libertà di parola, di Loredana De Vita

Freedom of Speech

Eppure, facciamo un po’ di confusione sulla libertà di parola. Ciascuno può e deve certamente esprimere la propria opinione, ma nessuno dovrebbe condirla con il vituperio e il vilipendio. Insomma, c’è un’etica della parola come della libertà che comincia con il rispetto e prosegue con l’intelligenza e il coraggio delle idee che non si esprimono mai nella violenza personale o suggerita.

Quando l’aggressività anche solo verbale si sostituisce o interferisce con la comunicazione, quando essa è usata per offendere e istigare contro qualcuno, quando di essa si fa scempio per denigrare e indicare un possibile obiettivo come nemico, in tutti questi e altri casi non stiamo più parlando di libertà di parola, ma di un uso ambiguo e della parola e della libertà. In realtà, stiamo facendo propaganda e, si sa, la propaganda non serve sempre per evidenziare le caratteristiche migliori di qualcosa o di qualcuno, ma per nasconderne i difetti illudendo che non esistenza o, persino, che non siano vizi ma virtù.

La propaganda, infatti, inventa il nemico verso cui manipola un sentimento di paura fino a desiderarne e suggerirne nei pensieri e/o nei fatti la distruzione. Che cosa significa propaganda? Significa “propagare” (dal latino pro = avanti + pagare =da pàgere legare, consolidare), cioè, moltiplicare per via di riproduzione.

Che cosa propagare (=moltiplicare)? Il consenso diffuso piuttosto che l’affermazione della verità. Come? Attraverso i mezzi di comunicazione di massa che non sempre agiscono in maniera consapevole e responsabile essi stessi accalappiati dall’ necessità di rendersi visibili e appetibili.

La propaganda ha, difatti, due funzioni essenziali:

  • funzione coesiva (creare benessere, promuovere amicizia, favorire la cooperazione) che si traduce nel convicere che l’altro è pericoloso;
  • funzione dissensuale (creare apatia, discordia, promuovere il dissenso), che si traduce nell’odiare l’altro in quanto diverso.

Componenti essenziali della propaganda sono: espressività (emozioni, semplificazioni), dinamiche di categorie (focus interno e focus esterno), leve strategiche (giusta causa, paura, rimozione), contenuto (sicurezza/diritti, esigenze della patria, identità, legami affettivi). In definitiva, la propaganda sottolinea una lotta tra bene e il male senza mezze misure.

Interessante notare che il contenuto della propaganda si serve di simboli che coinvolgano la massa facendola sentire come un corpo unico che segue un leader contro un nemico in realtà inventato, ma creduto reale. Questo è possibile perché la propaganda si serve di una forte enfasi emozionale che fa leva sui sentimenti e sulle emozioni basilari. Inoltre, si esprime attraverso un linguaggio semplificato grazie al quale ogni proposta diviene iconica, simbolica, ed è sempre facilmente identificabile.

Come se non bastasse, la propaganda si serve di una onnipresente reiterazione, ripetizione, sistematica e persino ossessiva di slogan e concetti elementari sempre facilmente riconoscibili. La propaganda stabilisce un focus interno, cioè la definizione della propria fazione, e un focus esterno nel quale include un’altra fazione caratterizzata non solo come del tutto opposta a sé, ma con tutte le caratteristiche che fomentino la contrapposizione e l’odio.

L’altro, quindi, è il nemico. L’esistenza del nemico genera insicurezza da una parte, e dall’altra la necessità di trovare un leader, un eroe, in grado di motivare e guidare la massa contro il nemico. Infine, per sostenere il consenso acquisito, è necessaria la spettacolarizzazione di sé da parte del presunto eroe e la creazione di un capro espiatorio sul quale scaricare l’indignazione e la rabbia auto generata e altrettanto auto giustificata con apparente vittimismo per rendere il nemico effettivamente tale.

Ecco, guardandomi attorno, vedo diverse situazioni di questo genere. non bisogna chiudere gli occhi, ma, soprattutto, bisogna dare alle cose e alle situazioni il loro vero nome. Libertà di parola e propaganda, per esempio, non sono la stessa cosa.