accadde…oggi: nel 1966 muore Gilberto Govi, di Gabriele Rastaldo
Buon compleanno sciù Gilberto Govi, icona genovese! (ilmugugnogenovese.it)
Il 22 Ottobre del 1885, veniva al mondo uno dei più grandi attori genovesi, forse IL più grande, per ciò che ha saputo dare e comunicare.
Per ricordare un personaggio come Gilberto, bisogna farlo come lui stesso vorrebbe: con allegria. Dunque non sarà un elenco scialbo di date, opere e titoli uno di seguito all’altro, bensì un inno alla sua incredibile “sagoma“.
Amerigo Armando Gilberto Govi, simbolo ed emblema del teatro genovese, nasce a Genova il 22 Ottobre 1885, in via Sant’Ugo 13, non distante dalla stazione di Genova Piazza Principe. La sua famiglia è di origine mantovana: padre Anselmo, funzionario delle ferrovie e mamma Francesca Gardini, bolognese.
Frequentò le scuole insieme al fratello Amleto e, nonostante il padre desiderasse per lui una carriera di funzionario delle ferrovie, si appassionò sempre più al palcoscenoco iniziando a frequentare una compagnia teatrale: a dodici anni, nel 1897, recitava già in una filodrammatica.
L’amore per questa forma d’arte, lo induce ad iscriversi all’Accademia filodrammatica italiana, ospitata nel Teatro Nazionale in stradone Sant’Agostino. Frequenta per tre anni l’Accademia di belle arti e, a sedici anni, viene assunto come disegnatore dalle Officine elettriche genovesi. Proprio qui, attorno al 1914, comincia a recitare in alcune commedie fino a che non viene espulso dall’Accademia per alcune divergenze. Govi non è tipo da farsi mettere i piedi in testa, è Genovese, dunque testardo e determinato quando viene “stuzzicato”. Forma quindi una nuova compagnia: la “Compagnia dialettale genovese” ed inizia ad esibirsi nei maggiori teatri cittadini.
1923 al Teatro Filodrammatici di Milano con “I manezzi pe maja na figgia”! Di Nicolò Bacigalupo, è la commedia, a mio avviso, più vivace e moderna di tutte. Quale migliore “trampolino di lancio” ? Dal 31 dicembre 1923, dopo il successone, si dedica totalmente alla vita di attore iniziando ad elaborare tutti i suoi principali personaggi e stereotipi che ritroveremo nelle commedie. Govi ha molti punti di forza, uno dei principali è la sua partner fin dagli inizi nella “Compagnia dialettale” Caterina Franchi Gaioni. Sua compagna, sia sul palco, che nella vita. Quale migliore connubio per alimentare un nuovo teatro, già vincente nell’idea?
Da lì Gilberto non si fermerà più, andando in giro per tutto il mondo con le sue commedie. Come non citare “Pignasecca e Pignaverde“, “Colpi di timone“, “Maneggi per maritare una figliola“, ma anche “Sotto a chi tocca” e tante altre…
Si cimenterà anche in 4 film: “Colpi di timone” (1942), “Che tempi!” (1947), “Il diavolo in convento” (1950), “Lui, lei e il nonno” (1961).
Nel mondo è da tutti visto come lo stereotipo del vero Genovese: furbo, sorridente e rude allo stesso tempo.
Essere “vicino” alla gente, rappresentare i problemi d’ogni giorno, l’autoironia e la totale assenza di volgarità, sono stati punti forti del suo “essere” sul palco. Il tutto condito con quel suo espimersi in un misto genovese-italiano tanto caro ai V.E.L, tanto simpatico alle orecchie dei Foresti e la sua mimica, la sua gestualità così uniche e indelebili.
Ha fatto scoprire un po’ di “noi” anche oltre i giovi, rappresentando al meglio quel nostro carattere burbero e distaccato all’apparenza, ma che invece si dimostra esser tutt’altro, non appena hai modo di scoprirci.
Gilberto Govi lascia il teatro a 75 anni, capendo che ormai era il momento di prendersi il meritato riposo e tirar le somme di ciò che aveva costruito. D’altronde come diceva lui: “il teatro è come una bella donna: bisogna lasciarla prima che sia lei a lasciare te”