le onde, di Virginia Woolf, recensione di Loredana De Vita

Virginia Woolf: Le onde

Le onde (Newton&Compton, 1994) è il terzo romanzo scritto da Virginia Woolf ed è forse quello in cui più fortemente traspare non solo il suo legame allo stile letterario del suo contemporaneo James Joyce, ma anche l’aderenza profonda al suo stesso e soggettivo stream of consciousness (flusso di coscienza).

Le onde, infatti, rappresenta un flusso di coscienza narrato a sei voci (Bernard, Susan, Rhoda, Neville, Jinny, Louis più la voce di Percival che non parla mai direttamente, ma solo attraverso la voce dei compagni) che percorrono il passaggio dall’età infantile fino a quella adulta percorrendo i molteplici alti e bassi, gioie e dolori, tradimenti e successi di cui ogni vita è costellata.

Il titolo, Le onde, rappresenta ed è metafora degli alti e bassi dell’esistenza spesso trascinata, talvolta spinta lungo rotte e verso destinazioni la cui conquista non è sempre motivo di gioia, ma più spesso di delusione e infelicità per l’incompletezza e spesso l’insensatezza cui ciascuna vita perviene. Come gocce e spuma di onde è la vita di ciascuno dei personaggi che attraversa, sfiora la vita dell’altro, senza mai fermarsi a viverla assieme dimostrando che la realtà di una memoria collettiva è di difficile realizzazione poiché ciascuno è poi e in ogni caso chiamato a rispondere al senso della propria esistenza, del suo richiamo fino alla morte. Molto spesso, infatti, si vive la vita in balia delle onde mutevoli e cangianti incapaci di accorgersi della morte che si avvicina o del richiamo della stessa che può divenire persino più forte della vita stessa.

Molti gli elementi autobiografici, non solo nella figura di Percival che rappresenta il fratello morto prematuramente della stessa Woolf, ma anche nelle dinamiche della possessione dello sconforto o dell’implacabile travolgere delle onde indomabili che cancella i segni della memoria di sé. Un richiamo, forse, al futuro suicidio della scrittrice che, riempendosi di sassi le tasche si gettò nel fiume Ouse non senza aver lasciato al marito una meravigliosa lettera di commiato.

Il linguaggio è altamente poetico, di più, è musicale e sembra ricomporre le vite dei protagonisti come se questi fossero le note sul pentagramma della sinfonia della vita. Non una lettura semplice se si aspira alla trama dettagliata, ma una lettura in grado di riportare all’essenziale il bisogno del pensiero che acquisisce forma e peso e sostanza.