naufrago/a, di Loredana De Vita

Shipwrecked

Dovremmo ascoltare con la mente e con il cuore certe storie…

 

C’era solo la notte attorno a me. La notte e il fragore delle onde del mare che si scontravano e scontravano sempre più forte attorno al mio corpo e ai resti di legno di quella barca che aveva rappresentato la mia sola speranza e salvezza.

Mentre il vento soffiava la sua assordante melodia tutto attorno a me, i corpi morti dei miei silenziosi compagni erano trascinati sul fondo dell’oceano e io riuscivo persino a sentire il terribile rumore del loro essere risucchiati  giù dall’acqua inclemente.

Solo le stelle nel cielo nero e nuvoloso, solo le voci di quelli che si chiamavano tra loro nella speranza di poter riconoscere la propria famiglia o un amico o la donna che amavano o almeno del bambino che volevano salvare dalla rabbia della guerra e della miseria.

Nessuna di quelle voci chiamava per me, nessuno di quei volti che improvvisamente potevo vedere aggrappati al loro pezzo di legno, erano le persone che conoscevo e amavo. Nessuno di loro era la ragione del mio esistere, nessuno di loro era la risposta alle mie preghiere.

Io stavo lì, in attesa che accadesse qualcosa. Non ero il padrone dei miei desideri né quello delle mie speranze. Non avevo più speranza. Niente più poteva avere importanza ora. Andare, restare, vivere, morire. Nulla era più che un suono alle mie orecchie e nessuna parola riusciva ad entrare nel mio cuore.

Io galleggiavo con così tanti corpi smarriti, ma il mio cuore era sprofondato nell’oceano, la mia anima era volata alle stelle e la voce dell’oceano non mi chiamava a vivere né mi chiamava con il mio nome.

Ero morto senza che fossi morto, ero morto sebbene i miei occhi potessero ancora guardare il cielo e le mie orecchie potessero ancora sentire i suoni di quella terribile notte.

Infine, la corrente mi portò sulla sabbia, ero salvo sebbene fossi morto. Sussurravo silenziosamente il mio grazie a quel dio che aveva deciso che io vivessi. Non posso che sussurrare, la mia voce è perduta, la mia forza è morta. Questo corpo che vive non è il mio corpo, i pensieri che io penso non sono i miei pensieri, la persona che ero è morta nel mare con i mei cari e la vita che vivo è solo tempo da trascorrere.

Ricordo chi ero, chi sono non lo so, chi diventerò è probabilmente qualcuno che non comprenderò mai. Nessun uomo è un’isola, canta il poeta, eppure, nessun uomo può essere un uomo dopo essere sopravvissuto nel mare attorno a quell’isola di uomini che fingono di non essere soli, ma che lasciano morire i propri fratelli.

Io sono un naufrago, questa è l’unica cosa che so e tale resterò per sempre per gli altri e qualche volta persino per me stesso.