Un posto per morire, di Maria Masella, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Divorato in meno di ventiquattro ore e ancora una volta Maria Masella mi ha avvinto, appassionato, emozionato e commosso con la sua opera più recente “Un posto per morire – un’indagine di Teresa Maritano”.

È sicuramente il cavallo di razza della scuderia di Fratelli Frilli, non se ne abbiano a male gli altri scrittori e le altre scrittrici che da un po’ di tempo sono “entrati/e” nel mio entourage, da quando ho iniziato a recensire molte delle loro opere.

I primi complimenti vanno al suo stile narrativo, secco, conciso, laconico ma assolutamente perfetto, da vera giallista DOCG, le sue frasi hanno un ritmo tambureggiante, che non fa sconti, che colpisce: standing ovation.

Ancora complimenti per la trama immaginata che ha inizialmente un andamento lento, con input misteriosi disseminati qua e là, per poi fare entrare in scena, come nel Bolero di Ravel, oltre ai due straordinari protagonisti, l’ex ispettrice di polizia Teresa Maritano e il vicequestore Marco Ardini, i/le tantissimi/e coprotagonisti/e, ognun/a così ben caratterizzato/a da emergere nella propria individualià: grazie Masella!

E ancora una standing ovation per Zena e alcuni luoghi del ponente ligure e del basso Piemonte che l’autrice conosce bene descrivendoli con dettagli densi di amore per la sua (e da quasi quattro anni anche mia) terra che diventa un’altra magica co-protagonista.