incapace di tagliare il laccio, di Tiziana Mignosa

L’inquietudine

ai piedi del monte della carenza

nasce

e la sua nenia antica canta

 

Ha ali di vento

che lontano portano

e inutili zavorre

che incatenano

all’ombra fredda della terra

 

Onde

calde e ghiacce

di Luce e triste buio

che cristalli di zucchero

e paradiso

sulla pelle soffiano

L’arsura invoca l’acqua

ma il sapore dell’inferno

troppo bene ha conosciuto

per questo scappa

ma poi ritorna

incapace di tagliare il laccio

 

 

tiziana mignosa

settembre duemilatredici