Così parlò la Gioconda, di Carla Cucchiarelli, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Un titolo che echeggia quello di uno dei testi più celebri del filosofo Nietzsche e lo fa con grande ironia, la cifra distintiva di questo originalissimo saggio di Carla Cucchiarelli che ha al centro la figura di Lisa Gherardini, la Gioconda ritratta e resa eterna da Leonardo Da Vinci, che ci racconta la sua storia nei cinque secoli che sono trascorsi da quanto incontrò Lionardo, già sposa e madre di due figli, fino alle infinite e continue rivisitazioni del suo ritratto in ogni forma di pubblicità.

Straordinaria Cucchiarelli a immaginare che Lisa esca dalla sua teca super protetta al Louvre e ci narri gli innumerevoli aneddoti di cui è stata l’involontaria protagonista, dai vari tentativi di furto ai tanti viaggi nei musei del mondo, dall’incontro con Napoleone a quello con Jacqueline Kennedy: un’analisi splendidamente dettagliata e piena di passione che arricchisce e affascina, sempre intrisa di una deliziosa e leggera verve.

Sono innumerevoli le citazioni che vorrei estrapolare da Cucchiarelli, mi militerò a questa che conclude il libro e che mi sembra possa ben riassumerne la bellezza “Lionardo, dicono gli studiosi, aveva scelto di trasformare il mio dipinto in un’immagine universale, una specie di modello perfetto, una visione dell’anima. A me sembra che lui anelasse a quella perfezione impossibile che sempre cerca chi si cimenta con l’arte…io, la umile Monna Lisa, cresciuta con tanti figli e un marito, nelle stradine di Firenze, ero solo una donna semplice e forse davvero misteriosa nella misura in cui non ho mai detto davvero quello che pensavo, desideravo, volevo. Sono cresciuta e vissuta sotto il segno dell’obbedienza e della preghiera. Come tutte le donne dei miei tempi…e se volete trasformarmi in simbolo pensate a quanto il mio volto, la mia immagine sia stata amata e odiata, sfruttata fino a quando è stato possibile, abusata, svilita, violentata, denigrata e offesa. Come sempre si cerca di fare con il mondo femminile, per farlo tacere, per non fargli prendere potere, per annullarlo…lasciatemi, lasciateci vivere in pace…”

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