su alcune di loro qualche squarcio di luce, null’altro, di Ester Rizzo

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1946: le donne italiane, per la prima volta, ottennero il diritto di voto. Votarono,in più tornate, in tante citta’ e paesi. Votarono anche per eleggere i rappresentanti dell’Assemblea Costituente dove ne furono elette 21:9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e una del Fronte dell’ Uomo Qualunque.

Anche se avevano età, esperienze ed ideali diversi, lavorarono alacremente per definire gli articoli della nostra Costituzione, presentarono progetti di legge ed incisero profondamente nella storia della nostra nazione. Ma chi se le ricorda più?

L’anno scorso, in occasione dei 70 anni della Repubblica, i riflettori si accesero sui Padri Costituenti, su alcune di loro, invece, qualche piccolo squarcio di luce, null’altro.

E forse, dopo aver letto la loro vita e i loro interventi parlamentari grazie a Grazia Gotti ed al suo libro “21 donne all’Assemblea”, comprendiamo il perché di questa indifferenza: la maggior parte di queste donne, erano così intelligenti e determinate da infastidire gli stessi colleghi di partito, quindi meritevoli di…essere dimenticate!

Ed allora, per rendere loro giustizia, pensiamo sia doveroso ricordarle ad un pubblico più vasto, pubblicando una serie di articoli che le riguardano.

Innanzitutto i loro nomi: Angela Guidi Cingolani, Rita Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella, Nilde Iotti, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Teresa Mattei, Maria De Unterricther Jervolino, Elsa Conci,Lina Merlin, Maria Maddalena Rossi, Maria Federici Agamben,Filomena Delli Castelli, Angela Gotelli, Elettra Pollastrini, vittoria Titomanlio, Adele Bei, Ottavia Penna Buscemi, Maria Fiorini Nicotra, Nadia Gallico Spano. Cinque di loro (Noce, Iotti, Merlin, Federici e Gotelli) fecero parte della c.d.”Commissione dei 75”  istituita per elaborare il progetto di Costituzione.

Nilde Iotti 

Nilde Iotti

Sicuramente tra loro Nilde Iotti è quella che quasi tutti conoscono, libri ed articoli hanno parlato di lei e molte vie sono a lei intitolate. Leonilde era nata a Reggio Emilia il 10 Aprile del 1920. Nel 1942 si laureò in Lettere all’Università Cattolica di Milano e per un breve periodo si dedicò all’insegnamento. Partecipò attivamente alla Resistenza.

E’ stata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati per ben tre legislature, tra il 1979 ed il 1992, un record ancora oggi imbattuto. Ha anche un altro primato: è stata la prima donna in politica ad ottenere i Funerali di Stato quando si spense a Roma il 4 Dicembre del 1999. Ventimila cittadini e cittadine sfilarono a Montecitorio per renderle omaggio e darle l’ultimo saluto. Le sue spoglie mortali riposano nel Pantheon dei dirigenti del Partito Comunista Italiano accanto a quelle di Palmiro Togliatti suo compagno di vita.

 Vittoria Titomanlio

Vittoria Titomanlio

Poche invece sono le notizie su Vittoria Titomanlio. Era nata a Barletta nel 1899 e dopo aver conseguito il diploma magistrale si dedicò sia all’insegnamento che all’associazionismo cattolico. Fu eletta all’Assemblea Costituente nelle fila della Democrazia Cristiana e resterà in Parlamento per quattro legislature fino al 1968. Su di lei, Graziella Gaballo ha scritto il profilo nell’Enciclopedia delle donne.

Maria Federici Agamben

Maria Federici Agamben

Apparteneva alla Democrazia Cristiana anche Maria Federici Agamben nata a L’Aquila nel 1899. Nel 1947 fondò l’ANFE (Associazione nazionale Famiglie Emigranti) e si occupò dei problemi dei migranti fino al 1981. Fu anche presidente del CIF (Centro Italiano Femminile) di cui era socia fondatrice.

Viene ricordata come una donna piena di energia che voleva a tutti i costi conoscere la realtà delle  italiane e soprattutto capirne i bisogni. E per arrivare a questo scopo iniziò a fare censimenti, a formulare questionari e ad elaborare statistiche. Un lavoro prezioso per fotografare la condizione femminile di quegli anni. Quando si formulò l’articolo 1 della Costituzione che recita “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” propose di aggiungere “e sulla solidarietà”. Il suo suggerimento non fu accolto, ma oggi, quella parola che viene quotidianamente ignorata, avrebbe di certo una forte valenza se fosse stata inserita dove lei aveva suggerito.

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