Les chevaliers errants, di Victor Hugo, traduzione di Stefano Duranti Poccetti, recensione di Loredana De Vita

Victor Hugo: Les Chevaliers Errants

Stefano Duranti Poccetti ci offre questa bella traduzione dal francese di un testo inedito di Victor Hugo: Les Chevaliers Errants (Nulla die, 2020), accompagnando la traduzione con una significativa e intensa introduzione che rende attuale il testo come anche il pensiero che lo attraversa.

Si tratta di due poemi scritti da Victor Hugo in perfetto stile del poema cavalleresco, Il piccolo Re di Galizia e Eviradnus, e contenuti nel ciclo Les Chevaliers Errants, che narrano la storia rispettivamente di Roland e di Eviradnus, paladini del bene e della giustizia.

Nel Il piccolo Re di Galizia il protagonista, Rolando, lotterà per difendere il giovane e inesperto Re sottraendolo dalla violenza sacrilega degli zii assassini disposti a tutto pur di usurparne il trono. Grazie alla sua spada, Durlindana, guidata da poteri divini come egli stesso è nella sua lotta per difendere il bene, Rolando riuscirà non solo a mettere fine al potere iniquo degli zii, ma anche a far maturare verso sentimenti di pietà, amore e giustizia il giovane Re di Galizia.

In Eviradnus il protagonista, lo stesso Eviradnus, sebbene molto vecchio riesce a salvare dalla perdizione e dalla morte l’inesperta futura Regina di Lusazia, Mahaud, dalle grinfie degli usurpatori. Anche in questo secondo poema è forte la presenza del metafisico che sostiene l’eroe nella battaglia.

Les Chevaliers Errants (Nulla die, 2020), ci mostra un Victor Hugo diverso da quello dei grandi romanzi noti di questo autore (I miserabili, Notre-Dame de Paris, tra gli altri), rafforzando la sua formazione di autore del Romanticismo. Significativa, da questo punto di vista, la visione dell’eroe come profeta o poeta della vita, colui che riporta o guida verso l’ordine del Bene in contrasto con la confusione e il calvario del Male, non dissimile, quindi, dal ruolo che assume il poeta nella tradizione romantica. Ancora, sullo stesso filone, la presenza di elementi gotici, non solo nella presenza dei cavalieri e delle dame medievali, ma nell’assunzione quasi visionaria della lotta divina contro il male. Non mancano gli elementi mitologici o sovrannaturali, la spada oppure la botola che nasconde gli inferi.

I due eroi, Roland e Eviradnus, inoltre, sono rispettivamente paragonati a Ercole e Sansone, eroi la cui forza non scaturisce dall’ego, ma dal loro essere chiamati all’azione per lottare contro le ingiustizie. Hugo sembra suggerire, in questo modo, che l’essere pronti all’alto eroico non ha lo scopo di diventare eroi per se stessi, né solo per compiere ciò che è giusto per l’altro, ma per realizzare la propria vita secondo coscienza.

In questo senso, Les Chevaliers Errants (Nulla die, 2020) di Victor Hugo, nella bella traduzione in italiano di Stefano Duranti Poccetti, racconta significati che ancora oggi possono insegnare qualcosa al nostro tempo e ispirare eroi che sappiano, secondo coscienza, rendere straordinario il proprio ordinario.