la plastica come specie invasiva in “Plasticus maritimus” di Ana Pêgo, recensione di Veronica Ruberti

La plastica come specie invasiva in “Plasticus maritimus”, di Ana Pêgo

Avete tra le mani un fotoreportage di una biologa marina, una poesia scientifica, un taccuino di un’attivista, un carnet de voyage, una guida per esplorazioni e un manuale sulla nuova specie invasiva: Plasticus maritimus.

Non appartiene al mondo animale, ma si vede sempre più spesso sulle nostre spiagge e negli oceani, tanto da poterla considerare una specie invasiva. Plasticus maritimus è il titolo di questo libro e il nome inventato per indicare plastica e microplastica presenti negli oceani e nelle zone costiere. Il libro tratta una tematica scientifica attuale in modo accurato; è scritto da Ana Pêgo e Isabel Minhós Martins, illustrato da Bernardo Carvalho, con la revisione scientifica di Paula Sobral (MARE – Universidade Nova de Lisboa) e di Maria Elvira Callapez (CIUHCT-FCUL).

 

Arriva in Italia edito da Topipittori; i lettori e le lettrici principali sono loro: giovani che fino a pochi mesi fa scendevano in piazza durante i Fridays For Future, sensibili alle tematiche ambientali con entusiasmo e determinazione, senza esserne – tutti – necessariamente buoni conoscitori. Plasticus maritimus è un’ottima risorsa con cui iniziare a informarsi sulle basi scientifiche della questione.

Ana Pêgo è nata in Portogallo ed è cresciuta in una casa accanto al mare. Era lì dove giocava, esplorava, passeggiava e pensava. Ana non ha mai perso questo legame speciale con la spiaggia ed è proprio lì che continua a trovare i “tesori marini” che analizza nei suoi laboratori. Ha studiato infatti Biologia Marina e Pesca all’Università dell’Algarve, diventando poi ricercatrice sulla salute e la conservazione degli oceani. Negli ultimi anni è impegnata in progetti di educazione ambientale che combinano scienza e arte. Plasticus maritimus è il libro che restituisce parte di questa esperienza.

Trattare l’accumulo di plastica negli oceani come una “specie invasiva” permette di osservare in modo dettagliato alcuni aspetti indagati da ricercatrici e ricercatori quando studiano una specie: A che famiglia appartiene? Quali sono le sue caratteristiche? Com’è distribuita nel pianeta o in una regione specifica? Qual è il suo ciclo di vita? Tutti gli anni finiscono negli oceani circa 8 milioni di tonnellate di plastica.

Si sparge ovunque, non solo vicino alla costa, ma anche nelle aree più remote, come il Polo Nord e nelle isole sperdute del Pacifico. I tempi di degradazione dipendono da tanti fattori, come il tipo di plastica, le dimensioni dell’oggetto, le condizioni ambientali, i luoghi attraversati e in cui si trova. Ma nessun essere umano è mai stato tanto longevo quanto un esemplare di Platicus maritimus, da poter assistere a una sua completa degradazione. Come rivela il report “Mari senza rifiuti, Oceani di vita” dell’Associação Portuguesa do Lixo Marinho, una bottiglia di plastica, approssimativamente, impiega 450 anni, una lenza da pesca 600.

L’incontro tra plastica e pesci, uccelli, tartarughe, balene e altre specie è quasi sempre un incontro infelice, perché gli animali la possono ingerire, rimanerne imprigionati o feriti, intossicati dai suoi additivi. Plasticus maritimus è un libro di divulgazione scientifica creativo, poetico e accurato grazie a riferimenti bibliografici, cifre, percentuali e sfide sul riciclo della plastica, visualizzazioni di dati e processi, box informativi ed esplicativi, linee del tempo, schede di osservazione e analisi.

Il libro è anche un manuale per esploratori e attivisti: Come preparare un’uscita sul campo? Ana Pêgo elenca in dettaglio che cosa mettere nello zaino, come vestirsi, quali precauzioni attuare, quali sono i periodi e i posti migliori.

E ora vuoi diventare anche tu beachcomber?

<< Beach… che? >> I beachcomber si distinguono dai beachcleaner perché non si limitano a pulire le spiagge, ma diventano una specie di collezionisti che si interessano anche all’origine e alla storia degli oggetti che incontrano. Ana Pêgo è decisamente beachcomber e cura la pagina Facebook Plasticus maritimus per documentare tutti i suoi ritrovamenti.

Tra gli 84 pettini multicolore raccolti sulla spiaggia di Torre de Belém e soldatini e fiori giocattoli, le scoperte fatte con la sabbia sotto ai piedi, sono poi raccolte, trasformate in un’installazione artistica e catturate in una foto per diventare testimonianza di un problema che ci appartiene. è un progetto di sensibilizzazione ambientale e attivismo che rivela una forte componente poetica e artigiana.

In questo ricorda l’esperienza di Bruno Munari, raccontata in Il mare come artigiano (Corraini, 1995), in cui scrive “Tu butti qualcosa al mare, e il mare (dopo un tempo imprecisato e imprecisabile) te lo restituisce lavorato, finito, levigato, lucido o opaco secondo il materiale, e anche bagnato perché così i colori sono più vivaci”. Tra i massimi designer e grafici italiani, Munari aspettava sulle spiagge liguri uno di questi “esemplari elaborati dal mare artigiano”, per osservarlo e interpretarlo come oggetto di design.

Non ci resta che partire alla ricerca di Plasticus maritimus e iniziare a creare!