Intervista a Marinella Fiume, di Daniela Domenici

Lo scorso 27 aprile ho incontrato, per la prima volta de visu, Marinella Fiume che ha presentato “La bolgia delle eretiche”, il suo libro più recente, presso l’Archeoclub di Augusta. Mi è venuto il desiderio di rivolgerle alcune domande.

  • Marinella, ci “conosciamo” virtualmente ormai da anni e finalmente abbiamo dato corpo e voce a questa amicizia virtuale. La prima domanda che voglio rivolgerti riguarda la tua attività di Sindaca di Fiumefreddo; lo sei stata per due mandati, eletta la prima volta nel dicembre 1993 e rieletta quattro anni dopo, nel dicembre 1997. Quando e perché hai deciso di entrare nell’agone della res publica della tua città? Tra l’altro sei citata, con altre Sindache siciliane, nel libro di Mirone “Le città della luna” che ho recensito cinque anni fa https://danielaedintorni.com/2013/07/03/le-citta-della-luna-di-luciano-mirone-recensione-di-daniela-domenici/

 

    • Furono anni irripetibili, quelli, specialmente per la Sicilia e temo che non ritorneranno più tanto facilmente… Ne ho parlato nel mio romanzo “Feudo del mar – La stagione delle donne”, dove la protagonista, un’immaginaria Costanza, riassume le esperienze comuni delle Sindache siciliane in quella “primavera politica”. C’erano state le efferate stragi dei giudici, le vicende giudiziarie di “Mani pulite”, per la prima volta c’era la legge sull’elezione diretta dei Sindaci: la gente aveva ritirato la delega ai soliti noti della politica, i Partiti avevano fatto un passo indietro, molte facce erano impresentabili ed erano quasi tutti personaggi maschili. Quale novità più rivoluzionaria in Sicilia, dove le donne – angeli del focolare – non avevano quasi mai fatto politica, che affidarsi alle donne per gestire la cosa pubblica? La Sicilia fu – ti ricordo – la regione d’Italia che espresse il maggior numero di donne sindache, fuori da ogni tradizione. Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti di questo riflusso, e non tutta “acqua pulita”…
  • Sei stata la prima, e per ora anche ultima, Sindaca di Fiumefreddo, anche tu una “prima donna” come “Le Mille”, libro a cura di Ester Rizzo, che ha anche scritto una tua biografia, di cui sono una delle coautrici; quali ritieni siano gli elementi positivi di quest’esperienza? E quali quelli negativi?

 

    • Fu una rivoluzione gentile, ma una rivoluzione… Politica e legalità si saldarono indissolubilmente. La gente vide che era possibile amministrare bene le città come “bene comune”, senza compromessi con la mafia e il malaffare. Ma il vecchio è sempre in agguato, fummo lasciate sole e forse non fummo capaci di creare ricambio.
  • Sei stata, per tanti anni, docente di lettere alle superiori, quali elementi hanno caratterizzato questa nostra professione che amo definire missione?

 

    • Saldare la Paidèia alla Politica fu la mia utopia. Educare fu l’obiettivo che accomunò le due cose. Ma, ahimè, anche la scuola subì il reflusso e la degenerazione si mostra in questa “buona scuola” che di buono non ha proprio niente: me ne sono uscita in anticipo, disgustata da una gestione burocratizzata e “manageriale” che sacrifica i saperi e da un falso modernismo che rinnega i cardini della nostra cultura classica in favore di pseudo-competenze e di una tecnica (le tre i), che è invece non fine, ma strumento.
  • E ora veniamo alla tua attività di scrittrice; sei autrice di numerose opere la più recente delle quali è questa che presenti ad Augusta. C’è un fil rouge che le lega, hanno un comune denominatore? Le donne? La Sicilia?

 

    • Rivendicare la presenza delle donne nella storia, dare voce a donne che non ne hanno mai avuta, rendere loro giustizia postuma è il fil rouge che lega le mie personagge. Ho curato il primo (e ultimo) Dizionario dal titolo “Siciliane” perché soprattutto le Siciliane sono state lungamente ignorate e misconosciute dalla storiografia. Le ho trovate con un lungo e difficile lavoro di scavo e attingendo spesso a documenti inediti, le ho fatte uscire da un oblio secolare, le ho fatte parlare, ho restituito loro dignità biografica, storica e letteraria. Ne ho rivendicato la forza, la capacità e il coraggio dell’eresia a costo della vita. Nella “Bolgia delle eretiche” ho resuscitato la memoria di Ursula, umile venditrice di pianelle, condannata dal Sant’Uffizio nel 1639 al fuorbando e alla fustigazione come magàra; Suor Agueda, arrestata perchè seguace dell’infetta dottrina quietista; Francisca, arrestata come strega e condannata all’auto da fè, alla damnatio famae e memoriae; Garronfola, affitta letti della flotta spagnola di stanza a Messina, arrestata e derubata dei suoi averi; Gertrude, terziaria seguace della dottrina molinosista; Peppa la cannoniera; la poetessa netina Mariannina Coffa. Sono queste le nostre antenate e dobbiamo esserne fiere. Senza una tradizione la comparsa delle donne nella storia, nella politica, la loro presenza nelle istituzioni è solo passeggera, svolgiamo insomma solo un ruolo di supplenza. Creare una tradizione è fondamentale.
  • Sei di origine netina seppur poi cresciuta tra la provincia di Catania e quella di Messina, cosa conservi, nel tuo DNA, della città di Noto?

 

    • Noto è il giardino di pietra che custodisco come luogo dell’anima. Avere studiato una poetessa come la netina Mariannina Coffa mi ha aiutato a capire lo spessore della cultura siciliana, la sua originalità, la portata europea delle sue acquisizioni già nell’Ottocento. La storia non è solo quella economica e politica. Ah, se solo le Università e le Accademie la studiassero meglio e di più!… Ci ho scritto un libro fortunato, giunto alla sesta edizione, “Sicilia esoterica”, sottolineando la pregnanza del suo bagaglio simbolico.
  • Un’ultima domanda: faccio parte, sin dalla sua nascita, dell’associazione Toponomastica Femminile, fondata nel 2012 da Maria Pia Ercolini. Cosa pensi della nostra associazione? Ci sono strade, piazze, parchi, scuole o altri luoghi pubblici a Fiumefreddo intitolati a donne?

 

  • Ho collaborato e collaboro con Toponomastica femminile che svolge un’opera meritoria per l’intitolazione delle strade alle donne. Se le donne ci sono sempre state nella Storia, non vedo perché si ricordino nella toponomastica solo le mogli e madri di eroi, le Sante, le Regine. Negli anni della mia sindacatura ho intitolato nel paese dove risiedo strade a Maria Occhipinti, Rosa Balistreri, Maria Messina. È stato emozionante l’anno scorso intitolare una rotonda a Noto a Gaetana Midolo, una giovanissima operaia emigrata morta nell’incendio della fabbrica di camicette Triangle shirt di New York nel 1911. Gaetana è finalmente tornata a casa!
  • http://www.italianotizie.it/2018/04/30/intervista-a-marinella-fiume/
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