un giorno tu hai detto, di Delfina Acosta, traduzione di Angelo Alberto Argento

 

Delfina Acosta es una poetisa, narradora y periodista de origen paraguayo, nacida en Asunción en 1956. A pesar de su trasfondo como química farmacéutica, comenzó a dedicarse a la escritura de joven. En 1986 se editó su primer libro, “Todas las voces, mujer…“, el cual le mereció el Primer Premio Amigos del Arte, además de considerarse una obra de referencia. Hasta ese momento, algunas de sus poesías se habían incluido en la publicación Poesía itinerante, dirigida por el Taller de Poesía Manuel Ortiz Guerrero. Trabaja como columnista del diario ABC Color, a cargo de la crítica literaria de poetas y narradores paraguayos en el suplemento cultural.
Entre sus poemarios publicados, encontramos “La cruz del colibrí“, cuyo prólogo fue redactado por la poetisa Gladys Carmagnola, “Romancero de mi pueblo“, ganador del segundo puesto del Premio Federico García Lorca, “Versos esenciales“, dedicado completamente a la memoria de Pablo Neruda, y “Querido mío“, premio Roque Gaona y muy bien recibido en su país. Sin duda, Delfina debía dedicarse a la literatura, y es admirable que haya decidido embarcarse en la difícil travesía de compaginar dos profesiones..[1]

 

Delfina Acosta è una poetessa, narratrice e giornalista di origine paraguaiana, nata a Asunciòn nel 1956. Nonostante il suo passato come chimica farmaceutica, iniziò a dedicarsi alla scrittura giovanile. Nel 1986 si editò il suo primo libro Tutte le voci, donna…, il quale le conferì il Primo Premio Amici dell’Arte, oltre a considerarsi un’opera di riferimento. Fino a quel momento, alcune delle sue poesie furono inserite nella raccolta Poesia itinerante, diretta da Il Laboratorio di Poesia Manuel Ortiz Guerrero. Lavora come opinionista del giornale ABC Color, responsabile della critica letteraria di poeti e narratori paraguaiani come supplemento culturale.

Tra le sue raccolte di poesie pubblicate, troviamo La croce del colibrì il cui prologo fu redatto dalla poetessa Gladys Carmagnola, Romanzo del mio popolo, vincitore del secondo posto del Premio Faderico Garcìa Lorca, Versi essenziali, dedicato completamente alla memoria di Pablo Neruda, e Caro mio, premio Roque Gaona e molto bene accolto nel suo paese. Certamente, Delfina doveva dedicarsi alla letteratura, ed è ammirevole che abbia deciso di imbarcarsi nella difficile traversata di conciliare due professioni.

 

Un día tú dijiste…

 

Un día tú dijiste: soy feliz.
La tienda azul del mar es mi camisa.
Junté en mi percha todo de este mundo:
el torso del océano y la brisa.
Te fuiste a caminar alegremente
por Chile entero dando Buenos días
al vendedor de anzuelos y pescados,
a la mujer inmóvil de la esquina,
que abrió, feliz, sus ojos, al oírte,
y abrió, también, de golpe, su sombrillas,
al sastre que lustraba un saco a cuadros,
y a la virtuosa ronda de las niñas.
Mas para ti no ha sido aquello mucho.
Te diste a hablar también a las semillas
de lo que luego fue un oscuro bosque,
y aquel carbón del pobre vuelto chispa.
Ah…, cuánto conversaste así Neruda.
Qué alegre y corto se te puso el día.
Y aún quisiste hablar con el silencio
para escuchar el oro de su risa.
Después de hacerse tarde regresaste
a tu conciencia de una flor con firma.
Cenaste. Te acostaste. Las estrellas
en tu ventana, aguadas, sonreían.[2]

Un giorno tu hai detto…

 

Un giorno tu hai detto: sono felice.

La tenda blu è la mia camicia.

Ho raccolto nel mio intimo tutto di questo mondo: il torso dell’oceano e la brezza.

Te ne sei andato camminando allegramente

per il Cile intero augurando Buongiorno

al venditore di ami e pesci,

alla donna immobile nell’angolo,

che aprì, felice, i suoi occhi, al sentirti,

e aprì, anche, di colpo, il suo ombrello,

al sarto che lucidava un sacco a quadri,

e al virtuoso gioco delle bambine.

Ma per te non è stato molto.

Ti sei messo a parlare anche ai semi

di ciò che fu poi un oscuro bosco,

e quel carbone del povero è diventato scintilla.

Ah… quando hai parlato in quel modo Neruda.

Quanto bello e corto è diventato il giorno.

E ancora hai voluto parlar con il silenzio

per ascoltare l’oro della sua risata.

Dopo essersi fatto tardi sei rientrato

alla tua coscienza di un fiore con firma.

Hai cenato. Sei andato a letto. Le stelle

nella tua finestra, annacquate, sorridono.

 

 

 

[1] https://www.poemas-del-alma.com/delfina-acosta.htm

[2] https://www.poemas-del-alma.com/delfina-acosta-un-dia-tu-dijiste.htm