accadde…oggi: nel 1882 nasce Leonetta Pieraccini Cecchi, di Paolo Vagheggi

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Nelle foto degli inizi del Novecento, Poggibonsi appare come un piccolo borgo rurale. Non era, come oggi, una tumultuosa cittadina industriale. E’ in quel borgo che nacque nel 1882 Leonetta Pieraccini, sorella di Gaetano, destinato a diventare il primo sindaco di Firenze dopo la Liberazione, dal 1911 moglie di Emilio Cecchi, e soprattutto pittrice. Leonetta Cecchi Pieraccini è stata tra i protagonisti della vita culturale italiana, ma della sua vita artistica s’ è quasi persa memoria anche se fino agli anni Quaranta fu al centro di numerose esposizioni e più volte partecipò alla Biennale di Arti visive di Venezia.

Ora il mondo dal “cromatismo coraggioso” di questa artista viene riscoperto con l’ omaggio che gli rende la sua città natale, con la mostra Poggibonsi e Roma: la pittura di Leonetta Cecchi Pieraccini, allestita nella sala Quadri del Palazzo municipale (fino al 27 febbraio) e accompagnata da una monografia curata da Pier Paolo Pancotto, pubblicata dalle edizioni della Cometa. Il viaggio nell’ universo di Leonetta Cecchi Pieraccini, che fu allieva di Giovanni Fattori e compagna di studi di Armando Spadini, passa attraverso una quarantina di opere, paesaggi, nature morte, ritratti degli amici, dei parenti, del marito, della figlia Suso, sceneggiatrice, oggi una delle grandi firme del cinema italiano. La galleria di ritratti illustri di Leonetta è imponente perché comprende Ungaretti, Moravia, Roberto Longhi, Achille Campanile, Sibilla Aleramo… Erano gli ospiti del salotto di casa Cecchi, modelli eccezionali per un’ avventura artistica che praticamente si concluse con la fine della guerra, che si fermò davanti all’ avanzare dell’ astrattismo. Racconta Suso Cecchi D’ Amico: “Negli anni Cinquanta mia madre cominciò a staccarsi dalla pittura proprio per questo. Sentiva il vuoto che cominciava a crearsi intorno al figurativo. Gli artisti della sua epoca avevano ricevuto un grosso colpo dall’ avanzare della fotografia. Poi l’ astrazione… Ma mamma era veramente pittrice. Io l’ ho scoperto con la maturità. Soltanto da poco ho letto i suoi taccuini e ho capito interamente la sua personalità”.

Iniziò a dipingere da giovanissima. Fu un caso eccezionale? “Nel 1893 la mia famiglia si trasferì da Poggibonsi a Firenze ed andò ad abitare nello stesso palazzo in cui viveva Giovanni Fattori. Ma questo fu un evento casuale. Fattori in realtà lo incontrò veramente soltanto nel 1902, quando cominciò a frequentare l’ Accademia di Belle Arti. Era sua allieva per il disegno. E iniziò a prendere forma il suo percorso artistico del quale c’ erano già stati dei segnali”. E’ di quel periodo l’ amicizia con Armando Spadini? “Con Spadini si incontrarono all’ Accademia e conobbe anche la Pasqualina, che divenne la moglie del pittore, donna bellissima, vivacissima di carattere. Fu un’ amicizia assai forte”. Finita l’ Accademia le prime mostre, l’ incontro con Emilio Cecchi, futuro marito, che è stato uno dei soggetti importanti dei suoi dipinti… “E’ vero, è molto presente. Era innamoratissima di questo uomo e al contempo ne fu un po’ delusa sentimentalmente e forse fu anche un pochino soffocata dal peso intellettuale di babbo che, è bene non dimenticarlo, era molto ricercato dagli artisti”. Quali furono i rapporti con Roberto Longhi? “Molto stretti. Babbo e Roberto Longhi fondarono e diressero insieme anche una rivista, Vita artistica, che ebbe però breve durata. Ma erano molto legati. Negli anni Venti trascorremmo insieme una lunga villeggiatura a Quercianella. Ricordo di aver passato le giornate con Roberto Longhi. Mi insegnò a giocare a poker. Come storico e critico Longhi invece non influenzò il lavoro di mia madre. A quell’ epoca era già una pittrice affermata, aveva trovato la sua strada all’ interno del figurativo”. Con gli occhi del cinema come vede la pittura di sua madre? ”

Amo molto la pittura di mamma, soprattutto i paesaggi, le nature morte che trovo bellissime, forti, audaci nel colore. Amo la pittura degli anni giovanili che era molto coraggiosa. Poi, lentamente, è diventata più cauta, ha lasciato la pittura. Credo che abbia avvertito come un senso di inutilità. E’ un distacco che si intuisce anche dai suoi taccuini dove, va detto, si trovano spaccati straordinari della sua vita e della vita culturale dell’ Italia. Faccio un esempio: la Biennale di arti visive. Se ne parlava in continuazione prima, durante e dopo. Tutti visitavano la mostra e tutti discutevano degli artisti, dei quadri”. La pittura ha influenzato le sue scelte, l’ ha portata verso il cinema? “La pittura ha avuto un’ influenza benefica. Mi ha insegnato a guardare. Da bambini vedevamo mia madre dipingere, disegnare. Ho imparato a guardare e questo è stato molto importante, sia pur inconsapevolmente. Mi sono abituata a pensare le immagini”.

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