Pizzica amara, di Gabriella Genisi, recensione di Daniela Domenici

Da una commissaria barese, Lolita Lo Bosco, a una marescialla dei carabinieri leccese, Chicca Lopez, da una serie di gialli ironici e gustosi a un noir che più noir non si può ambientato in terra salentina Gabriella Genisi non finisce mai di stupirci per più di un motivo.

Innanzitutto per il profondo Amore per la sua terra di Puglia e per le sue tradizioni, per il suo patrimonio artistico, per la sua lingua, per i suoi paesaggi, per le sue superstizioni, Amore di cui è intrisa ogni singola pagina di “Pizzica amara” (così come della serie di Lolita Lo Bosco).

Rinnovo i miei complimenti all’autrice per lo stile narrativo che è ormai una sua cifra distintiva, ricco, denso, variegato, corretto e intriso di citazioni in lingua salentina, in una parola: magico!

Perfetta la caratterizzazione dei/lle protagonisti/e a cominciare, naturalmente, dalla giovane e formidabile Chicca Lopez, che nasconde un passato familiare doloroso, a Maria, la macara, e a sua figlia Martina, dal suo capitano Biondi all’amico del cuore Gerard, dal boss Lo Piccolo all’amica anatomopatologa Maria Antonietta; ognuno/a di loro è perfettamente delineato/a ed emerge con la propria individualità: standing ovation!

Dalla seconda di copertina “Gabriella Genisi, in un giallo sconvolgent quanto mai attuale, ci racconta il Salento oscuro delle superstizioni e delle notti della taranta; a farci da guida una carabiniera indimenticabile che rompe e ribalta tutti i canoni della scena noir”: non vedo l’ora di leggere la seconda avventura di Chicca…