madre e figlio, di Loredana De Vita

Mother and Son

In onore di un bambino e di sua madre che si abbracciano in fondo al mare.

«Mamma, non riesco a dormire»

«Stai tranquillo figlio, è ora di dormire».

«Mamma, quando arriveremo?»

«Presto, arriveremo presto»

«Mamma, ci saranno bambini con cui giocare?»

«Certamente ci saranno! Giocheranno con te e tu gli insegnerai le tue canzoni e le tue danze»

«Mamma, gli piacerò, anche se sono nero e povero?»

«Lo faranno figlio, lo faranno»

«Mamma, papà ci sta aspettando là?»

«Non lo so, ma se potrà verrà»

«Mamma, perché papà non ci ha telefonato da quando è arrivato?»

«No lo so, caro, forse ha perso il cellulare nel mare profondo, vedi come è profondo»

«Sì, lo vedo»

«Riposa ora, bambino mio»

«Mamma, puoi cantarmi la mia ninna nanna?»

«Certo che posso, la sussurrerò al tuo orecchio, vieni più vicino a me…Thula thula thula sana thula mtana Thulu mam’ uzobuya ekuseni…» 

«Mamma, che cosa è successo? Perché hai smesso di cantare? Che cosa è tutta quest’acqua? Dove sono tutte le persone che erano sulla barca?»

«Siamo arrivati, figlio mio, non avere paura»

«Mamma, non riesco a respirare, dov’è la terra?»

«Non c’è terra per noi, figlio»

«Perché mamma? E i miei amici, i miei giochi, le mie canzoni? Dove mi aspetteranno?»

«Nella meravigliosa terra dei tuoi sogni, figlio»

«Mamma, perché non canti più? Mamma, non riesco a dormire se tu non canti »

«Stai tranquillo, figlio. Riesco a vedere tuo padre laggiù»

«Oh, papà! Mamma, sta sorridendo? È felice di vederci?»

«Non sta sorridendo, sta piangendo per noi perché non è questa la fine che voleva anche per noi»

«La fine, mamma?»

«Sì, questa è la fine, figlio. La fine»

Sangue, lacrime, speranze, sogni, preghiere, canzoni, danze, storie, futuro, presente, passato, famiglia, nomi, amici, volti, mani, corpi, occhi, pensieri, sentimenti, capelli, bocche, orecchie, nasi, sorrisi, ninna nanne… il tutto e il più annegato per sempre.

Che cosa resta?

Il dolore dell’assenza e la consapevolezza dell’inutilità delle nostre lacrime che scorrono da occhi che piangono sempre in ritardo, troppo in ritardo.

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