accadde…oggi: nel 1930 nasce Magdalena Abakanowicz

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Magdalena Abakanowicz nasce in Polonia nel 1930 da una famiglia di possidenti terrieri di origini aristocratiche. A causa del conflitto mondiale è costretta a trasferirsi a Varsavia, dove ha inizio la sua ricerca artistica e dove ancora oggi vive e lavora. I suoi inizi sono stati segnati da un atteggiamento sospettoso da parte del regime Polacco, per cui poté lavorare solamente in modo segreto e senza spazi adeguati. A impaurire le autorità era soprattutto la struttura antieroica, molle, decisamente dubitativa dei valori politici dominanti.

Abakanowicz crea strutture morbide e flessibili, forme intrecciate di diverse fibre, grezze al tatto; la serie Abakans (1965-75), così denominata dal proprio cognome, dichiara la volontà di occupare lo spazio per entrare dentro l’opera, perché la sensazione di interiorità diventi una condizione necessaria alla comprensione. Il linguaggio metaforico del suo lavoro si rivela nella “irripetibilità all’interno della quantità: una folla di persone o di uccelli, insetti o foglie è un misterioso assemblaggio di varianti di un certo prototipo, un enigma della natura aberrante, di esatta ripetizione o incapacità di produrre se stessa, proprio come una mano non può ripetere il proprio gesto” (M. Abakanowicz). L’artista analizza il punto in cui l’organico incontra il non-organico, in cui ciò che è ancora vivo incontra ciò che è già morto, dove tutto ciò che esiste in oppressione incontra tutto ciò che lotta per la liberazione: Embryology (1978-1981) si presenta come una sequenza di circa 800 moduli di varie dimensioni a forma di patate, ricuciti di iuta; quelle forme diventeranno poi figure umane sedute o in piedi, figure senza testa, teste, mani o schiene (le serie Heads, Backs, Crowds). A poco a poco le opere si fanno sempre più possenti, ma continuano ad essere di materiali fragili e deperibili; ciascuna figura è una individualità tra la folla, quindi ha una propria espressione, specifici dettagli della pelle, la superficie è naturale come corteccia d’albero o come pelliccia di animale, è l’impronta delle dita dell’artista sull’opera.

AGORA, 2005-2006, iron - 106 figures 285-295 x 95-100 x 135-145 cm - Permanent installation in Grant Park, Chicago

AGORA, 2005-2006, iron – 106 figures 285-295 x 95-100 x 135-145 cm – Permanent installation in Grant Park, Chicago

Dal 1965 al 1990 Magdalena Abakanowicz è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Poznan in Polonia e dal 1984 visiting professor presso la UCLA (University of California, Los Angeles). Riceve numerosi riconoscimenti di livello internazionale, dal Royal College of Art di Londra, dalla Rhode Island School of Design, dall’Accademia di Belle Arti del Pratt Institute, dall’Art Institute of Chicago, dall’Accademia di Belle Arti polacche di Lodz e di Poznan, dalla Akademie der Künste di Berlino e di Dresda.
Nel 1965 vince il Gran Premio alla Biennale di S.Paolo e nel 1980 rappresenta il suo Paese al Padiglione polacco della Biennale di Venezia.
Importanti gallerie e musei hanno ospitato le sue opere, tra i quali la Marlborough Gallery di New York, il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, il Museo National Reina Sofia, nel cui Palazzo di Cristallo è stata installata la serie de La corte di Re Artù, tra gli ultimi lavori dell’artista. L’artista sarà in mostra al Kunst Palast di Dusseldorf fino a Gennaio 2009.
Magdalena Abakanowicz riceve importanti commissioni all’aperto, “spazi di esperienza”, in Italia, Germania, Israele, Corea del Sud, Stati Uniti; l’artista crea luoghi dove la tensione data dallo spazio invita lo spettatore a muoversi tra forme di energia impietrita, di bronzo, pietra o legno. Nel 1990 realizza Folla di Bronzo, un gruppo di 36 figure presso la Grande Asse di Parigi; nel 2004 il gruppo Big Figure 20 viene installato di fronte alla Princeton University Art Museum e una nuova istallazione permanente Agora, composta di 106 figure in ferro di circa 9 metri di altezza ciascuna, viene inaugurata nel novembre del 2006 al Grant Park di Chicago.
L’intera popolazione delle sue figure è sufficiente a colmare una grande piazza pubblica e ad oggi sono più di mille, ma la folla non è mai stata esposta insieme. Le figure restano nei numerosi musei, collezioni pubbliche e private in varie parti del mondo. Esse costituiscono un avvertimento, un senso prolungato d’ansia proprio della poetica della scultrice.