accadde…oggi: nel 2013 muore Rossana Bossaglia

https://formesettanta.wordpress.com/2013/07/10/la-scomparsa-di-rossana-bossaglia-1925-2013/

E’ morta all’ospedale di Varzi (Pv) Rossana Boscaglia. Il 14 giugno aveva compiuto 88 anni. Era nata a Belluno il 1925. Nell’albo d’oro della Oldrado da Ponte era entrata nel 2004, in occasione della XXVII edizione. Per la prima volta il riconoscimento lodigiano era andato a una studiosa dell’arte. La scelta della Associazione Monsignor Quartieri aveva sollevato qualche mugugno. Pochi, anche tra gli artisti, sapevano che Rossana Boscaglia era una delle maggiori figure della cultura artistica italiana.
La Rossana, docente universitaria, critico, storico dell’arte, attrice, letterata, fotografa,  non era di quelle signore che nascondevano l’età. Ci ironizzava sopra. Anche sulla sua bassa statura, sugli episodi dolci della propria vita, sui corteggiamenti ricevuti… sulle cose di cui amava più parlare e raccontare e delle quali dava sempre conto affettuosamente. Della sua attività di professionista dell’arte diceva: “Ho condotto studi su cose che non mi interessavano punto. Per una sfida. Sono le volte, mi pare, in cui ho ottenuto, pubblicamente, i maggiori consensi. Boh!”.
Nel campo della storia e della critica d’arte la Bossaglia ha avuto il grande merito di aver fatto ri-scoprire il Novecento italiano, togliendogli di dosso la sbrigativa identificazione con l’arte fascista. Il “Novecento Italiano”, pubblicato da Feltrinelli, è un’opera risultata decisiva nel togliere di mezzo i tanti luoghi comuni che ancora negli anni Settanta circolavano sul “fenomeno novecentista”, letto da gran parte della critica di matrice marxiana in chiave di nostalgia del passato.
La sua ricerca indirizzò a una maggiore attenzione alla qualità del Novecento italiano e a prescindere dall’impostazione programmatica delle opere.
Il riconoscimento della Oldrado da Ponte, fu il risultato di una intelligente valutazione della Associazione Monsignor Quartieri, che scelse di dare merito a chi aveva educato a una lettura non faziosa e non unilaterale del panorama artistico, ed era stata tanto convincente nell’individuare e provare il collegamento tra una certa figurazione e certi fenomeni estesi a tutta l’area occidentale.
Nella sua attività la Bossaglia ha sempre dimostrato fiuto sottile, coscienza del valore dell’esperienza, sensibilità al fare artistico. Erano i presupposti sui quali aveva eletto alcuni suoi fondamentali, in parte sulla traccia di Lionello Venturi della “Storia della critica d’arte”, e ancor più sulla linea di Cesare Brandi( (cfr. Rossana Bossaglia, L’arte della cultura italiana del Novecento (Bari, Laterza, 2000).
premi e riconoscimenti, confessò, la “lusingavano”. Naturalmente non tutti. In vita ne aveva vinto numerosi. Alcuni di prestigio, altri “di divertente sapore”. Era sottile anche nell’ironia.
Nata a Belluno nel 1925, laureata in Lettere moderne ha insegnato Storia della critica d’arte all’Università di Genova e Storia dell’Arte Moderna all’Università di Pavia. Diplomata in recitazione all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, ha  recitato in Rai con Ferreri e con Valli e in proprio. Ha scritto “Un’autobiografia, forse”, pubblicata da Vanni Scheiwiller in cui agli  interessi artistici, sorprendentemente, riserva semplici sfuggevoli cenni. In essa le maggiori pagine sono dedicate all’amore (“cosiddetto”), al piacere panziniano dell’andare in bicicletta (“un mezzo spirituale”) e del calpestare le balere (si dichiara una “strepitosa ballerina”). Tra il vissuto e l’immaginario racconta il mare. Parla dei sogni, dell’amore, della nostalgia del padre, del figlio maschio che non ha avuto (“il mio unico rimpianto”). Confessa la gioia e l’orgoglio di una figlia e delle due nipoti: ( “tutte belle”).
Non diversamente da molte donne componeva poesie. Lo faceva da sempre, da quando era una ragazzina, caratterizzando le sue composizioni con una struttura ragionativa e narrativa. Qualche esempio del suo poetare si trova nell’Autobiografia. E’ un autoritratto che sparisce davanti alla vastità degli interessi della studiosa.
La sua ricerca ha toccato punti salienti della cultura artistica, in particolare lombarda (Mostra del Settecento Lombardo, Milano, Palazzo Reale, 1991);  presentano particolare rilevanza gli studi condotti  sui fenomeni di stile e gusto tra il XIX e il XX secolo (Liberty e Déco ) e sui movimenti artistici tra le due guerre. Il suo interesse per il liberty e l’art déco rivela un interesse profondo e persistente per il fantastico, che non sempre è irrazionale, ma dipende dal bisogno del meraviglioso, dell’enigmatico, dei simboli e delle forme integrate di armonia, di ciò che appartiene al sogno. Nel campo della storia dell’arte come della critica, il lavoro realizzato in tanti anni è  senz’altro notevole. Si direbbe che non pensasse ad altro.
Ha curato importanti mostre, sia come coordinatrice principale sia in èquipe, tra le quali: Mostra del Liberty italiano, La Permanente, Milano, 1972: Arte e socialità in Italia dal realismo al simbolismo, La Permanente, Milano, 1979; Il Liberty italiano e ticinese, La Malpensata, Lugano, 1981; Anni Trenta, varie sedi, Milano, 1982; Mostra del Novecento Italiano, La Permanente, 1983; Le arti a Vienna, dalla secessione alla caduta dell’Impero asburgico, Palazzo Grassi, Venezia, 1984; L’art déco en Europe, Palais des Beaux-Art, Bruxelles, 1989; ecc.Almeno una ventina sono le monografie pubblicate, tra le quali :Il Liberty in Italia, Milano, Il Saggiatore, 1968; Storia e fortuna del Liberty italiano, Firenze, Sansoni, 1974; Il Déco italiano, Milano, Rizzoli, 1975; Il Novecento Italiano, Milano, Feltrinelli, 1979, Charta, 1993.