I duellanti di Algeri, di Francesco Randazzo, Graphofeel edizioni, recensione di Daniela Domenici

Cosa ci resta, in fondo, d’ogni cosa, forse persino della nostra esistenza, se non la fantasia?” con queste parole, che mi trovano pienamente concorde, si conclude questo splendido libro di Francesco Randazzo, regista teatrale e scrittore di origine siciliana, che mi ha ammaliato sin dalle prime pagine e che mi ha “costretto”, come una sirena, a “seguirlo” leggendolo in un soffio.

I protagonisti di questa storia sono due uomini, Miguel Cervantes e Antonio Veneziano, due scrittori, il primo che passerà alla storia della letteratura mondiale con il suo “Don Quixote”, il secondo, definito il Petrarca siciliano, che non avrà la fama che avrebbe meritato. Miguel e Antonio s’incontrano ad Algeri, nella prigione in cui entrambi sono reclusi e dalla quale riusciranno a evadere, in modo rocambolesco, grazie all’aiuto di un simpaticissimo tipo che si chiama Pancho. C’è anche un quarto uomo in questa straordinaria storia, narrata con abilità alternando due momenti temporali e due luoghi diversi: Juan, il guardiano di una biblioteca magica e affascinante a Salamanca.

Randazzo riesce, con affascinante bravura, a mescolare dati reali, storici della vita di Cervantes e Veneziano con la fantasia più sfrenata e fiabesca che riesce a rendere assolutamente credibile, per esempio la cavalcata sui delfini…ma non vi anticipo altro.

Concludo con un brano, estrapolato durante la lettura, che mi ha colpito in modo particolare nel quale a parlare è Miguel Cervantes ancora recluso ad Algeri nella stessa cella con Antonio Veneziano: “amico mio…che con me avete intrapreso questo gioco che affila il pensiero, evolve in discorsi, sublima questa infima realtà in un enorme castello di libertà; l’unica, vera, infinita libertà che è data all’uomo: quella della mente, della ragione e della fantasia, la libertà dell’anima pensante di creare il mondo attraverso gli infiniti mondi che la fantasia creatrice può rendere più veri e solidi di quello nel quale siamo costretti a vagare ottusamente per miserabile necessità. Qui, nulla avendo, nulla potendo avere, tutto posso creare ed essere, immaginando…La Libertà, dunque, esiste. Essa non si trova al di fuori, nel mondo, ma in noi stessi, dentro questo vaso immenso che è la nostra coscienza e volontà, nel nostro sentire e agire nella libertà, con la libertà, unica, infinita, che noi stessi possiamo far sgorgare e diffondere, da noi, nel mondo. Ho capito, qui, che io sono libero, ovunque mi trovi, in qualunque situazione io sia catapultato o persino costretto, perché io sento di esserlo, dunque lo sono. La libertà è un sentire, amico mio, un’emozione! Può essere vissuta sempre e comunque, se soltanto sappiamo farlo…”

P.S grazie per avermi fatto conoscere Antonio Veneziano e per aver posto, a conclusione del libro, alcune sue poesia in lingua originale siciliana con traduzione contestuale.

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