accadde…oggi: nel 1912 nasce Gabriella Degli Esposti

Camminata con narrazione storica per Gabriella Degli Esposti

Gabriella Degli Esposti nasce il 1° agosto 1912 a Calcara di Crespellano (BO), in una famiglia molto povera. La sua vita conosce una svolta a poco più di vent’anni, quando sposa Bruno Reverberi e si trasferisce nelle campagne di Castelfranco Emilia. Lì comincia a gestire insieme al marito un piccolo caseificio. Le difficoltà non mancano: alla metà degli anni Trenta l’economia italiana imbocca una parabola discendente che il regime non riuscirà più a invertire. Basterebbe quello scenario di crisi a complicare la gestione di un’azienda familiare… ma per Gabriella e Bruno la situazione è ancora più dura. Il motivo? L’antifascismo.

Bruno non ha mai nascosto la sua ostilità per il Duce e per la dittatura. Col passare del tempo anche Gabriella matura un sentimento antifascista tanto pre-politico quanto profondo. Come tante donne della sua generazione, non ha idea di cosa sia la democrazia e non sa nulla di politica. Eppure, quello che vede nel suo mondo non la convince e non le piace. Quando cominciano le guerre del regime, per i contadini ogni sfida del quotidiano diventa ancora più difficile. Anche crescere Savina e Liduina, le due bambine che ha messo al mondo insieme a Bruno.

Poi, quasi all’improvviso, arriva una seconda svolta. È lo sconquasso dell’8 settembre 1943, quando le campagne di Castelfranco si riempiono di soldati in fuga. Bruno e Gabriella li accolgono, donano loro abiti borghesi e li salvano dalla prigionia. Da quell’aiuto alla lotta contro i nazisti e i fascisti il passo non è sempre automatico, ma questi due coniugi lo fanno di slancio. Gabriella entra nella Brigata “Walter Tabacchi” già il 19 settembre, scegliendo “Balella” come nome di battaglia. Nei mesi successivi agisce come staffetta, tenendo i collegamenti tra i partigiani di Castelfranco e le organizzazioni della provincia modenese. Insieme a Bruno mette la propria casa a disposizione della Resistenza, ma alla fine del 1944 su quelle campagne si concentrano le attenzioni dei fascisti e dei nazisti.

Il rastrellamento di Castelfranco e la strage di Cà Nova

Nel mattino del 14 dicembre 1944 i nazisti cominciano un rastrellamento nelle frazioni di Castelfranco con l’obiettivo di snidare i partigiani della IV zona modenese. Alcuni militari si presentano a cercare Bruno, ma trovano Gabriella, incinta di sei mesi; lei finge di essere una sfollata e li manda a cercare il casaro a Riolo. Poi affida le bambine ai vicini. Poche ore dopo, i nazisti piombano ad arrestarla.

Gabriella viene condotta all’ammasso canapa, dove si trovano anche gli altri ostaggi, catturati nel corso della giornata. Nei due giorni successivi viene torturata e seviziata. Poi, all’alba del 17 dicembre 1944, i nazisti la caricano su un mezzo diretto a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro. È già in fin di vita e la uccidono con un colpo alla nuca insieme ad altri 11 ostaggi dell’ammasso canapa. Poi scavano una fossa sulla riva del Panaro e la seppelliscono con altri 9 corpi. Coprono tutto con poca terra, forse per fretta o per noncuranza. Il 26 gennaio 1945 qualcuno segnala la presenza di resti umani nei pressi del fiume: alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri. Per le celebrazioni, la medaglia d’oro al valor militare e i ra

cconti della memoria ci sarà tempo soltanto dopo la Liberazione…

Una vicenda simbolica… sotto tanti punti di vista

Su Gabriella Degli Esposti, antifascista, partigiana e donna, i nazisti si accanirono con particolare violenza. Racconteremo la sua storia, ma anche quella di altre donne, di Castelfranco e non, che lottarono per l’emancipazione femminile, contro lo sfruttamento della prostituzione e per il riconoscimento di pari diritti. E parleremo anche di uomini di Castelfranco, discriminati perché ebrei, perseguitati perché capri espiatori, utilizzati per acquisire consenso politico e imporre un controllo violento sulle società.

Il filo rosso della narrazione sarà l’analisi critica dell’idea che l’uomo bianco, in quanto “maschio” e “naturale” detentore del potere, possa disporre a proprio piacimento di tutte/i coloro che non gli sono conformi per genere e caratteristiche somatiche. Tale convinzione si ancora a tradizioni, pregiudizi e teorie pseudoscientifiche, in base ai quali l’umanità sarebbe suddivisa in “razze”, secondo una piramide che distingue nettamente i sottomessi dai dominatori, e il genere maschile sarebbe intrinsecamente portato al comando, mentre quello femminile alla cura e all’obbedienza.

Analizzare questi problemi da una prospettiva storica permette di comprendere come queste dinamiche si sono verificate in passato, valutando continuità e differenze con gli sviluppi del presente. L’atteggiamento prevaricatore verso i più deboli ci accompagna infatti nel nostro quotidiano. A Castelfranco nei prossimi mesi si parlerà anche di questo