accadde…oggi: nel 1924 nasce Maria Teresa Regard, di Alessandro Casellato

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Nacque a Roma il 16 gennaio 1924 da Pietro, ufficiale medico, e da Emilia Leonini, impiegata. Ebbe un fratello, Paolo, nato nel 1926.

Nel 1927 con la famiglia si trasferì a Napoli, dove il padre era stato incaricato di dirigere la farmacia dell’ospedale militare. A scuola conobbe Giorgio Formiggini, con il quale allacciò un’affettuosa amicizia che durò per tutta l’infanzia e la giovinezza. Tornata a Roma nel 1937, si iscrisse al liceo Mamiani. Nel novembre del 1940 il padre morì improvvisamente, lasciando la famiglia in difficoltà economiche: nel maggio del 1941 Teresa Regard decise di impiegarsi presso la Cassa malattia addetti al commercio (poi INAM, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie), dove già lavorava la madre, e di anticipare di un anno l’esame di maturità, che sostenne nell’estate del 1941. In quel periodo, grazie all’influenza dell’amico Formiggini – legato a un gruppo trockista napoletano – e poi del professore di storia e filosofia Gaetano Giafaglione, apprese «i primi rudimenti del marxismo» (Autobiografia, 2010, p. 20).

Si iscrisse alla facoltà di lettere dell’Università di Roma e parallelamente proseguì il processo di autoformazione politica tramite letture e discussioni, soprattutto con alcune amiche e compagne di studi come Fulvia Trozzi, Tonia Canova, Adriana Molinari, Nini Bucci, poi Marisa Musu e Marisa Cinciari. Alcune di loro erano fidanzate con esponenti del Partito comunista clandestino, come Antonello Trombadori e Fabrizio Onofri, che le consentirono di stabilire un primo contatto con l’organizzazione comunista, nel 1942.

Dopo il 25 luglio 1943, con altre ragazze come Adele Maria Jemolo, Luciana Bergamini e Fulvia Trozzi, Teresa Regard partecipò alle manifestazioni davanti al carcere di Regina Coeli per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e recapitare loro pacchi di viveri. Il 9 e il 10 settembre, insieme a Formiggini, assistette agli scontri tra militari italiani e tedeschi fuori di Porta San Paolo. L’8 novembre 1943 entrò a far parte dei Gruppi di azione patriottica (GAP) centrali, con il nome di battaglia ‘Piera’; fu assegnata al GAP Gastone Sozzi, comandato da Franco Calamandrei, di cui facevano parte anche Francesco Curreli, Pasquale Balsamo, Ernesto Borghesi, Fernando Vitagliano e Guglielmo Blasi. Il 16 dicembre partecipò all’uccisione a mano armata di un fascista in divisa e tre giorni dopo all’attentato con bombe al tribunale di guerra tedesco che aveva sede presso l’albergo Flora di via Veneto; fece esplodere un camion tedesco (26 dicembre 1943) e il posto di ristoro dei militari tedeschi (Banhoff) presso la stazione Termini (24 gennaio 1944). Il 30 gennaio fu arrestata davanti alla casa di Gioacchino Gesmundo, dove si era recata con una compagna per ritirare una partita di chiodi a tre punte; imprigionata nel carcere di via Tasso, assistette alle torture degli esponenti della Resistenza; fu interrogata e infine rilasciata per mancanza di prove, il 7 febbraio.

Dopo il massacro delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944) riprese contatto con i GAP, ma il 28 aprile, a seguito di una delazione, entrò in clandestinità rifugiandosi in un appartamento sicuro, insieme a Franco Calamandrei; con quest’ultimo iniziò lì un rapporto d’amore che sarebbe durato per tutta la vita. Si sposarono in Campidoglio, il 13 giugno 1944, subito dopo la Liberazione di Roma. Teresa Regard riprese il suo impiego, ma già a gennaio del 1945 fu convinta dal marito a licenziarsi per dedicarsi alla gestione della casa («Mi ridussi a fare la casalinga») e ad alcune traduzioni dal francese (Autobiografia, cit., p. 61).

Conclusa la guerra i coniugi Calamandrei si trasferirono a Milano: Franco collaborò dapprima al Politecnico di Elio Vittorini e dal settembre 1946 fu assunto a l’Unità; Teresa Regard si inserì nell’ambiente intellettuale milanese oltre che nella socialità di quartiere al Corvetto, a contatto con gli operai comunisti: cominciò una collaborazione con La Settimana, occupandosi della posta dei lettori, e fu introdotta all’attività di partito, presso la commissione giovanile della federazione milanese del Partito comunista italiano (PCI). Nel giugno del 1947 ebbe la primogenita, Silvia. A novembre fu eletta nel comitato federale della Federazione e poco dopo partecipò all’occupazione della prefettura di Milano per protestare contro la destituzione del prefetto, ex comandante partigiano, Ettore Troilo, voluta da Alcide De Gaspari. All’indomani dell’attentato a Palmiro Togliatti e delle agitazioni che ne seguirono, nel luglio del 1948, fu inviata dal Partito alla Magneti Marelli di Sesto San Giovanni, una della maggiori fabbriche del milanese, per comunicare agli operai in sciopero l’indicazione di rientrare al lavoro.

A seguito di una crisi sentimentale e politica, e a causa delle rigide forme di controllo sulla vita privata di dirigenti e quadri all’interno del PCI, Teresa Regard fu allontanata dal Partito e costretta a rinunciare alle cariche cui era stata eletta («Venivo cacciata io che avevo fatto parte dei Gap centrali e che poi, per anni, avevo dato l’anima per il partito», Autobiografia, cit., p. 97). Poco dopo, nel 1950, si trasferì con il marito a Londra: Franco era stato inviato come corrispondente dell’Unità, mentre Teresa Regard intraprese un’analoga collaborazione per Il Nuovo Corriere di Romano Bilenchi e per Paese Sera e Milano Sera. Lo stesso anno ricevette la medaglia d’argento al valor militare per le azioni compiute nella Resistenza romana.

Nel 1953 i coniugi Calamandrei con la figlia Silvia si trasferirono in Cina.

Quattro anni prima era stata fondata la Repubblica popolare e il Paese viveva una fase di grande effervescenza politica; Teresa Regard avrebbe scritto nelle sue memorie: «Vivere in Cina per tre anni condizionò il resto della mia vita. La Cina diventò per me un punto di riferimento da cui non riuscii mai più a prescindere» (Autobiografia, cit., p. 103).

Entrò in contatto con i dirigenti del Partito comunista cinese (PCC), come Zhou Enlai e Deng Xiaoping e fu da loro incaricata di tradurre in inglese gli editoriali dell’Unità e gli interventi di Palmiro Togliatti, cui veniva riservata particolare attenzione. Viaggiò all’interno e all’esterno del Paese: nel 1954 era nella giungla del Vietnam durante la guerra contro i francesi, conobbe il presidente Ho Chi Minh e il generale Giap e visse la liberazione di Hanoi; nel 1955 fece parte di una delegazione di corrispondenti stranieri in visita al Tibet, su cui poi con il marito avrebbe scritto uno dei primi reportage pubblicati in Italia.

All’indomani delle rivelazioni del rapporto Kruscev sulle degenerazioni del regime sovietico, nell’estate del 1956, rientrò con la figlia Silvia in Italia; trovò il PCI scosso dal dibattito politico e un Paese già trasformato dai primi segni del ‘miracolo economico’, che descrisse con grande efficacia nelle lettere spedite al marito Franco, rimasto in Cina fino all’autunno per seguire i lavori dell’VIII congresso del PCC per l’Unità. Visse in quei mesi anche la morte del suocero, Piero Calamandrei, dopo rapida malattia, il 27 settembre 1956.

Nel 1957 riprese l’impiego all’INAM e tre anni dopo ebbe la secondogenita Gemma. Si dedicò prevalentemente al lavoro e alla famiglia, seguendo gli spostamenti del marito, impegnandosi nel sindacato e poi nel Consiglio d’istituto del liceo classico Socrate di Roma, come rappresentante dei genitori.

Dopo la morte di Franco Calamandrei (1982) curò la pubblicazione dei suoi diari insieme alla figlia Silvia. Tra il 1985 e il 1996 riprese a scrivere per alcune testate, pubblicando reportage dalla Cina e dal Sudest asiatico (Paese Sera) e articoli sulla Cina, sul Tibet, sulla Resistenza romana (Avvenimenti). Cominciò anche a collaborare con il museo della Liberazione di via Tasso e con l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, partecipando a incontri pubblici e tenendo conferenze nelle scuole; nel 1996, al processo a Eric Priebke fu chiamata a testimoniare sulla prigionia subita in via Tasso. In questi anni si collocano le scritture autobiografiche – ricche e complesse – che sarebbero state pubblicate solo postume.

Morì a Roma il 20 febbraio 2000.