel settembre 1899, la giovane continua la collaborazione con il marito, affiancandolo nella lotta contro la malaria, con ruoli sempre più definiti nell’ambito della sperimentazione profilassica, sia meccanica sia chininica, nonché nelle campagne di educazione e sensibilizzazione delle popolazioni contadine.
Gli anni passati nell’Agro romano permettono ai coniugi Celli di entrare in contatto con la realtà di quei luoghi e conoscerne da vicino la povertà: al loro ritorno nella capitale, nel 1901, Anna crementa tale attività di sensibilizzazione, nella convinzione che un miglioramento delle condizioni di vita e un’opera di alfabetizzazione ed educazione igienica fossero premesse necessarie ed indispensabili per la lotta alla malaria.
Contemporaneamente entra a far parte di un Comitato (composto da Angelo Celli, Luigi Concetti, Raffaele Bastianelli, Paolo Ferraresi e Angelica Devito Tommasi) per l’istituzione di un’infermeria per l’ambulatorio pediatrico “La Scarpetta”, che comincerà a funzionare nel 1901 e per anni avrà una parte importante nel funzionamento della Clinica pediatrica. Nello stesso anno si adopera per l’avvio di un corso di “assistenza per gli infermi”, presso il Policlinico, per la formazione di un’infermiera «laica istruita ed educata» [Alatri, 1998, p. 393] . A questo affianca l’insegnamento nei corsi di igiene e per infermiere che venivano organizzati a Roma nell’ambito delle attività filantropiche di alcuni gruppi femminili.
Nel 1904 coinvolge nel progetto della costituzione di scuole per contadini la sezione romana dell’Unione femminile, che era stata fondata a Milano qualche anno prima da Ersilia Majno: saranno anni di intensa attività, in cui collaborerà assiduamente anche alla rivista dell’Unione, con la creazione di un gruppo di scienziati, parlamentari ed intellettuali come Sibilla Aleramo, Giovanni Cena, cui si uniranno in seguito Alessandro Marcucci, Carlo Segrè e il pittore Duilio Cambellotti.
Come ricorderà Marcucci, la Fraentzel avrà un ruolo fondamentale – sarà presidente per molti anni del Comitato che si era costituito -, seppur velato da screzi e problemi legati anche al suo carattere: «il vero gruppo era tutto di donne presieduto dalla sposa del Celli, una giovane tedesca .. che dell’assistenza sanitaria .. aveva fatto la missione della sua vita. Di carattere imperioso e serio. Era una voltiva, pronta ad ogni sacrificio; prudente e forse un poco diffidente … essa accentrava, anche nelle minime cose, ogni direttiva» [Marcucci, 1948, p. 44]. Il Comitato scuole per i contadini dell’Agro romano ottiene ottimi risultati, e riesce a realizzare parecchie scuole e una fitta rete di supporto. Tuttavia, con gli anni il suo ruolo diminuisce, fino all’allontanamento dal Comitato.
Nel tempo le condizioni di salute di Angelo Celli peggiorano; i coniugi si trasferiscono a Frascati. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1914, e l’interruzione dovuta alla guerra, Anna Fraentzel Celli riprende l’attività legata alla lotta antimalarica: nel 1920 riceve dalla Croce Rossa l’incarico di occuparsi della profilassi chininica nella zona di Maccarese, mentre dal 1921 si costituisce il Comitato romano per l’assistenza antimalarica. La Fraentzel lavora con fervore, prendendosi cura anche dell’organizzazione delle infermiere profilassatrici, che venivano formate dalla Scuola di malariologia di Nettuno, e delle colonie per bambini malarici che stavano sorgendo in varie parti d’Italia. Saranno altresì anni impegnati nello studio e nella pubblicazione di articoli, nonché nell’opera di edizione e pubblicazione degli scritti del marito, tra cui il volume, pubblicato postumo nel 1925, Storia della malaria nell’Agro Romano.
Anna Fraentzel Celli muore nel 1958 a Roma, dove si era trasferita negli ultimi anni della sua vita dopo aver vissuto sempre tra Frascati e Grottaferrata conducendo una vita isolata.
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