accadde…oggi: nel 1920 nasce Karol Woytila, due poesie e alcuni suoi pensieri per ricordarlo

Lo spazio necessario alle gocce della pioggia di primavera

Posa un attimo lo sguardo sulle gocce di fresca pioggia:

vedi, in essa concentra la sua luce tutto il verde

delle foglie di primavera

e cosìquasi tutte si addensano nelle gocce, traboccando

dai propri confini.

e anche se i tuoi occhi sono pieni di stupore

non puoi davvero aprire tutto il tuo pensiero

Invano cercherai d’acquietarlo, come un bambino destato dal sonno:

non rinunciare al bagliore degli oggetti, resta, caro

nel tuo stupore!

Parole inutili! Come non senti? Per sua virtù

sei così immenso nel chiarore delle cose

che devi cercare per esse, in te, uno spazio migliore.

Signore,

prendimi come sono,
con i miei difetti,
con le mie mancanze;
ma fammi diventare
come tu desideri

Nel nostro secolo un altro cimitero deve essere aggiunto alla lista della crudeltà umana: quello dei mai nati.

Non abbiate paura!

Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani.

A questo cimitero di vittime della crudeltà umana nel nostro secolo si aggiunge ancora un altro grande cimitero: il cimitero dei non nati, cimitero degli indifesi, di cui perfino la propria madre non conobbe il volto, acconsentendo, oppure cedendo alla pressione, perché venisse loro tolta la vita ancora prima di nascere. (dall’omelia all’aeroporto militare di Radom, Varsavia, 4 giugno 1991)

Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell’era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell’uomo.

Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro.

Violentare le coscienze è un grave danno fatto all’uomo. È il più doloroso colpo inferto alla dignità umana. È, in un certo senso, peggiore dell’infliggere la morte fisica, dell’uccidere.

Ricco non è colui che possiede, ma colui che dà, colui che è capace di dare.

Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.

Non c’è speranza senza paura, e paura senza speranza.

[A Mandras] Facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi.

Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria.

E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella Madre di Cristo e della Chiesa, ed anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini.

Ecco, sta davanti a noi l’uomo, il nostro Beato, Edoardo Giuseppe Rosaz, il cui cuore il Padre del nostro Signore Gesù Cristo “ha illuminato con la sua luce”. Egli a questa luce divina si è aperto pienamente. Ha fatto tutto perché questa luce salvifica lo penetrasse e trasformasse interiormente. Grazie a ciò, camminò guidato dalla speranza di questa chiamata diventata “caparra della nostra eredità” in Gesù Cristo. Monsignor Rosaz è stato l’uomo di questa speranza soprannaturale che non delude.

Fu proprio la barbarie registrata nei confronti della dignità umana che portò l’Organizzazione delle Nazioni Unite a formulare, appena tre anni dopo la sua costituzione, quella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che resta una delle più alte espressioni della coscienza umana nel nostro tempo.

Il ministero ordinario ha una sua “profondità” e in tale profondità trova il suo vero significato: non si tratta soltanto, attraverso le attività varie e molteplici del ministero, di essere l’animatore o il coordinatore della comunità, ma in misura maggiore si tratta di rappresentare sacramentalmente, nella comunità e per essa, il Cristo, capo della Chiesa e suo corpo.

In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo – opera di giustizia è la pace – mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti.

L’adulterio “nel cuore” viene commesso non soltanto perché l’uomo “guarda” [per desiderare] […] la donna che non è sua moglie, ma appunto perché guarda così una donna. Anche se guardasse in questo modo la donna che è sua moglie commetterebbe lo stesso adulterio “nel cuore”.