ad Hammamet, di Mario Pacelli, Graphofeel edizioni, recensione di Daniela Domenici

Sottotitolo “ascesa e caduta di Bettino Craxi”: Mario Pacelli, docente di diritto pubblico e a lungo funzionario della Camera dei Deputati, prova a ricostruire, con questo suo saggio, la vicenda umana e politica di Bettino Craxi, dalla sua ascesa, appunto, quando divenne Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, il primo socialista a ricoprire questo incarico, e segretario del partito socialista per ben diciassette anni, dal 1976 al 1993, fino alla sua “caduta” per l’inchiesta denominata “Mani pulite” e il suo “trasferimento” ad Hammamet in Tunisia nel maggio del 1994 dove rimase fino alla morte nel 2000.

Come si legge in quarta di copertina “questo libro si propone di restituire un senso storico a vicende apparentemente non collegate…” e per far questo l’autore “traccia il ritratto di un uomo complesso che nella sua vita è stato amato e odiato con la stessa intensità” e lo fa con lodevole distacco oggettivo, fornendoci innumerevoli piccoli e grandi dettagli per lasciare la libertà a chi legge di crearsi una propria opinione sul leader socialista e sulle vicende di cui è stato protagonista.

Pacelli ci propone un capitolo dedicato alla vicenda denominata “tangentopoli” in cui parla anche degli incontri con Di Pietro e delle amicizie con Gelli e Berlusconi; con un flashback racconta poi l’ascesa politica di Craxi, da segretario del PSI a primo premier socialista, torna quindi a descrivere le indagini della Procura della Repubblica di Milano fino al capitolo finale dedicato ai dettagli, anche i più apparentemente insignificanti, della vita quotidiana a Hammamet fino al 19 gennaio 2000, giorno della sua morte.

Concludo con questo paragrafo estrapolato dall’ultimo capitolo del saggio che mi sembra ne renda bene il senso “continuare oggi, a quasi trent’anni di distanza, a fissare l’attenzione sulla fondatezza delle accuse che Craxi lanciò contro Di Pietro o su quelle che Di Pietro mosse a Craxi è fuorviante; l’aspetto di maggior rilievo è che furono espressione di due fronti contrapposti, di una lotta che si chiuse apparentemente con un vincitore e un perdente ma in cui il vincitore potè solo brevemente gioire della vittoria prima di diventare a sua volta un perdente…”