La spia di Cechov, di Mario Paternostro, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Un libro davvero particolare questo di Mario Paternostro, giornalista con una biografia di assoluto rilievo e anche scrittore, che si è inventato un romanzo di fantapolitica che ha luogo dal 28 dicembre 1985 al 5 gennaio 1986 ed è ambientato a Genova, sua città natale e mia d’adozione, e a Roma.

Al centro della storia la scomparsa, alquanto rocambolesca, prima di un suo intervento a un convegno a Genova insieme a un collega americano, dello scienziato russo Andrej Sergeevc Prozorov e le ripercussioni che questo evento potrebbe avere sulla politica italiana e non solo (ma naturalmente è tutto sapientemente inventato dall’autore) in un momento in cui al ministero degli Esteri c’è Giulio Andreotti, il primo ministro è Bettino Craxi e Alessandro Natta ha preso il posto di Enrico Berlinguer. In Russia è arrivato al potere Michail Gorbaciov e la sua “perestrojka”, in Italia c’è appena stato l’attentato palestinese all’aeroporto di Fiumicino e di Vienna del 27 dicembre che ha provocato 19 morti e centinaia di feriti.

Si scoprirà gradualmente il vero motivo della fuga dello scienziato grazie soprattutto all’aiuto che gli verrà dato da alcuni membri della sezione PCI “Vapori” del porto di Genova; conosceremo la giovane giornalista Anna Spada che farà due scoop importanti, entreremo nei meandri dello spionaggio della KGB e della CIA, dei servizi segreti italiani e degli equilibri di potere ma soprattutto ci affascinerà la storia di Prozorov, un uomo, prima che uno scienziato, che vuole risolvere un mistero della sua vita.

P.S sono laureata anche in russo oltre che in inglese e ho quindi apprezzato ancora di più questo romanzo…