fare di necessità virtù, di Loredana De Vita

Make a Virtue of Necessity

Ho imparato molto presto una lezione essenziale nella vita: fare di necessità virtù. Questo non significa non soffrire per le situazioni o non vederne gli aspetti negativi, ma semplicemente impiegare anche queste condizioni, inevitabili prima o dopo nella vita di ogni persona, per sviluppare nuovi punti di forza e capacità di reazione/azione. Difatti, l’avvilimento, la rabbia, la resa, il compianto, il lamento, non possono che avere tempi ridottissimi (se proprio bisogna provarli e questo, credo, dipenda dalla storia individuale delle persone), più immediata possibile, invece, deve essere la reazione propositiva e costruttiva nel nostro impegno umano e sociale. Non si chiama “rassegnazione”, anzi, si chiama consapevolezza della necessità e dell’importanza di essere i protagonisti delle proprie scelte.

Temo, a volte, che nel lamento ci sia la condanna a fare di se stessi dei “rassegnati” che hanno deposto le armi del coraggio e dell’ardore nel desiderio di vivere ed esistere. Viviamo un’epoca di “facilitazioni e/o semplificazioni” cui non vogliamo rinunciare; quando queste vengono a mancare, o in qualche modo sono limitate, ci sentiamo persi, cerchiamo responsabili e capri espiatori per dare a noi stessi una credibilità di cui non siamo più capaci di trovare le radici, confondendo in questo modo ancora di più la realtà con la nostra finzione o con la finzione di noi stessi e perdendo del tutto una rotta che sia possibile costruire per tracciare e/o scoprire nuovi segni lungo il nostro percorso. È grave, questo, molto grave. E lo è ancora di più nei riguardi dei giovani che carichiamo con le nostre ansie e le nostre paure, ai quali definiamo un mondo senza futuro, compresso, “esaurito” (nel duplice senso di finito e impazzito), ai quali togliamo non solo la speranza di una vita, ma persino la possibilità di sceglierne una che non sia quella in cui, traditi, non riescano fare altro che bruciare il proprio tempo.

Ogni occasione, invece, per quanto dolorosa e soffocante, è un’occasione di formazione, di sperimentazione, di progettualità. Non dobbiamo dire che “è bello vivere senza relazioni”, sarebbe orribile farlo, ma dobbiamo suggerire di scoprire che, se si vuole, anche ciò che ci sembra orribile, anche ciò che ci deruba della nostra vita (questo ci appare), ci sta insegnando che la vita ha valori e significati che vanno oltre le apparenze, oltre i limiti posti dalle vicissitudini o dalle necessità, che la vita è il coraggio di perdonare e perdonarsi, che la vita è una direzione che non abbandoniamo e che darle con coraggio significato ogni istante è già il traguardo e la meta.