Come lupi nella neve, di Marco Di Tillo, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Non conoscevo ancora il simpatico commissario genovese Marco Canepa, nato dalla penna di Marco Di Tillo, questa è la terza opera che lo vede protagonista, per me è la prima e mi è diventato subito simpatico.

L’autore lo manda “in trasferta” in una città del Molise, Agnone, in provincia di Isernia, dove è ospite per qualche giorno di un collega originario di lì che lo ha invitato in occasione di una festa che coinvolge tutta la comunità cittadina, la ‘ndocciata. Durante quei giorni una nevicata epocale provoca vari disagi, in primis la mancanza di energia elettrica e quindi la difficoltà di comunicazioni e anche la difficoltà a muoversi sia a piedi che con i mezzi. Durante il suo soggiorno avvengono due morti misteriose e una sparizione; il commissario Canepa darà un aiuto fondamentale alla risoluzione dei casi collaborando con le forze dell’ordine e con i/le tanti/e cittadini/e che vengono perfettamente caratterizzati/e da Di Tillo, ognuno/a di loro emerge nella sua unicità, da don Giacinto al prof Ponzio e al dottore Necco, dall’amico Giuseppe al giovane Lorenzo…

Lo scrittore utilizza l’escamotage di brevi flashback temporali che aiutano a ricostruire il passato dei/lle principali protagonisti/e con i loro “scheletri nell’armadio”. Il finale è assolutamente inimmaginabile, complimenti a Di Tillo per il colpo di scena!

Splendide le descrizioni di Agnone, piene di tanti, piccoli affettuosi dettagli a tal punto che nasce il desiderio di andare a visitarla per scoprire il suo passato di antica città sannita.