accadde…oggi: nel 1809 nasce Amalia Bettini, di Ada Zapperi

http://www.treccani.it/enciclopedia/amalia-bettini_(Dizionario-Biografico)/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-milano-women-born-in-milan/

Nacque a Milano il 15 ag. 1809 da Giovanni e Lucrezia Morra, attori drammatici. Educata a Napoli in un collegio francese, ne usci a tredici anni per darsi all’arte comica: fu scritturata, come amorosa, nella Compagnia reale di Napoli, diretta da S. Fabbrichesi, e poté fare il suo apprendistato teatrale sotto la guida dei suoi colleghi G. De Marini e L. Vestri, due fra i più noti attori del tempo. Negli anni tra il 1824 e il 1828 seguì la compagnia nelle sue tournées per l’Italia, finché la morte del Fabbrichesi (1828) non la indusse ad accettare una scrittura in una compagnia di filodrammatici di Vicenza. Nel 1830 formò con la madre una piccola compagnia che si sciolse però l’anno dopo per mancanza di successo. Nel corso di questi anni si era già fatta notare come attrice di sicuro avvenire, e nel 1831 entrò nella compagnia di G. Nardelli, come prima attrice assoluta. Nel 1835 fu ingaggiata da R. Mascherpa sempre con le stesse funzioni.

Nell’autunno dello stesso anno la compagnia si trasferì a Roma per una serie di spettacoli al Teatro Valle, che dettero occasione ai rapporti della B. con G. G. Belli. Incaricato da G. Ferretti di seguire per il periodico Lo spigolatore l’attività della compagnia, il Belli pubblicò il 15 ottobre un articolo che si risolse in un vero e proprio canto di lode per l’attrice. Già il 25 settembre aveva dedicato alla B. il sonetto Er padre e la fia (relativo alla rappresentazione di Estella o il padre e la figlia di E. Scribe), seguito da Amalia che ffa da Amelia (del 16 ottobre per la rappresentazione dei Tristi effetti di un tardo ravvedimento di V. Ducange), La matta che non è mmatta (del 22 ottobre per la rappresentazione di Ella è pazza di Mélesville), La Lettriscia (del 12 novembre per la rappresentazione di La lettrice di I.-F.-A.Bayard). Il 29 settembre una lettera dello scrittore che accompagnava l’omaggio della novella in versi Amore infermo inaugurò la corrispondenza con la B., che si protrasse in maniera alquanto irregolare fino al 1847. I sentimenti di “amorosa amicizia” nutriti da Belli furono ricambiati dalla B. con una cordialità che non lasciò mai troppe speranze allo scrittore. Il rapporto con il Belli non fu il solo a caratterizzare la brillante carriera della B.: le sue recite romane del 1835 accesero di viva passione anche Stendhal che la ricordò nella Vie de Henri Brulard e nei suoi taccuini. Per la sua arte nutrirono grande ammirazione G. Prati, G. B. Niccolini, A.Brofferio, S. Pellico e G. Rosmini.

Ricercatissima da tutte le compagnie teatrali per il livello artistico delle sue interpretazioni e per i favolosi incassi che registrava ogni sua apparizione in pubblico, la B., alla scadenza del contratto quadriennale col Mascherpa, accolseTinvito caloroso del suo vecchio capocomico, il Nardelli e nel 1839 si unì a lui per tre anni. Sciolta il Nardelli la compagnia, la B. accettò un’offerta di G. Bazzi che la scritturò nella Compagnia reale sarda, al posto della Marchionni.

Due anni dopo, nel 1842, la B. si ritirò per sempre dalle scene, all’età di trentatrè anni, per unirsi in matrimonio con Raffaele Minardi, al quale il Belli dedicò il sonetto intitolato Ar sor come se chiama,traboccante di amarezza e di malcelata ostilità verso il più fortunato pretendente. Tornò sulle scene un anno dopo, per due sole recite, a scopo di beneficenza. Morì a Roma il 16 maggio del 1894.

Ingiustamente dimenticato, il nome della B. può annoverarsi fra quelli delle maggiori attrici dell’Ottocento. La sua recitazione spontanea (era l’epoca in cui le attrici recitavano “a singulti, e i più rinomati attori predicavano enfaticamente”), il suo “parlato” naturale e la sua abilità scenica ne fecero una delle attrici italiane più intelligenti. Attesta la notevole versatilità dell’attrice il suo repertorio, che andava dai drammoni francesi alle tragedie del Pellico (Igina d’Asti)e dello Schiller (Maria Stuarda),alle goldoniane Pamela nubile e Pamela maritata,alle farse.

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