Backstage di un compositore, di Fabio Frizzi, Graphofeel edizioni, recensione di Daniela Domenici

Credo che per molti/e di noi il cognome Frizzi si associ subito a Fabrizio, formidabile conduttore televisivo e persona amabilissima, scomparso troppo presto; chi non appartiene al mondo musicale come addetto/a ai lavori o, semplicemente, come appassionato/a non sa che il fratello maggiore di Fabrizio è uno straordinario musicista, un compositore di musiche per film, teatro e televisione da molti anni, che è famoso e ha lavorato spesso oltreoceano ma che conserva, intatta, la voglia di mettersi alla prova in progetti sempre nuovi. L’ho scoperto, con grande piacere, leggendo questa sua storia, che ha dedicato a Fabrizio, il cui fil rouge è la grande, ininterrotta passione, l’inesauribile curiosità unita alla professionalità, sempre con infinita umiltà.

Splendida la prefazione di Vincenzo Mollica, sotto forma di lettera a Fabio, che vorrei proporvi in toto perché è esattamente quello che penso di questo libro ma proverò a estrapolarne qualche frase “…hai scritto un libro davvero prezioso in cui la vita abbraccia la musica e diventano una sola cosa, in cui le parole suonano come note e le note parlano come parole. Sei riuscito a raccontare con verità e onestà l’intimità che un musicista vive con la propria arte, con il proprio talento, che ti mette alla prova in ogni creazione…hai scritto questo libro senza trascurare nessun lato del tuo carattere: sensibilità, ironia, estro, umanità, generosità, creatività, curiosità, empatia. Tutte queste cose sono riunite nel tuo sorriso…”.

Nonostante la mole alquanto ragguardevole l’ho letto in un soffio e ringrazio Fabio per aver deciso di raccontarci “la mia eterna passione, il virus che ho contratto da piccolo e dal quale non sono più guarito” perché è riuscito a “contagiarmi” con le sue parole.