accadde…oggi: nel 1861 nasce Clara Driscoll, di Barbara Leda Kenny

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La storia di Clara Driscoll è rimasta nell’ombra fino al 2005 quando un erede intraprendente, due storici e un archivista incrociano i loro destini e ricompongono il puzzle che porterà alla luce la figura di una donna straordinaria.

Martin Heidelberg è professore alla Rouledge University e nel 2005 alla fine di una conferenza sulla storia delle lampade Tiffany viene avvicinato da un signore che si presenta come un discendente di Clara Driscoll e propone di fargli leggere le lettere che la donna scrisse tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento durante i vent’anni in cui lavorò ai Tiffany Studios.

Pochi giorni dopo la storica e curatrice d’arte Nina Gray esperta del lavoro di Luis Confort Tiffany riceve una telefonata da un archivista della Società Storica del Queens che le parla di un fascicolo di lettere della caporeparto delle “Tiffany’s girls”, che potrebbero essere di suo interesse.

Nina contatta subito la New York Historical society che possiede una parte sostanziale della collezione di lampade Tiffany e la stessa cosa fa Martin Heidelberg: è così che i due studiosi vengono a sapere l’uno dell’altra e decidono di instaurare una collaborazione per studiare le lettere di Clara. A loro si aggiunge da subito Margaret K. Hofer, curatrice del settore di arti decorative della New York Historical Society con l’idea di organizzare una mostra che riveli al pubblico la storia di Clara.

Clara Driscoll nacque nel 1861 in Ohio in un piccolo paese a 40 km da Cleveland, il padre muore quando lei ha dodici anni lasciando sua madre sola a tirare su tre figlie. Le  tre sorelle sono ambiziose e brillanti e, in controtendenza per i tempi, vengono incoraggiate a studiare. Clara manifesta fin da subito la sua attitudine per l’arte e frequenta la scuola d’arte di Cleveland prima di trasferirsi a New York per entrare nella Scuola d’Arte del Metropolitan Museum. Nel 1888 viene assunta dai Tiffany Studios dove rimarrà per un ventennio e disegnerà alcuni dei più strabilianti pezzi della produzione del prestigioso atelier.

In generale Luis Confort Tiffany non dava mai il nome dei designer delle opere perchè preferiva che l’attenzione rimanesse sul marchio, lo storico Martin EIdelberg sottolinea “Tiffany sarebbe morto se si fosse saputo che era Clara Driscoll ad aver disegnato alcune delle sue lampade più famose. Eppure una delle rare citazioni di Clara è in una rivista del 1904 che riporta il suo nome sotto la lampada con le libellule che vinse un premio all’esposizione mondiale del 1900.

Le lettere di Clara hanno fornito moltissimo materiale e gettato nuova luce sulle tecniche e i processi produttivi degli straordinari oggetti di Tiffany, sulla vita nel laboratorio, la stretta relazione tra lei e Tiffany che l’ha sostenuta e ha promosso il suo lavoro e verso il quale lei professava ammirazione e rispetto, emergono le interazioni problematiche con i lavoratori maschi che arrivarono a minacciare uno sciopero per cercare di frenare l’ascesa del suo reparto e la difficoltà di gestire uno staff di 35 donne. Cosa importante, le lettere hanno rivelato “il ruolo cruciale giocato dalle donne” al laboratorio Tiffany.

Durante la sua carriera Clara inventa, disegna e supervisiona la produzione di alcuni dei pezzi più memorabili della produzione Tiffany dai piccoli oggetti alle lampade, dalle finestre alle grandi vetrate.

Dalle sue parole emerge la personalità di una donna di successo vissuta a cavallo tra due secoli in una vivacissima New York, che percorreva in bicicletta e di cui respirava le veloci e grandiose trasformazioni patecipando alla vita politica, sociale e artistica.

Nel 2007 viene inaugurata a New York la mostra dedicata a Clara “Una nuova luce su Tiffany” dove i lavori realizzati da Clara e dalle Tiffany’s girls sono affiancati dalle lettere ritrovate. Un esaustivo catalogo che raccoglie il lavoro fatto da Nina Grey e Martin Heidelberg  a partire dalle lettere di Clara accompagna la mostra.

A maggio dello stesso anno la scrittrice Susan Vreeland visita la mostra. “Ero stupita dalla bellezza e la creatività delle lampade di Clara, e affascinata dal fatto che fossero state create da un gruppo di giovani donne. Alla mostra ho letto alcune delle lettere. Ecco la voce vicace e a tratti rapsodica di una donna che pedalava per Manhattan, portava una gonna da bicicletta un po’ più corta della lunghezza convenzionale, adorava l’opera, seguiva la politica e si gettava nella vita di Manhattan così come nel Lower East affollato di immigrati poveri così come nell’età dell’oro della parte alta della città”, racconta. Da queste impressioni nasce Una ragazza da Tiffany, il romanzo storico tradotto in ventisei lingue che ha portato Clara alla ribalta del grande pubblico mondiale.

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