accadde…oggi: nel 1903 nasce Clare Boothe Luce, di Vittorio Zucconi

ottobre 1987 – Gli 84 anni della sua vita attraversano tutto l’ arco del cammino della potenza americana, dall’ isolamento all’ impero, dai cavalli di Teddy Roosevelt alle guerre stellari di Ronald Reagan, passando per il cuore dello scontro politico fra i due blocchi, Roma e l’ Europa. La sua storia personale è la parabola di una donna di straordinario talento nell’ età pre-femminista, fra matrimoni di convenienza, scuole per signorine, arti umanistiche, buone maniere e carriere a mezzo fra la politica e la buona società. Il suo carnet di conoscenze dirette comprende i migliori e i peggiori dei personaggi del XX secolo. Fra i grandi manca solo Hitler, che lei rifiutò di incontrare per paura che mi sfuggisse un sorriso nervoso davanti a quello sgorbio. E anche la morte è arrivata per lei, ieri mattina, liberandola dalla battaglia con un cancro, portandole un ultimo guizzo di celebrità: Clare Booth Luce abitava, come era naturale, nel più famoso edificio di Washington dopo la Casa Bianca: il Watergate. E’ stata fra le donne più ammirate d’ America, dopo Eleanor Roosevelt e Mamie Eisenhower. E’ stata la più ricca, con due matrimoni milionari fra cui Henry Luce, l’ editore di Time-Life. E’ stata la prima donna ambasciatrice nella storia d’ America e le fu data Roma, nel 1952, dove trascorse tre anni di polemiche, di battaglie, rappresentando come gridava allora un manifesto della sinistra la Luce dell’ America sopra la crisi italiana. Clare Luce nata Booth lasciò dietro di sé in Italia più rancori, più rimpianti, più critiche di tutti i suoi predecessori o successori maschi. Ma la donna arrogante, bella, a volte insopportabile, che attraversò il mondo e la vita come una padrona e proclamò che agli uomini grassi dovrebbe essere legalmente proibito di spogliarsi, non era che la figlia di un violinista di varietà, quando nacque nella New York del Ragtime, nel 1903. La sua fortuna professionale furono la morte del padre e il secondo matrimonio della madre con un medico che prese la via della politica ed entrò alla Camera. Nell’ Europa della Grande Guerra Con lui Clare viaggiò nella Washington del potere e nell’ Europa della Grande Guerra, dove il padre era andato per specializzarsi in chirurgia. Vidi i campi di battaglia francesi ancora freschi di sangue, raccontò più tardi, giurai a me stessa che avrei fatto qualcosa per cambiare il corso della storia. Modesta fin dalla tenera età, Clara scelse due scorciatoie per il suo attivismo: diventò una giornalista, perché almeno i giornalisti possono influenzare i lettori, e accettò di sposare, in un matrimonio combinato da amici, George Tuttle Brokaw, un uomo che aveva esattamente il doppio dei suoi anni e milioni di volte i suoi soldi. Il matrimonio durò quanto bastava per darle una figlia, Ann, e 15 milioni di dollari in danni punitivi contro il marito, un capitale prodigioso per quegli anni. Fredda, calcolatrice, eccentrica, come dicevano gli amici, o soltanto troppo intelligente e brillante per tempi nei quali dalle donne si pretendeva altro? Prima delle femministe, o ultima della suffragette? Soprattutto, racconta chi l’ ha conosciuta bene, ossessionata dall’ ansia di fare qualcosa, di lasciare un segno nello scontro mondiale contro il comunismo. Fin dal 1944, quando ancora Usa e Urss erano alleati, Clare Booth Luce aveva tentato di convincere Washington della inevitabilità del confronto con Mosca e di pilotare le pubblicazioni del secondo marito, Henry Luce di Time-Life, verso una sorta di pre guerra fredda. Perché se è vero che Clare era un’ autrice prolifica di libri (dodici) e di copioni di teatro (8, fra cui uno, Donne, di grande successo) la sua vera, ruggente passione era la politica. Nel 1935 sposò Luce, l’ editore di Time. Ci incontrammo in tutto tre volte, rammentava Clare, la prima Henry mi disse che ero una delle donne più antipatiche d’ America, la seconda non mi disse niente e la terza mi disse: lei sarà la donna della mia vita. La guerra, che diede ragione ai timori di Clare, fu la spinta finale verso la politica, verso il fare qualcosa. Naturalmente repubblicana, per educazione, matrimonio, censo, e odio al socialista-isolazionista Franklyn Roosevelt, non ebbe difficoltà a farsi eleggere deputato nel 1942 e stabilì subito un altro record: fu la prima donna parlamentare ammessa nella commissione Forze armate, commissione di importanza cruciale durante il conflitto mondiale. Dovunque l’ America aveva interessi militari, Clare poteva viaggiare. La sua vita cambiò nel 1943, quando Ann, l’ unica figlia, si uccise guidando sotto la pioggia nel Connecticut. Partecipò ancora, vincendo, alle elezioni del ‘ 44, ma non appena finì la guerra la donna che sembrava la regina di New York e dell’ America si ritirò dalla scena. Si convertì al cattolicesimo, collaborò a giornali soltanto per raccontare la sua esperienza religiosa. L’ arsenico nella stanza da letto Fu Eisenhower, a tirarla fuori dal silenzio. Clare gli portò in dote l’ appoggio editoriale del marito, l’ essere donna, che anche in quegli anni garantiva una buona fetta di voto femminile, e la sua intelligenza. Fu lei a presentare Eisenhower ai delegati repubblicani nel 1952 e ne fu ricompensata con la nomina ad ambasciatore in Italia. Clare andò a Roma come era andata per la prima volta a Washington, dice l’ amico e biografo Sheed, con l’ idea di rimettere ordine nelle faccende italiane e quindi europee. Non so se ci sono riuscita, confessò lei più tardi, ma so che quando lasciai Roma, l’ Italia era ormai saldamente dalla nostra parte. Furono anni tempestosi, e non solo politicamente. Dopo i primi due anni, la Booth Luce si ammalò di un male misterioso. Una signora della buona società romana la ricorda ancora comparire al party con gli occhi vitrei e il passo incerto. La causa, spiegò Clare al Dipartimento di Stato, non era l’ alcool, ma l’ arsenico che filtrava giù dal soffitto della sua stanza da letto, scosso dalle vibrazioni delle lavatrici automatiche da lei fatte installare. Arsenico? Nella Roma dei papi Borgia e dei complotti? Negli anni del gelo Usa-Urss? La Cia fu chiamata a indagare e stabilì che in effetti, come tutti sapevano, le vecchie pitture murali romane erano piene di sali d’ arsenico. Ma perché solo lei, all’ ambasciata, ne soffriva? La Cia non poteva rispondere e la Casa Bianca richiamò, per ragioni di salute, Clare a Washington. Negli anni Sessanta il nome di Clare Booth Luce è riaffiorato una sola volta, quando Barry Goldwater, il candidato della destra repubblicana, le fece pronunciare un discorso d’ appoggio alla Convention del ‘ 64. La signora che aveva rifiutato di incontrare Hitler si ritirò nella sua magnifica villa vicino ad Honolulu, alle Hawaii, dove negli ultimi anni trascorreva il tempo a cucire al piccolo punto e a fare fotografie ai fiori delle isole. Tornò a Washington non per cambiare il mondo, ma soltanto per morire.

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