Topografie interiori, di Nadia Scappini, recensione di Loredana De Vita

Nadia Scappini: Topografie interiori

Leggere il libro di Nadia Scappini, Topografie interiori (Reverdito, 2020), è stato davvero come seguire una mappa, una segreta pista la cui traccia conduce a quel topos interiore che solo l’abilità di una scrittura colta ma delicata, aperta ma non invadente, intima ma non egocentrica è in grado di discernere e porgere ai lettori. Tale è questo libro, tale la scrittura di Nadia Scappini.

Topografie interiori è una raccolta di racconti ognuno dei quali si pone, dal mio punto di vista, come un passo sempre più nel profondo di una ricerca umana che comincia e finisce con la vita, anzi, in realtà non finisce, è connessa al ciclo della vita, alle sue vicissitudini, ai silenzi e alle parole, al buio e alla luce, al vuoto e al pieno che ciascuna persona conosce e deve imparare ad affrontare, qualsiasi la provenienza, la cultura, il genere. Ciascuno ha la possibilità di conoscere, perché negare tale conoscenza di sé è negare la vita stessa, è negare di avere una possibilità da costruire e una scelta da fare, è negare di avere una voce cui consentire di parlare e sperare che altri ascoltino riconoscendone la varietà e rispettandone la differenza, a cominciare da quella di genere.

Nadia Scappini, infatti, raccoglie molte voci, molte narrazioni che si esprimono nella pluralità della conoscenza come anche nella pluralità delle scelte. Può farlo perché si dispone ad ascoltare pienamente, senza recriminazioni, senza pregiudizio, certa che sia dalla molteplicità che le voci del coro traggono la propria armonia. Si tratta di voci femminili e di voci maschili e, sebbene nel libro i racconti femminili siano separati da quelli maschili, non c’è discontinuità tra le narrazioni né nell’abilità dell’autrice di indossare l’abito, forse si potrebbe dire la maschera, delle donne o degli uomini, poiché a tutti riconosce la profondità dell’esistenza, delle scelte o delle possibilità di scegliere. Donne e uomini, cioè, non sono opposti inavvicinabili; le donne quanto gli uomini sono soggetti a stereotipi che li riguardano; le donne quanto gli uomini possono e devono seguire la propria topografia interiore che possa ricongiungerli con se stessi e con gli altri.

Nadia Scappini, nel suo Topografie interiori, riesce a dare voce al silenzio di uomini e donne, colore allo squallore che talvolta li assale nella solitudine, coraggio di ribellarsi e di scegliere. Grazie ai suoi racconti, l’autrice pone uomini e donne anche gli uni difronte agli altri, ma, sopratutto, pone ciascuno difronte a se stesso. Le maschere, allora, cadono e i personaggi restano nudi dinanzi a se stessi, alle proprie scelte e alle proprie contraddizioni.

È così che la chiacchierona Lorena, può dare alla colta psicologa una lezione di vita semplice grazie all’amore per le persone del suo paese di cui è in grado di descrivere tratti che ne spiegano i comportamenti e ne raccontano, talvolta, la solitudine. Nessuno si deve sentire solo, anche se poi soli lo siamo un poco tutti, così dice Lorena, rivelando con le sue parole semplici l’evidenza, ma subito, parla di felicità si interroga e interroga su che cosa sia la felicità. Un interrogativo che resta fino alla fine, che attraversa ciascuno dei racconti, sia al femminile che al maschile, e che invita a una riflessione profonda anche attraverso il carteggio tra Natalia Ginzburg e Alba De Céspedes che conclude il volume nel quale la prima sottolinea come le donne cadano facilmente in un pozzo, intendendo con questo che si smarriscano facilmente; e la seconda che, pur riconoscendo la possibilità della caduta, deduce che è proprio quel pozzo una possibilità di salvezza poiché da esso sono in grado di rialzarsi e ricominciare la propria battaglia per la vita.

I temi che si fanno narrazione in questo libro, sono temi essenziali ed esistenziali; sono temi che fanno riflettere sulla natura della vita, sulla speranza, sulla ribellione, sulla violenza, sulla solitudine, sulla vecchiaia, sulla morte, sulla scrittura. La riflessione sulla scrittura mi sembra essenziale nell’autrice, anche quando i racconti non focalizzano questo tema nello specifico. La scrittura che si rivela come capacità di ascolto e dignità della parola, la scrittura come autenticità della persona.

Autentica, così mi appare la scrittura e la parola di Nadia Scappini. Autentica e fedele alla persona. Il suo linguaggio è chiaro, colto senza essere aulico; impiega una prosa che è vicina alla poesia, che si potrebbe leggere ad alta voce per coglierne ancora meglio la musicalità e l’armonia anche quando è parola dura o ironica. Ogni racconto comincia con una citazione di poeti e scrittori e si conclude con dei versi dell’autrice stessa che rivelano sensibilità e capacità di osservare il mondo non molto comuni.

Vorrei concludere questa forse troppo lunga disamina, ma assicuro che molto altro avrei da dire su ciascuno dei racconti, con un pensiero sulla vecchiaia impiegando i versi di un poeta inglese, T. S. Eliot, che parlando di vecchiaia scrive nella mia fine è il mio principio. Un invito a proseguire nella costruzione della propria topografia interiore, chissà, forse è proprio questo la felicità, semplice, pura, profonda, piena di speranza e di per-dono.