il sussurro dell’entroterra, di Oumar Sallieri

Il Virus Corona è una cosa giusta e buona

Casamatta, 16 marzo 2020

E’ tutto molto bello. Ci riscopriamo tutti più uniti di quello che pensavamo.

Davvero lo pensavamo ? Davvero lo pensiamo ?

I Longobardi e i Franchi, in secoli diversi, hanno provato ad unire gli italici ma non ci sono riusciti. Forse non lo volevano poi così tanto, forse avevano capito quanto siamo inaffidabili….e comunque, soprattutto, gli italici non volevano essere italiani.

Anche oggi, del resto, benchè gli ex italici siano tutto sommato contenti di essere italiani, lo sono con la i minuscola. Invece sono orgogliosissimi di essere Milanesi, Romani, Siciliani….

Anche oggi che King Virus si impegna al massimo per non fare differenze etnicorazziali, anche oggi che sono passati centocinquantanove anni da quando Garibaldi portò a termine la missione, anche oggi gli ex italici si dividono.

Esattamente. Come sempre.

O crediamo davvero che gli slogan (…si può dire ? insopportabilmente yankee !) andrà tutto bene ce la faremo se dio lo vorrà si tradurranno domani in “el pueblo unido jamàs serà vencido” ?

Pensiamo davvero che quando Mr. Corona alzerà bandiera bianca, in attesa della prossima mutazione, i padani baceranno in bocca qualcuno dall’Emilia in giù, i sardi smetteranno di chiamare continentali il resto del paese, i liguri sorrideranno ai milanesi ?

Neanche adesso, checchè possiamo pensarne, siamo nella stessa barca.

E non saranno tutti i flashmob del mondo a cambiare il senso della navigazione.

I governatori del nord continuano a pensare che Roma non li rappresenta, denunciano inefficienze del governo centrale su competenze che sono solo loro.

I governatori del sud non vogliono accogliere esodi di massa e fingono di ignorare che la gran parte di quelli che scendono al sud sono figli del sud di ritorno, trapiantati al nord che tornano a casa per non morire soli.

Re Virus, alla fine, è l’unico vero giusto che abbiamo.

Ci uccide senza nemmeno chiederci chi siamo perchè non importa chi siamo.

Nessuno ha dio dalla sua parte, nessuno merita di vivere più di un altro.

Nemmeno il Papa che si fa un giro fuori dal Vaticano, nemmeno il medico che ci salva la vita e poi muore. E non è nemmeno vero che se ne vanno sempre i migliori.

Non abbiamo il controllo di niente ma quando stiamo in salute ci piace pensare che qualcuno, da qualche parte, in caso di armageddon saprà quale tasto spingere.

Non è così. Non abbiamo il controllo di niente.

Non è detto che sia così grave. In effetti, non ci impedisce di vivere, nè di fare delle scelte.

Se così non fosse, come farebbero a vivere quelle popolazioni che sono in guerra da sempre, che da sempre sono nate nella parte sbagliata del mondo ?

Possiamo scegliere di vivere anche quando i virus sono in ferie, i vulcani e i terremoti si sfidano a burraco e gli tsunami sono in letargo.

Possiamo far esistere il tempo come vogliamo noi perchè il tempo, da solo, non esiste.

Così come quel “gondone di Coronaviru”, da solo, non esisterebbe.

Non (R)esisterebbe.

Siamo noi che lo facciamo vivere. E visto che siamo così bravi a farlo vivere e prosperare non si capisce perchè non riusciamo ad essere così efficienti anche con il tempo.

In Europa amiamo dire che viviamo da settant’anni in tempo di pace. Non è vero, ma amiamo dirlo.

Quindi: cosa ci impedisce, in tempo di pace, di far esistere il tempo ?

Di dargli un valore, finalmente, qualitativo e non quantitativo ?

Un’altra cosa che diciamo tutte le volte che possiamo è che siamo nati nella parte giusta del mondo.

Questa è senz’altro più vera ma allora perchè siamo sempre incazzati ? Perchè non abbiamo mai tempo ?

Perchè dare valore al tempo ci obbligherebbe ad ascoltare gli altri, a dare valore al silenzio e ai tempi lunghi, a scoprire sul nostro volto nuove rughe e sulla nostra pancia nuovi chili.

Ci spingerebbe a svuotare armadi, cassetti, scarpiere, armadietti del bagno, dispense, soffitte.

A vedere lo sporco per terra in sala controluce, a scoprire finalmente cosa causa quello sgocciolìo/cigolìo notturno.

Ci abituerebbe ad accettare il nostro crollo verticale, a non fare più salti mortali per continuare ad essere quello che non siamo più.

Smetteremmo di inseguire goffamente i noi stessi di una volta.

Smetteremmo di comprare il tre per due, il diciotto per quindici e, piano piano, il cento per cento.

Non ce lo possiamo permettere.