accadde…oggi: nel 1907 nasce Maria Luisa Anido, di Clara Campese

Intervista a cura di Clara Campese

…succede quasi sempre! Quando passa più di un decennio e ci si volta a guardare indietro, torna un velo di nostalgia. Sarà perché i ricordi si divertono a rincorrersi nei meandri della mente, facendoci sorridere ad una canzone, un vestito, una macchina, un vecchio giocattolo! Guardo una vecchia foto…cosa ci farà lì nascosta! Ritorna qualche vecchio pensiero, qualche antica emozione…ci penso con piacere: non un passato da rimpiangere ma momenti chiusi nella loro completezza e bellezza. E’ una foto dei primi anni Ottanta…sono con Maria Luisa Anido, per tutti Mimita, giunta a Napoli per un corso di perfezionamento…! Ritrae il momento in cui l’ anziana signora mi accoglie con grande cortesia, straordinaria sensibilità e delicata fermezza. Riaffiora il ricordo delle sue straordinarie lezioni: qualsiasi problema affrontato col sorriso, col sano distacco di chi, nonostante i forti scossoni della vita, è andato oltre ed è riuscito a volare anche col vento contrario! E ricordo l’elemento base, la parola chiave di tutti i suoi insegnamenti…il rispetto: quello proprio del didatta per il metodo di studi, quello del musicista per l’estro e la fantasia e quello per la persona! A Mimita mi sarei profondamente legata nel corso degli anni! Sarebbe stato molto difficile, in seguito, rendere “umana” e dunque mortale una così grande personalità … per me, che avevo avuto la fortuna di conoscerla, era ormai una guida, un punto di riferimento! Ebbi spesso il piacere di rincontrarla ed in una di quelle occasioni (ottobre 1989) improvvasammo, quasi per gioco, questa breve intervista…

…Lei è entrata in contatto con la musica in tenera età; vuole raccontarci i suoi primi passi con la chitarra ?
Iniziai a suonare a 7 anni, grazie a mio padre. Amava l’ arte, era un buon pittore e si dilettava con la chitarra. Da piccola adoravo ascoltarlo, senza farmi vedere, mentre riceveva lezioni dal M° Vincenzo Caprino. Un giorno, proprio al termine di una di quelle lezioni, presi la chitarra e suonai quel che avevo sentito, convinta che a mio padre non piacesse per niente…invece…meraviglia…fu contentissimo e cominciò egli stesso ad insegnarmi un po’ di teoria musicale. Più tardi conobbi Domingo Prat, che presto mi presentò ufficialmente al pubblico in due concerti.

Poi è diventata l’ allieva prediletta di Miguel Llobet?
Sì, poco dopo presi lezioni da Llobet.

…con Llobet ha formato un duo. Cosa ricorda?
Llobet mi ascoltò e gli piacqui molto, allora avevo 13 o 14 anni…presto mi spedì molta musica trascritta per due chitarre. Con papà e Llobet, girai l’Argentina e l’ Uruguay. In duo tenemmo numerosi concerti…a quei tempi, non si usava che le ragazze viaggiassero da sole, come al giorno d’oggi, e quindi non potei seguire Llobet in Europa!

Oltre a Llobet ha conosciuto anche Villa-Lobos e Barrios ?
Villa-Lobos no, Barrios sì! Avevo 10 anni ed in casa si facevano riunioni musicali con molti chitarristi. Una volta venne anche Agustin Barrios, ma non diedi grande importanza all’evento (ero poco più che una bambina)…in seguito me ne resi conto e mi dispiacque tanto… adoro la musica di Barrios!

E di Segovia cosa ricorda?
Lo conobbi dopo un mio concerto. Venne a complimentarsi…scrutava meravigliato le mie mani, minuscole rispetto alle sue notevolmente grassottelle… forse a questo era dovuto il suo mitico suono. A chi non l’ha sentito suonare dal vivo, sfugge il suo incredibile carisma, il suo suono inverosimile, la sua capacità di penetrare nell’immaginario individuale…quali siano stati i meccanismi che gli avessero consentito di arrivare a quei livelli è un mistero sublime della creazione artistica! Si è detto di tutto su Segovia: ha avuto onori, ricchezze…è certo innegabile che abbia sconvolto il pubblico di tutto il mondo…le persone facevano letteralmente a pugni per entrare nelle sale dove suonava…questo non è mai più accaduto per un chitarrista!

Sappiamo che, oltre ad essere un’eccellente chitarrista, si è dedicata anche alla composizione…
Studiai in conservatorio solfeggio, armonia, piano ed anche un po’ di composizione. La teoria della composizione non mi ha mai attratto molto: non mi ritengo una compositrice, né riesco a comporre senza lo strumento alla mano. E’ necessaria per me una comunicazione diretta con lo strumento…compongo quello che la chitarra mi suggerisce… mentre il vero compositore scrive direttamente sulla carta…

…la sua musica è ispirata all’Argentina?
Sì, in un certo qual modo! Quando cominciai a viaggiare composi i Preludios Nostalgicos e la Cancion de Cuna … non più di ispirazione argentina…non perché avessi dimenticati la mia patria…

Girando un po’ tutto il mondo, ha avuto modo di conoscere giovani chitarristi di tutti i paesi. Che ne pensa della nuova generazione?
E’ straordinaria! Un tempo con Llobet ridevamo…all’epoca era già un evento straordinario riuscire ad ascoltare Lagrima di Tarrega senza errori! Ora vedo che ovunque si suona molto bene, a Cuba, per esempio e qui in Italia, dove ho trovato una quantità di ottimi chitarristi. In Spagna stranamente il livello é più basso…

E dei nuovi didatti?
…ce ne sono tanti, differentemente dalla mia epoca…sono comunque convinta che l’allievo vada da solo per la sua strada…il maestro ha soltanto la funzione di correggerlo di tanto in tanto perché non perda l’equilibrio…un buon insegnante deve semplicemente aiutare un individuo a realizzare la propria personalità…è il grande allievo a fare grande il maestro e non viceversa…la tecnica può perfezionarsi con lo studio, il dono naturale, la grazia ed il talento no… si hanno o no …non li si può acquisire!

…la chitarra è uno strumento molto particolare…
La chitarra ha avuto, in questi ultimi anni, un esplosione e questo lo si deve ad Andres Segovia…ha suonato nelle migliori sale di tutto il mondo ed ha lottato per creare la cattedra di chitarra nei conservatori…la chitarra è ormai popolare ovunque, da Cuba al Giappone, alla Russia… ci sono chitarristi in ogni parte del mondo forse anche in qualche igloo del polo nord…! Certo…è uno strumento molto intimo…è la prolungazione sonora dell’anima umana: quello che non si può dire a parole lo si può esprimere con la chitarra. Ogni essere umano ha bisogno di un dialogo spirituale con l’infinito… ha bisogno della bellezza immateriale e sempre emozionante della poesia e della musica, per ricreare con colori e suoni le misteriose impressioni dell’ anima. L’arte mi ha aiutato a trasmettere questi sentimenti, comunicandoli alla gente di tutto il mondo…

…un consiglio per un giovane chitarrista, che vuole intraprendere la carriera del concertista?
…il più utile è quello di rispettare il proprio io e la propria personalità: i giovani devono sì ascoltare i consigli altrui, ma è fondamentale che suonino secondo il proprio sentire, anche a costo di andare contro la volontà dei maestri! L’artista che si impone nel tempo è quello dalla personalità ben distinta…Andres Segovia, ad esempio, è inconfondibile! E lo stesso vale per la pittura ed ogni arte. Ho ragione o torto? Bisogna essere sinceri con se stessi per poterlo essere con gli altri. Se non si è sinceri non si può far musica perché si trasforma quest’ ultima in qualcosa di falso! E’ bene poi non dimenticare che il concertista è anche un atleta che deve saper dosare le proprie forze. L’educazione dovrebbe sviluppare un’autodisciplina, aiutare a trovare i meccanismi psicologici (e non solo tecnici), che portano ad un risultato…quando si è sul palcoscenico, quello è il momento della verità, in cui tutto viene a galla…la grande arte è sempre sostenuta da una tecnica invisibile!

Qual’è il suo rapporto con il pubblico?
…non ha paura di niente, nenche di morire… l’unica cosa che temo è il pubblico!

…quando inizia a suonare dimentica la presenza del pubblico?
Bene, l’impatto con il pubblico diventa un’abitudine al terzo-quarto concerto consecutivo… se passa molto tempo allora è diverso…è sempre come se fosse la prima volta!

Un’ ultima domanda: se tornasse indietro, a sette, otto anni, rifarebbe tutto quello che ha fatto?
Ho un desiderio tutto particolare: essere astronauta…o eploratore… ma forse è un po’ pericoloso, si incontrano tigri e leoni! Navigare nello spazio, invece, è molto bello e meno rischioso: non ho paura del cielo né di volare. Comunque, per quanto riguarda la chitarra, non ho alcun rimpianto…ripercorerei il cammino nello stesso e identico modo…

…La ringrazio e spero di riascoltarla al più presto in concerto…

Napoli, 22 ottobre 1989

http://www.claracampese.com/artist.php?view=record&rid=2430

Annunci