l’adolescenza, di Loredana De Vita

Adolescence

L’adolescenza è sempre stata un periodo di difficile passaggio da un’età all’altra sia in entrata che in uscita. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è, infatti, costellato di cambiamenti fisici e psicologici che determinano il progressivo distacco dal mondo degli affetti stabili (soprattutto il legame con la madre) per avvicinarsi al mondo sconosciuto che ciascuno è stato per se stesso. Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è segnato dall’impellenza della responsabilità nella consapevolezza che le scelte che si operano non riguardano più solo se stessi, ma tutto il panorama di persone e situazioni che esistono oltre se stessi. Di mezzo, tra l’infanzia e l’età adulta, c’è l’adolescenza.
Vissuta spesso con sgomento, altra con rimpianto, altra ancora con paura, l’adolescenza è quel tempo inevitabile che può liberare la nostra essenza oppure, purtroppo, renderci prigionieri senza consentire di scoprire il nuovo, di crescere (non solo fisicamente che è inevitabile). È sempre stato così, l’adolescenza è un periodo complesso che apre oppure che chiude su se stessi; non sono pochi, infatti, i casi di giovani uomini o donne che vivono una vita “come se fossero adulti”, ma che restano ancorati a quell’adolescenza che hanno paura di abbandonare e che spesso li rende cattivi maestri.
L’adolescenza è sempre stata il periodo delle scoperte, delle scommesse, del mettersi alla prova… eppure è stata anche l’epoca dell’attesa, del desiderio di accelerare i tempi, di sciogliere le briglie e costruire la propria rotta, nonostante i timori, le cadute, le sconfitte e, anzi, proprio grazie a queste, poiché è nell’imperfezione che si costruisce il senso del proprio vivere, è nelle delusioni che si impara a discernere, è nel coraggio di rialzarsi e ricominciare che si rafforza la tempra umana e il discernimento del pensiero libero.
È sempre stato difficile essere adolescenti, ma oggi lo è ancora di più, poichè spesso le sfide che si affrontano non sono quelle che ciascuno pone a se stesso per superarsi e superare i limiti dei propri timori, ma quelle che pongono altri, insidiosi e meschini, che sfidano a giocare a morire con la perversione dei sadici che si sentono uomini (o donne) solo nella conquista della debolezza altrui, delle sue paure, del suo sangue.
Così, la scoperta di sé, per un adolescente, non è più la conoscenza dei propri desideri e delle proprie speranze per quel futuro da costruire con le proprie mani, ma la risposta a sfide sempre più assurde e cruente, autolesonieste o violente verso gli altri per poter provare il potere del proprio coraggio. Incauto chi cade in questa trappola, poichè ciò che si prova è solo il potere dei coercitori, di coloro che plagiano quel pensiero in fieri che cerca la dimensione del proprio esistere e che spesso si spegne nella morte. Ingenuo chi cade nella trappola, ma perverso non solo chi modella il pensiero degli adolescenti, ma anche quei compagni che sono al corrente, che condividono, probabilmente, le stesse “sfide” e di esse sono altrettanto prigionieri. Non è questo il coraggio, non è questo “costruire una direzione”, non è questo essere adolescenti, perché un adolescente deve tendere alla vita e alla conoscenza, non alle ferite e alla morte. Il coraggio non ha potere, il coraggio è riconoscere la verità di se stessi, saper dare opportunità di crescita alla propria vita, costruire una direzione e una destinazione che aprano e non che chiudano su se stessi.
Denunciare chi sfida e provoca e istiga a compiere gesti insensati per la vita, questo è coraggio. Chiedere aiuto ai genitori, docenti, educatori, persone di cui vi fidate quando c’è qualcuno che istiga a prove di forza, questo è coraggio. Accettare di crescere nonostante il dolore, il senso di inadeguatezza e incompiutezza che tutti gli adolescenti provano (e che talvolta permane persino da adulti), questo è coraggio.
Chi induce a farsi del male per dimostrare il proprio potere, non è che una mente malata e sadica che, come un vampiro dello spirito, vuole nutrirsi del sangue della vostra nuova libertà. Diffidatene. Tali “vampiri” non sono che vili, vigliacchi incapaci di dare valore alla propria esistenza e che per questo desiderano distruggere la vostra. Chi è vile, si sa, non ha lacrime per se stesso e ruba le vostre e quelle di chi vi ama per sentirsi vivo.