montagne, di Adele Libero

Giungere in vetta verso lo smeraldo
delle tue cime strette, in primavera.
Salire tra gli arbusti profumati
e cogliere l’essenza esistenziale.

Ma poi vedere agosto che ti brucia,
inaridendo linfe dei tuoi abeti,
cogliendo dentro al lago del pattume,
opacizzando l’acqua col liquame.

Sei vittima d’un secolo d’infamia,
di plastica sprecata dentro i mari,
di fumi neri a intossicare l’aria,
d’un sole troppo rosso alla calura.

Un secolo è bastato a far girare
la ruota d’un destino ch’è fatale.