Boccadoro e la calda estate, di Armando D’Amaro, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

È il terzo romanzo di una serie che ha per protagonista il commissario Francesco Boccadoro, il primo per chi recensisce, ed è ambientato nel ventennio fascista. L’autore, profondamente innamorato della sua Genova, la ricostruisce in modo storicamente molto dettagliato e accurato e la descrive com’era nel giugno 1940 nei giorni dell’entrata in guerra dell’Italia.

È anche un giallo con truffe, falsari, un agguato con un ferimento e un omicidio ma è soprattutto un affresco storico della Superba con le sue strade, i suoi luoghi di ritrovo, i suoi modi di dire, le tradizioni, uno scorcio di Genova in parte scomparsa a cui l’autore ha voluto rendere testimonianza; essendo ormai una cittadina zeneise ho potuto apprezzare maggiormente tutto questo.

Il commissario ha una famiglia che lo comprende e lo ama, la moglie Elena e i figli Giulia, Irma e il piccolo Umberto, un porto sicuro a cui approdare per trovare ristoro dopo le ore trascorse tra la questura e i vari luoghi in cui è richiesta la sua presenza. Al suo fianco sempre il suo fido vice Beccacini, un aiuto insostituibile per il commissario, ma anche tutto il resto della sua squadra che lo stima e collabora attivamente con lui.