accadde…oggi: nel 1684 nasce Clelia del Grillo Borromeo Arese, di Anna Preianò

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La storia della contessa Clelia del Grillo Borromeo Arese, personalità fortissima e fiera, è emblematica per almeno due ragioni. Fedele agli spagnoli e ostile agli austriaci, i primi abbarbicati ai fasti barocchi di una nobiltà attaccata ai propri privilegi, i secondi portatori, di lì a poco, di un vento nuovo, quel riformismo illuminato dell’assolutismo di Maria Teresa e di Giuseppe II, la marchesa incarna una contraddizione non unica nella sua epoca. Infatti, pur essendo coltissima e appassionata agli sviluppi scientifici più all’avanguardia, fu incapace di staccarsi dal passato di un’aristocrazia ormai in via di estinzione. Il fatto, poi, di essere una donna, la rende un personaggio ancora più singolare: è descritta come la più affascinante tra le sue sorelle, e come impetuosa e trasgressiva. Il conte Pietro Verri la definì contemptrix sexus, intendendo che Clelia aveva saputo oltrepassare i limiti imposti al sesso femminile. Per l’epoca di cui parliamo è un’affermazione forte. Personaggio sfuggente, e ostracizzato, le tracce di Clelia sembrano farsi labili già appena dopo la sua morte. Verri scrive: Nessun uomo che abbia qualche nome attualmente fra noi può dire di averla conosciuta. Ella però fu religiosa, benefica e portò amore allo studio nel tempo in cui era cosa affatto insolita per una signora l’aver un libro tra le mani. Sapeva varie lingue; e dicono che scriveva con molta grazia. Fu religiosa, sì, al modo barocco tipico degli spagnoli: non molti sanno che fu lei a commissionare la statua dell’Addolorata per l’altare della chiesa di San Bernardino alle ossa, un luogo sacro che utilizza teschi umani come elemento decorativo e memento mori.

Addolorata (Nuestra señora de Soledad) di Gerolamo Cattaneo, commissionata dalla contessa Clelia.
Addolorata (Nuestra señora de Soledad) di Gerolamo Cattaneo, commissionata dalla contessa Clelia.

Matrimoni fra potenti: che tutto cambi perché nulla cambi

La vicenda di Clelia si colloca tra il declino spagnolo e l’avanzata austriaca. Clelia nasce a Genova nel 1684, nella ricchissima famiglia del Grillo. Il padre Marcantonio, marchese di Calafuentes, duca di Mondragone, Grande di Spagna, è un armatore di navi che commerciano negli oceani e possiede denaro nelle banche di Genova, Venezia, Firenze, Parigi. La madre, Maria Antonia Imperiali, discende da una stirpe di commercianti che hanno acquistato un titolo di nobiltà (come spesso accadeva allora) ed è una donna d’affari pratica e indipendente. Non a caso, è proprio lei a negoziare un matrimonio principesco per la figlia, con l’intermediazione di un parente milanese del casato Visconti. Anche le sorelle di Clelia sono maritate con ottimi partiti: casa Doria a Genova, Pamphili a Roma e Cibo Malaspina a Massa. A Clelia toccano i Borromeo (da buon romeo, il pellegrino sulla strada di Roma), di certo non inferiori: andrà in sposa a Giovanni Benedetto Borromeo Arese, politico emergente. Toscani di origine, i Borromeo sono presenti a Milano a partire dal Trecento, quando già commerciavano in lana inglese, cotone africano, seta toscana, olio siciliano, armi bresciane ed erano banchieri nelle filiali di Londra e Bruges. Inoltre, i Borromeo erano protagonisti della scena politica fin dal 1450, quando Francesco Sforza stava per prendere il potere al posto dei Visconti nel dominio di Milano e Filippo Borromeo gli era andato incontro per accordarsi sulla continuità del potere e la tutela degli affari. Del resto, alla potente aristocrazia milanese era sempre importato poco dell’avvicendarsi dei dominatori, purché i propri interessi rimanessero intatti: essa era composta da 250 famiglie circa, imparentate tra loro, che di volta in volta rendevano omaggio al nuovo dominatore mantenendo così proprietà, privilegi e titoli.

Tomba del cardinal Federico Borromeo nel Duomo di Milano, con il motto della famiglia: Humilitas
Tomba del cardinal Federico Borromeo nel Duomo di Milano, con il motto della famiglia: Humilitas.

Le stravaganze di Clelia e un omaggio “matematico”

Quando Clelia va in sposa al giovane Borromeo, il padre di quest’ultimo è un po’ in apprensione, perché è ancora fresco lo scandalo dato da una delle sorelle di Clelia, Nicoletta, moglie del duca Alberico Cibo Malaspina. Infatti, dopo furiosi litigi con il consorte, Nicoletta ha abbandonato il tetto coniugale. Le stravaganze delle sorelle del Grillo sono note: anche il fatto che Clelia sia coltissima (era soprannominata “l’oracolo” perché aveva conoscenze in tutti i campi) è di per sé una stravaganza. Se all’inizio Clelia pare adattarsi all’austerità controriformista dei Borromeo (il cui motto, inciso anche sulla tomba dell’illustre cardinale Federico, è Humilitas, “umiltà”), presto comincia a mordere il freno. Sembra che una volta si sia fatta accompagnare in piena notte a Padova presso lo scienziato Antonio Vallisneri, professore di medicina all’università, spinta dall’impulso insopprimibile di conoscere l’autore delle opere che aveva letto e che tanto l’avevano affascinata. L’esimio professore, in veste da camera e berretto da notte, non poté essere scortese con la bella contessa, e da questo inizio bizzarro nacque una solida amicizia. I due amavano discutere di mineralogia, anatomia e filosofia e nel 1721 Vallisneri le dedicò l’opera De’ corpi marini che sui monti si trovano, nella quale, usando un metodo sperimentale, spiega la presenza di fossili sui colli Euganei. Le volte che Vallisneri si reca a Milano, la contessa organizza nella sua casa di via Rugabella o nella villa di Sedriano degli incontri ai quali invita i più noti uomini di scienze e di lettere del tempo e gli esponenti della nobiltà più colta. Poliglotta (conosce il francese, l’inglese, il tedesco, l’arabo) e dai mille interessi (la matematica, la fisica, l’algebra), Clelia riceve un grande omaggio dal matematico Guido Grandi, che battezza “clelie” alcuni tipi di curve di la cui forma ricorda quella di un fiore a più petali uguali e di cui parla nel suo Flores geometrici. Nel suo salotto, poi, si discute anche di un argomento sconveniente e scandaloso: la “generazione”, cioè il concepimento e lo sviluppo del feto.Tra le bizzarrie di Clelia va ricordato anche il trattamento da lei riservato a Charles de Montesquieu, già famoso per aver scritto le Lettere persiane e che nel 1728, in viaggio in Italia e a Milano, è ricevuto da lei con grandi onori. Lo scrittore racconterà di essere rimasto intimorito da quella donna imprevedibile, dall’improbabile pettinatura montata come un’enorme impalcatura svettante sul suo fisico minuto e sempre accompagnata da una lince. Ma dopo essere stato accolto dalla contessa con entusiasmo e ossequiato in tutti i modi, Montesquieu viene piantato in asso da Clelia, che il giorno successivo parte per la villeggiatura autunnale senza tanti complimenti.

Le curve matematiche dette "clelie" in omaggio alla contessa.
Le curve matematiche dette “clelie” in omaggio alla contessa.

Il declino di un mondo e il soffio di un vento nuovo

Clelia, impetuosa e poco incline alle convenienze, odia gli austriaci e lo dimostra senza timore. All’epoca era in voga il cosiddetto “passeggiar senza muoversi”: una sfilata di carrozze sui bastioni tra porta Romana e porta Orientale (oggi porta Venezia), durante la quale le signore conversavano con i gentiluomini a cavallo. In una di queste occasioni, Clelia si rifiutò di porgere il saluto alla moglie del governatore austriaco, facendo scoppiare un piccolo caso diplomatico. Così, quando la contessa vorrebbe fondare una sua Accademia scientifica, Vienna non autorizza l’iniziativa. Per un brevissimo periodo gli spagnoli erano riusciti a impadronirsi nuovamente di Milano (dicembre 1745-marzo 1746), con l’aiuto di una parte di nobiltà filospagnola, della quale faceva parte anche Clelia. Al ritorno definitivo degli austriaci, la contessa si rifugia in territorio veneto, ma l’imperatrice Maria Teresa colpisce duramente i partigiani della Spagna, con arresti e sequestri di beni, che coinvolgono anche la contessa del Grillo. Tornata infine a Milano nel 1750, dopo essere stata costretta a umiliarsi e a chiedere il perdono alla sovrana, il suo salotto non ha più lo splendore di un tempo. Una ventata di aria nuova si respira per la città: un certo Carlo Goldoni rappresenta una nuovissima commedia in casa Litta (Il teatro comico) e giunge voce di una iniziativa francese particolarissima: l’Enciclopedia. La sete di sapere sta uscendo dai circoli ristretti per contagiare tutta l’Europa.

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