accadde…oggi: nel 1897 nasce Pola Negri, di Jay Weissberg

Detto semplicemente, Pola Negri è un campo minato. Questa straordinaria narratrice di se stessa ci ha lasciato un’autobiografia (Memoirs of a Star, scritta nel 1970 da un ghost writer) che è sostanzialmente un’opera di fantasia in cui troviamo ciò che la diva voleva che il pubblico pensasse, e assai meno una ricostruzione accurata della sua vita e della sua carriera. Nel corso del tempo questo libro ha prodotto gravi danni, e per gli studiosi di Pola Negri separare i fatti dalla fantasia rimane ancor oggi un compito assai arduo. C’è anzitutto il problema della sua carriera plurinazionale, che nessuno studioso è mai riuscito a padroneggiare in maniera soddisfacente in quanto sarebbe necessario avere familiarità con fonti primarie scritte in polacco, tedesco e inglese. Per complicare le cose, l’attrice aveva una spiccata tendenza a farsi pubblicità da sé, circostanza che ha alimentato i voraci meccanismi della stampa hollywoodiana ma ha distorto i fatti e spesso ha eclissato il suo notevole talento. I film che girò con Lubitsch sono quasi tutti notissimi e giustamente celebrati, mentre la maggior parte di quelli da lei realizzati negli Stati Uniti dopo esservi emigrata nel 1922 sono andati perduti o hanno ricevuto scarsa attenzione. In un saggio del 2001, uno dei pochi che analizza Pola Negri nella duplice veste di diva cinematografica e prodotto di consumo, la studiosa Diane Negra parla di “fallimento della carriera americana della Negri”, valutazione tradizionalmente accettata come una verità indiscutibile: la diva Pola ha oscurato Pola l’attrice, rimasta sepolta sotto una valanga di esotismo continentale e amanti celebri. Basta un’occhiata ai titoli delle due biografie più recenti per farsi un’idea di come è tuttora considerata: Pola Negri: Hollywood’s First Femme Fatale di Mariusz Kotowski (edizione inglese 2014) e Pola Negri: Temptress of Silent Hollywood di Sergio Delgado (2016). Come ha scritto Theodore Dreiser, “Pola Negri è uno straordinario esempio di diva sacrificata all’affarismo”.
Scopo del nostro omaggio a Pola Negri è una rivalutazione del suo talento, sulla scia degli studi dedicati alle dive italiane o ad Asta Nielsen che hanno assegnato statura autoriale a quelle attrici. Per comprendere adeguatamente la figura cinematografica di Pola è essenziale tener conto del suo background di ballerina. Se ne osservino le movenze nei tre film programmati alle Giornate di quest’anno: la grazia elegante della danzatrice è immediatamente percepibile. Il suo magnetismo è evidente fin dall’inizio come attesta la recensione che il noto autore Stanislas Rzewuski scrisse sul quotidiano francese Comœdia (9 gennaio 1913) a proposito del debutto teatrale della quindicenne Pola avvenuto nel settembre del 1912 nella classica commedia di Aleksander Fredro Śluby panieńskie (I voti delle fanciulle): “Questa prima rappresentazione ha segnato pure lo straordinario debutto di una giovane artista, mademoiselle Pola Negri, che per talento, fascino, grazia, e per le rare qualità di intelligenza e dizione, ha incantato il pubblico e la critica.”
Ella interpretò il suo primo film nel 1914, ma lo scoppio della prima guerra mondiale impedì che il suo talento fosse subito apprezzato sul piano internazionale; le cose cambiarono con lo strepitoso successo di Madame Dubarry (1919), il primo dei numerosi film di Pola che uscirono dopo il trattato di Versailles. In Italia i critici si inorgoglirono, ritenendola loro connazionale (ipotesi non irragionevole, dal momento che l’attrice aveva scelto il proprio nome d’arte in omaggio alla poetessa italiana Ada Negri); poi la scambiarono per tedesca, circostanza imbarazzante dato l’ancor fresco ricordo della guerra mondiale. Trovarono ora distribuzione anche i titoli precedenti, tra cui Carmen (1918), che giunse sugli schermi italiani nell’autunno del 1920 e venne recensito con toni entusiastici dalla Rivista Cinematografica: “… non c’è nessuna attrice italiana che si sogni neanche lontanamente di avvicinarsi all’arte di questa artista tedesca … [C]inque minuti dopo che ella vi passa dinnanzi, con quella sua sicurezza di interpretazione, con quel suo spirito di assimilazione che sono certo il frutto di avere molto profondamente osservato, studiato e capito, essa vi sorprende prima, vi affascina subito dopo … E tutto ciò si vede attraverso la sua mimica facciale, attraverso il rattrappirsi e l’annaspare vano della sua mano, dentro i suoi occhi magnifici …”
I tre film di Pola Negri che presentiamo, risalenti tutti al 1918, ci offrono la possibilità di osservare da vicino una grande attrice che si accinge a diventare una diva. Tutti gli elementi che stregarono i contemporanei sono evidentissimi: il sorriso seducente, invitante e fiero; lo sguardo provocante; e il vibrante linguaggio del corpo, che sorprende per la leggiadra agilità. Ed è anche notevole l’intensità con cui ella esprime l’orgoglio ferito e l’amore perduto. Vittorio Martinelli, in Le dive del silenzio, ha scritto che Pola si esprimeva al meglio quando doveva interpretare donne simili a lei per temperamento e sensualità, come Carmen, Madame Dubarry, Saffo: donne segnate da “quel misto fisico di languore e di decisione”. Martinelli non è l’unico a pensare che questo impasto, tipicamente europeo, fosse inadatto agli Stati Uniti, anche se la carriera americana di Pola ha urgente bisogno di un riesame. Fay Wray, la cui onestà autobiografica contrasta nettamente con quella di Pola, descrivendo il modo in cui Hollywood ne appiattì la personalità, scrisse che “venne ‘spazzolata e lucidata’ e la ricca gamma cromatica delle sue interpretazioni fu cancellata dalla casa cinematografica che l’aveva ingaggiata: la Paramount Famous Lasky Corporation”. La terna di film in programma disvela, in tutta la sua gloria pancromatica, un’attrice che ci ipnotizza con la sua gamma recitativa permettendoci di scorgere, nella diva, l’artista.

http://www.giornatedelcinemamuto.it/portfolio-type/pola-negri/

https://it.wikipedia.org/wiki/Pola_Negri

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