Uno spazio minimo, di Rosalia Messina, recensione di Daniela Domenici

Un anno dopo averla “incontrata” virtualmente per la prima volta e aver recensito una sua opera torno a “trovare” Rosalia Messina con il suo libro più recente, “Uno spazio minimo”, che mi ha appassionato e coinvolto a tal punto da averlo letto in breve tempo e da desiderare di parlarvene.

È una storia corale la cui protagonista, Angelica, viene descritta attraverso gli occhi di tutte le persone che, negli anni, interagiscono con lei condividendone un breve o lungo periodo di anni di vita, dai suoi genitori Pietro e Maria a sua sorella Marianna e a suo fratello Germano ai suoi ex mariti Donato e Bernardo e all’amica e collega Patrizia; bravissima l’autrice a seguire il percorso non facile, irto di ostacoli, della crescita, fisica e psicologica, di Angelica che “con il suo silenzio e le sue grida mute…vincendo e perdendo battaglie…costruisce il suo avvenire e ricostruisce il passato in un’incessante ricerca di senso…”

È una storia profondamente siciliana, intrisa di luoghi e modi di dire tipici di questa terra che l’autrice conosce e ama profondamente (come la sottoscritta) e che non è solo un background ma un elemento portante della storia da lei immaginata.

Lo spazio minimo che dà il titolo al libro è quello che Angelica vorrebbe occupare col suo corpo per ingombrare il meno possibile, per essere invisibile; anche per questo sceglie, in un certo momento della sua vita di bambina, inconsapevolmente, il silenzio in cui trova protezione “dall’assordante silenzio degli altri”, come afferma Enrico Caruso nella postfazione.

Complimenti di vero cuore a Rosalia Messina per questa sua nuova opera.

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