accadde…oggi: nel 1869 nasce Ida Carloni Talli, di Sisto Sallusti

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Nacque a Roma il 13 genn. 1869 da Gioacchino e da Emilia Marvich, maestra di ballo. Dopo essersi addestrata nella Filodrammatica romana, diretta da A. Meschini, esordì nel 1887 a Verona come primattrice giovane nella compagnia di Giuseppe Pietriboni, e vi rimase tre anni.

Fu notata dai critici nel dicembre, quando prese parte a Bufera d’Alpi di F. Bussi e V. Bossi, rappresentata al teatro Manzoni di Milano e portata in tournée nell’anno seguente con crescente successo. La serie dei consensi continuò con Il bibliotecario di G. von Moser (nella parte di Editta, applaudita per la grazia e il brio che la C. seppe infonderle), Francillon di A. Dumas figlio (nella parte della Riverolles), Un bicchier d’acqua di E. Scribe (nella parte della regina Anna), Demimonde del Dumas figlio (nella parte di Marcella), commedie del repertorio leggero allora in voga rappresentate al teatro Comunale di Vercelli nell’ottobre 1888.

Nel 1890 entrò col ruolo di primattrice nella compagnia E. Favi diretta da Luigi Biagi, accanto a Virgilio Talli, già suo compagno d’arte, che sposò il 17 maggio dello stesso anno.

A Venezia, nella quaresima, aveva esordito nell’atto unico di R. Bracco, Un’avventura diviaggio, e ne Le vergini di M. Praga, in cui ricopriva la parte di Paolina. Di gradevole aspetto e di forme giunoniche, si avvaleva di un fine intuito artistico che le aveva reso possibile, nell’aprile, con una solida interpretazione, di entrare in emulazione con Virginia Marini nella parte della protagonista della Trilogia di Dorina di G. Rovetta. Il 18 dicembre successivo, al teatro Manzoni di Milano, con la creazione di Clotilde ne La parigina, tradotta da L. Capuana, fece conoscere al pubblico italiano H. Becque, che per due volte aveva assistito alla caduta del suo capolavoro per l’incomprensione degli spettatori parigini e per gli errori d’impostazione della recitazione, e che si dichiarò ripagato, per merito della C., delle delusioni subite in patria.

Diventata capocomica in società con Ettore Paladini, riprese La parigina del Becque e, nel febbraio 1892, in un crescendo di serate trionfali al teatro Nuovo di Firenze, si confermò come l’interprete più aderente allo spirito della protagonista. Nel marzo, al teatro Storchi di Modena, in occasione della commemorazione di P. Ferrari, la C. volle impersonare Nicoletta in Goldoni e le sue sedici commedie nuove (il Talli parlò di una serata memorabile). La grande diseuse, come era comunemente definita, fece poi conoscere al pubblico italiano, che non l’apprezzò nel suo autentico valore, Ilcostruttore Solness di H. Ibsen (parte di Hilda), rappresentata al teatro Valle di Roma il 18 marzo 1893 e al teatro Manzoni di Milano nel maggio successivo.

Entrata come prima donna nella compagnia Andò-Leigheb per l’anno 1894-95, interpretò in modo eccellente il personaggio di Magda in Casa paterna di H. Sudermann (Arena nazionale di Firenze, settembre del 1894) conferendo, con la sua figura matronale e la canora inflessione della voce, un’impronta personale e indimenticata alla figura della figlia ribelle (nello stesso mese e nel medesimo teatro non riuscì a convincere pienamente il pubblico nella sua beneficiata, come protagonista di Fedora di V. Sardou, ma si fece ammirare nella prima de L’utopia di E. A. Butti). Dopo essere entrata nella compagnia Emanuel nella quale non riuscì ad avere spicco (nell’autunno 1895 interpretò alcuni personaggi della storia antica, come Atte nel Nerone di P. Cossa, assolutamente inadatti al suo temperamento), fu scritturata in diverse formazioni, finché nella Reiter-Pasta riuscì ad emergere come imponente regina di Napoli in Madame SansGêne di Sardou e di E. Moreau (teatro Costanzi di Roma, 6 ottobre 1900), come sottoprefettessa ne Ilmondo della noia di E. Pailleron (teatro Sannazaro di Napoli, 1º febbr. 1902) e con la creazione della baronessa Trivolta in Quel certo non so che di A. Testoni (16 febbr. 1902). Dopo una breve permanenza nella compagnia Talli-Gramatica-Calabresi nella quale debuttò con Come le foglie di G. Giacosa (teatro Goldoni di Venezia, febbraio 1902, parte di Giulia), la C. fu chiamata, insieme con alcuni coraggiosi compagni d’arte, a far parte del teatro drammatico sperimentale di Firenze fondato a cura della Società degli autori di teatro.

Con la C. primattrice recitarono Fausta Galanti-Fanteschi e, per le parti maschili, alcuni filodrammatici. L’inaugurazione avvenne il 20 genn. 1903 al teatro Salvini con Per la madre! di A. Servillo e L’onorevole non c’è! di N. Vasè che, nonostante l’impegno della C., non riscossero il consenso del pubblico. La sera del 9 febbraio furono rappresentati I ladri di G. S. Cassisa e Boubouroche di G. Courteline in cui la C. fu una Adele perfida e squisita.

Dopo una breve parentesi nella compagnia Sichel-Guasti-Ciarli, specializzata in lavori brillanti (La passerelle di F. de Croisset e Fred Gressac, teatro Nazionale di Roma, 13 apr. 1903, parte di Giacomina), nel marzo 1904 la C. tornò a recitare per il teatro drammatico sperimentale dove, nella nuova sede del teatro Alfieri, portò al successo Il succhiello (9 marzo 1904) ed Educazione di principe di M. Donnay (18 aprile), e Gliavariati di E. Brieux (14 maggio), in cui fu una eccellente balia. Nel settembre fu capocomica nella compagnia Tovagliari-Pezzinga, specializzata in pochades e commedie brillanti: tra gli autori figuravano G. Feydeau (prima de La main passe, teatro Alfieri di Firenze, 7 genn. 1905), J. Chancel e H. de Grosse (prima di Madama l’ordinanza, marzo 1905, parte di Rosalia), S. e J. Alvàrez Quintero (prima de L’Amore che passa, teatro Manzoni di Milano, 17 apr. 1905) e A. Capus (La nostra giovinezza, teatro Storchi di Modena, aprile 1906).

Per l’anno comico 1907-1908 entrò nella compagnia drammatica italiana Città di Roma diretta da Ferruccio Garavaglia: in questo periodo riscosse calorosi successi in una serie di novità, tra cui la seconda parte (L’ultima visita) della trilogia del Sudermann Rose (teatro Argentina di Roma, 11 febbr. 1908), La vita pubblica di E. Fabre (ivi, 17 febbr. 1908), I martiri del lavoro di G. Antona-Traversi (ivi, 11 apr. 1908), ad eccezione che ne Iribelli di L. Capuana (ivi, 20 ott. 1908) che non piacquero, nonostante la dignitosa esecuzione. Passata con la quaresima 1909 nella compagnia Ruggeri-Paradossi, nel maggio partì per una tournée nell’America meridionale da cui tornò nell’aprile 1910, ma, ritenutasi danneggiata da una ridistribuzione delle parti effettuata dal capocomico, lasciò la formazione.

Nel 1912 esordì nel cinema con il Quovadis? di E. Guazzoni accanto ai più grandi attori dell’epoca, come A. Novelli e G. Serena, che il regista volle riuniti in un’opera colossale e magniloquente. Interpretò poi una serie di film, per lo più in parti di madre nobile, di argomento storico come Ciceruacchio e Guglielmo Oberdan di E. Ghione (nel 1915, in un acceso clima antiaustriaco; per il secondo ricevette le congratulazioni di G. D’Annunzio presente alla prima al Salone Margherita di Roma), passionale come La signora delle camelie di B. Negroni (1915, in concorrenza con il film omonimo di G. Serena), poliziesco come I topigrigi del Ghione (1917). Attrice instancabile, divenne la caratterista più ricercata per la sua completa disponibilità al nuovo mezzo espressivo, e apparve in alcuni film di successo come La modella di M. Camerini (1920) e I promessi sposi di M. Bonnard (1923); l’ultimo suo film, del 1924, fu La suora bianca di H. King con Ronald Colman, girato in Italia.

Ritiratasi dai teatri di posa, si dedicò all’insegnamento nella scuola di recitazione Eleonora Duse annessa all’Accademia di S. Cecilia di Roma, dove fu maestra primaria di recitazione dal novembre 1924 fino al 1935, anno in cui la scuola si trasformò in Regia Accademia nazionale di arte drammatica.

La C., rimasta vedova del Talli il 24 febbr. 1928, si spense a Milano la sera del 23 apr. 1940.

Attrice dalla fisionomia regolare e dalla dizione chiara su un sorriso cordiale, eccelse nelle interpretazioni comiche e brillanti alle quali seppe infondere anche toni delicati: valgano per tutti i personaggi di Clotilde e di Dorina, ai quali il suo nome è indissolubilmente legato.

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