accadde…oggi: nel 1894 nasce Florbela Espanca, di Giorgio Podestà

https://blog.graphe.it/2016/12/08/florbela-espanca-biografia

8 dicembre: una data fatale per Florbela Espanca (1894-1930). Un giorno fermo nelle mani capricciose del destino che segnò sia l’inizio della sua breve vita che quello tragico e senza speranze della sua fine.

Trentasei anni in cui la poetessa portoghese, nata dalla relazione della madre con il proprio datore di lavoro, lottò caparbiamente per la propria emancipazione, studiando prima al liceo di Evora, poi presso l’Università di Lisbona, dove si distinse per essere una delle prime donne a frequentare la facoltà di legge.

Appassionata, votata irrimediabilmente all’amore, viva di una luce che a tratti oscurava, Florbela Espanca si imbarcò, ancora giovanissima, in una serie di relazioni senza lieto fine. Tre matrimoni terminati tristemente e diversi aborti spontanei la lasciarono comprensibilmente inquieta, cupa, depressa. La sua poesia non poteva dunque che fiorire e scorrere in rivoli di dolore, in burrasche di luce, in accensioni sentimentali che colpivano direttamente al cuore. Da Libro dei dispiaceri a Sorella Nostalgia, culminando con la celebre Brughiera in fiore, la voce di Florbela Espanca ebbe sempre le note vive e drammatiche della donna perdutamente assetata d’amore e di vita, ma a cui il destino malignamente opponeva un dilaniante rifiuto. Un sogghigno che, sulfureo, feriva e lasciava moralmente esausti.

Certo non la aiutò neppure la fine tragica e improvvisa dell’amatissimo fratello aviatore che, secondo alcuni, cercò spontaneamente la morte dopo la prematura scomparsa della fidanzata. Un concatenarsi di eventi drammatici che portarono la Espanca a inghiottire un’intera bottiglietta di barbiturici, a sprangarsi – per l’eternità – nel sollievo senza più voce e confini del «buio».

Una poesia di Florbela Espanca

Anima persa

Per tutta la notte l’usignolo ha pianto,
s’è lamentato, ha pregato, ha gridato perdutamente.
Anima dell’usignolo, anima della gente,
tu sei forse qualcuno che s’è spento.
Tu sei forse un sogno che è passato
che s’è fuso nel dolor soavemente,
forse sei l’anima, anima dolente
di chi volle amare e mai ha amato.
Tutta la notte hai pianto… io ho pianto,
forse perché, a udirti, indovinai
che nessuno è più triste di noi.
Tante cose alla notte calma hai narrato
che ho pensato tu fossi l’anima mia
che piangesse perduta nella voce tua.

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