La stagione dell’angelo, di Rosalia Messina, recensione di Daniela Domenici

Un anno e mezzo dopo l’ultima recensione a una sua opera è tornata a “trovarmi” Rosalia Messina, giudice e splendida scrittrice siculo-felsinea, con il suo libro più recente “La stagione dell’angelo”.

È una storia struggente, delicata, commovente che ha per protagoniste un’anziana donna, Elisabetta, e una giovane, Viola, che si conoscono grazie a un foulard volato alla prima e raccolto casualmente dalla seconda; diventeranno amiche provando gradualmente ad aprire il cuore l’una all’altra perché ognuna ha più di un dolore nascosto. E sarà grazie anche alle poesia di Spoon River e di Neruda che Viola regala e legge a Elisabetta che nascerà un sentimento di fiducia reciproca nella necessità di unire due solitudini, seppur diverse.

Messina è anche una splendida autrice teatrale e conclude questa sua storia con due colpi di scena, il primo drammatico, il secondo originale e spiazzante; con gli unici due personaggi maschili, l’ex marito di Elisabetta e l’ex fidanzato di Viola, l’autrice è un po’ impietosa: non fanno una gran bella figura.

I miei complimenti a Rosalia Messina per come ha saputo tratteggiare la figura di Elisabetta, la sua fragilità, le sue amnesie, il suo desiderio di uscire dalla solitudine, i suoi ricordi frammentati; ed ex aequo bravissima anche nel descrivere Viola con le sue incertezze e i suoi slanci, con la sua tenerezza verso Elisabetta, con il suo amore per i libri, e per la poesia in particolare, sui quali ha un sogno che riuscirà a realizzare.