Martedi, gioie di carte e due raccomandate, di Tiziana Mignosa

https://poesienelvento.wordpress.com/2018/04/30/martedi-gioie-di-carte-e-due-racconti/

Non è che poi è da considerarsi proprio come quando si vuole la luna tutte quelle volte in cui nella vita si chiede un lavoro, non dico per passarsi gli sfizi ma almeno per vivere decentemente, e non arriva. Quelli sono i momenti clou in cui ti rendi conto che stai attraversando la classica “nuvoletta nera” che ogni tanto s’incontra lungo il cammino ma anche che, per come stanno attualmente le cose, a stento riesci a stare a galla. Ma quando vai sotto e non ce la fai più a respirare ti chiedi dove hai sbagliato visto che, a parte sopravvivere, proprio non riesci a spremere di più l’esistenza. E ne hai cambiati tanti di lavori che, come tutto del resto nella vita, iniziano e poi finiscono anche loro per poi accorgerti che intanto il tempo è passato e che diventa sempre più difficile “ricominciare ancora una volta” con la stessa nonchalance delle prime. Eppure ogni tanto accade, le carte dei giorni uguali ai giorni si rimescolano e ti tocca iniziare daccapo. L’hai fatto tante di quelle volte che potresti anche sostenere, senza timore di dire il falso, che pur mantenendo sempre lo stesso nome, lo stesso luogo e data di nascita hai vissuto due, forse anche tre vite in una, questa! E poi finalmente lo trovi uno “straccio di lavoro” che di fatto, a pensarci bene, non è proprio un lavoro visto che t’impegna solo un giorno a settimana, due ore, ed è pure lontanissimo da dove abiti. Ti danno anche poco, e nemmeno tutti i mesi, ma tutti insieme a luglio (speriamo) ma è l’unica cosa che sei riuscita a trovare in quel nulla che ti gravita intorno; e allora pensi che se ci rinunci a luglio non avrai nemmeno quei quattro spiccioli, per questo accetti e ogni martedì alle 13, 45 esci di casa consapevole di immergerti nel tuo sacrificio motivato facendo un pezzo del tragitto in macchina e poi, per risparmiare, l’altro con i mezzi. Ne prendi due ogni volta, metro e treno, e poi, una volta arrivata, ti tocca fare anche un chilometro a piedi. Questa cosa ti induce a chiederti se sia giusto che per guadagnare due lire si debbano fare dei sacrifici così grandi ma poi sorridi e sdrammatizzi dicendo che il contratto, che di fatto non c’è mai stato, prevede anche venti minuti di corsetta all’aperto, gratis e in mezzo alla natura, che vuoi di più? Andare a passo sostenuto fa bene alla salute, lo sanno tutti, peccato che d’inverno fa freddo e a volte piove anche, ma io questo non lo voglio considerare e vado avanti lo stesso; adesso non ho alternativa, questo è il meglio che riesco ad avere in questo momento! Dove vado? Al carcere minorile dove mi attendono delle ragazze adolescenti che sì, hanno sbagliato ma adesso stanno lì rinchiuse a scontare la loro pena e a volte mi fanno tanta tenerezza e mi si squaglia il cuore a vedere le loro dolci fragilità spesso travestite da svogliatezza o aggressività. A volte hanno uno sguardo assorto che si perde oltre quegli spessi muri e allora mi domando cosa pensino; di sicuro non hanno quello che vogliono ma anelano alla felicità, come ogni creatura esistente del resto! Che vita fanno? La mia, nonostante i vari problemi che ho, è comunque bellissima: sono libera! Sto lì due ore, che volano in un attimo, e insieme creiamo gioielli di carta, il mio modo di intrattenerle tentando di trasmettere loro un’arte che forse, si spera, una volta libere possa far loro venire in mente che rubare non è bello e che ognuno deve vivere con quello che riesce a guadagnare onestamente. Una volta che il tempo è finito vengo accompagnata fuori attraversando, proprio come si vede nei films, porte di ferro pesante alcune delle quali si aprono con grandi chiavi e il consueto cigolio inquietante ma liberatorio; ed ecco che i miei occhi non guardano più fuori attraverso sbarre alle finestre, ritorna a me la mia vita, posso riprendere il cellulare e respirare profondamente l’aria “libera” che c’è lì fuori e che sento avvolgermi piacevolmente il corpo e l’anima. Ricomincia allora in quel momento preciso l’iter al contrario: il bel chilometrino dell’andata lo faccio di nuovo, ma stavolta a ritroso, spesso anche quasi correndo così, giusto per tentare di prendere il treno delle 18, 08 in modo da arrivare a casa quella mezz’oretta prima che di certo non guasta! Due ore, se va bene, anche per il ritorno ci vogliono ben due ore! Ecco, questa è una “fetta” della mia personale lotta per la sopravvivenza ma gli altri non se ne accorgono perché sono sempre sorridente e non ho la tendenza alla lamentela. Il mio essere empatica mi predispone naturalmente a essere sempre attenta ai bisogni altrui, spesso tralasciando i miei, ( mi sa che sbaglio!) e così difficilmente si accorgono che anche io a volte piango, che a volte ho paura, come loro, ad affrontare la vita! Mi vedono sempre sorridente  ma sono fatta di carne e ossa anche io, e non solo di spirito, e a volte ho una paura fottuta della vita, solo che non mi piace lamentarmi e cerco sempre di vedere il lato buono di ogni cosa, di tutto quello che mi accade. Anche io, come tutti, devo affrontare le mie fragilità e i mostri che vorrebbero sconfiggermi!

E poi un giorno mi arrivano due raccomandate; mi sono sempre chiesta perché mai nella cassetta della posta c’è sempre un affollamento eccessivo di bollette da pagare e pubblicità e mai lettere d’Amore, quasi quasi la muro quella cassetta! Questa cosa mi fa pensare al telegiornale, per questo non lo vedo più da anni, dove danno solo notizie spiacevoli, mai che a qualcuno venisse in mente di dare una bella notizia, mai; solo le peggiori cose sparate a raffica sulle fragilità di chi ascolta, eppure il mondo è pieno anche di cose belle ma molti ancora si concentrano solo su quelle tristi, spesso devastanti.

Due multe, sì, sono due multe quelle raccomandate, fatte due martedì di seguito di 160 euro l’una più 15 di spese. Qual è il mio torto? Quello di aver posteggiato la macchina dove non dovevo. E pensare che ho scelto di prendere i mezzi per risparmiare e per ridurre l’inquinamento, ma di sicuro una volta arrivata all’Eur da qualche parte devo pur metterla la macchina, non posso certo inghiottirmela, devo necessariamente trovarle una collocazione ma spesso a Roma diventa più facile vincere una lotteria che trovare parcheggio, e questo i romani lo sanno bene! Certo c’è quello a pagamento, potrebbe dire qualcuno, ma poi ritorniamo al discorso di prima e non amo ripetermi … Non lo sapevo, certo che non sapevo di questo pericolo della contravvenzione, mica sono scema, mica l’avrei messa lì se solo avessi immaginato di correre questo rischio, piuttosto avrei fatto mille giri pur di trovare un posto sicuro e “gratis” magari anche uscendo di casa una mezz’oretta prima così da avere il tempo di cercarlo senza correre il rischio di arrivare tardi al lavoro, come se le due ore che normalmente impiego fossero poche!

Una traversa sterrata, piena di tante altre macchine,  dicono che ho posteggiato sul prato, ma io ho visto solo pozzanghere e terra, spesso anche fango e difficoltà conseguente nell’uscire dalla macchina, un posteggio diciamo scomodo ma comunque gratis in un posto che sembra più un cantiere ma di certo non un parco. Il parco c’è, ovvio che c’è, ma non lì dove ho posteggiato. Avrò anche sbagliato, e mi dispiace, ma 160 euro per giorno non sono un po’ troppi per scontare il mio errore? E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, perché mai nel cruscotto della macchina non ho trovato il verbale della multa? Mi sono informata, adesso pare non sia più obbligatorio metterlo; e certo così però è più comodo per chi ha avuto questa felice idea ma non giusto! Se io faccio un errore la colpa è mia ma se non vengo tempestivamente avvisata continuerò a farlo, quindi se la becco la seconda volta non è più un mio errore, però devo pagare lo stesso, questa è giustizia? Non mi sembra! Una multa sul cruscotto di una macchina è un avvertimento anche per altri automobilisti e non solamente per il diretto interessato ma forse lo scopo delle multe non è quello di punire i trasgressori mettendo al contempo in guardia gli altri e  di avere, quindi, anche una funzione preventiva come credevo, ma quello di fare cassa altrimenti come si spiegherebbe il fatto che ormai non è più obbligatorio mettere la notifica sul cruscotto? In un mondo dove non si considerano i bisogni dei più fragili succede anche questo: tante strisce blu per terra e pochissime bianche. Il mondo è di tutti, e non solamente di chi ha la possibilità di pagare tutto ciò di cui ha bisogno, eppure qualcuno ha deciso che se vuoi posteggiare la macchina devi pagare; insomma devi pagare anche per questo, come se tutto il resto non bastasse! Certo essere retribuita di 50 euro per poi spenderne 170 in multa non è da considerarsi il massimo e allora mi chiedo, perplessa, a parte mettere la macchina dove non dovevo, in cosa ho sbagliato? Non lo so, ma per aggiustare il tiro devo comprendere l’errore così da modificare la mia vita. La mia domanda rimane ancora senza risposta ma ho fiducia nell’UniVerso e so di certo che presto troverò la via.

 

“La vita non rema contro, come a volte viene di pensare, se non tocchi il cielo scegliendo per te il meglio ti sbatte a terra per consentirti di poter fare un salto in alto con una maggiore spinta. Se non lo vedi ti farai solo male.”

 

Tiziana Mignosa

Aprile duemiladiciotto

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