accadde…oggi: nel 2009 muore Elisa Penna, di Luca Boschi

SE N’E’ ANDATA ELISA PENNA, IDEATRICE DI PAPERINIK | Cartoonist globale (ilsole24ore.com)

2009 – Elisa Penna, giornalista, scrittrice, amante degli animali, braccio destro (e talvolta anche sinistro) di Mario Gentilini e Gaudenzio Capelli nella redazione di Topolino, è scomparsa questa notte dopo una lunga malattia.

Nata a Cusano Milanino nel 1930, laureata in Storia e Filosofia, Elisa lega il suo nome all’ideazione del personaggio di Paperinik, sviluppato insieme a Guido Martina (sceneggiatura) e a Giovan Battista Carpi (disegni). Lanciato con l’episodio Paperinik il diabolico vendicatore (Topolino n. 706 dell’8 giugno 1969), è la versione eroica e giustiziera di Paolino Paperino, un vendicatore mascherato che fa il verso un po’ a Batman e un po’ a Diabolik (ma Elisa ricordava sempre che l’ispirazione era stata mediata dal parodistico Dorellik, interpretato da Johnny Dorelli) nell’intento di emulare le gesta del defunto ladro gentiluomo Fantomius.

 

Manuale

Elisa Penna era entrata alla Arnoldo Mondadori Editore come redattrice nel 1959, per collaborare al settimanale Epoca e a Topolino, rispondendo alla posta dei lettori.
Il suo primo incarico era farle veci di Gina Lollobrigida, nella rubrica Fata Fantasia, subito dopo quelle di Mike Bongiorno (che con Mondadori aveva un contratto complesso, comprensivo anche di una partecipazione in qualità di attore nei fotoromanzi di Bolero Film), nella rubrica Gli amici di Mike Bongiorno.

Anche nei decenni seguenti continuerà in modo assiduo il rapporto epistolare con i lettori, sia rispondendo personalmente alle loro lettere, una per una, per non lasciare nessuno deluso, sia redigendo rubriche di interscambio di opinioni e contatti, come La segretaria per tutti o la leggendaria Qui Paperino Quack, dove salutava inviando “baciottoni” o (abbreviando) “‘ciottoni”.

Nel 1962 Elisa diviene capo redattrice di Topolino. Rimarrà sulla breccia fino al 1994, sotto la gestione del settimanale di Gaudenzio Capelli, divenendo anche direttore del pocket Minni, destinato alle lettrici femminili, e di altre testate legate al mondo degli animali (più o meno antropomorfi).

Traduttrice e adattatrice di storie a fumetti provenienti dall’estero, Elisa Penna ha anche scritto numerosi libri illustrati con personaggi disneyani e non.
Fra tutti, spiccano quelli della celebre collana dei Manuali delle Giovani Marmotte, dei quali fa parte anche il Manuale di Paperinik, del quale riproduciamo un’immagine sopra in una tempera di Carpi dove il volume è “autocitato”.

Il giornalista specializzato Marco Barlotti ha raccolto qualche mese fa una lunga intervista a Elisa Penna, da pubblicarsi sulla rivista Fumo di China (dovrebbe uscire nel prossimo numero, in questo mese). Si tratta, forse, della sua ultima testimonianza.
Ringrazio Marco e la rivista per aver concesso in anteprima a questo blog un passaggio della lunga chiacchierata sviluppata con Elisa nei mesi scorsi. E’ la parte in cui racconta il suo ingresso a Topolino. La pubblichiamo così, come l’ha scritta Elisa; chi l’ha sempre seguita, si accorgerà che contiene alcuni passaggi espressivi caratteristici del suo modo di essere.

ElisaPenna Milano

Un giorno fui chiamata all’Ufficio del Personale: che ansia!
Bla-bla-bla, il direttore del personale era contento, bla-bla-bla, forse meritavo qualcosa di più… bla-bla-bla. E mi domandò se conoscevo Topolino. E mi mise sotto il naso la rivista
 Topolino. Mi chiese se mi intendevo di fumetti… se avevo letto qualche giornalino con le nuvolette… se almeno conoscevo il Corriere dei Piccoli, o altri giornaletti per ragazzi che non ricordo più. Così l’ansia divenne terrore! Io non avevo mai visto giornali di quel tipo: quel poco, anzi niente, di fumetti l’avevo intravisto su Topolino, rispondendo ai bambini della rubrica di Mike. E allora trovai la disperata sincerità di dire che io da sempre avevo letto e leggevo soltanto libri e non solo per ragazzi. La letteratura giovanile, e i poemi e le usanze e le scoperte: non tutto, ma molto; lo dissi senza arie, anzi.

Sfogliai il Topolino che mi aveva dato in mano: lessi qua e là, considerai quelle nuvolette con le parole scritte dentro, e soprattutto osservai quei Topi e quei Paperi che si agitavano, si rincorrevano, notai che in Gambadilegno la gamba di legno ora era a destra ora a sinistra, i Tre Porcellini che ne facevano di tutti i colori al povero Ezechiele! E chiesi che cosa dovessi fare.
Il capo 
del personale, pensieroso, rispose: “Penso che lei sarebbe adatta a…”
Io balbettai: “Non capisco niente. Non capisco che cosa vogliono dire tutti quei disegni, quei Topi, quei Paperi… Perché quelle nuvole? E’ un lavoro difficile, forse troppo difficile per me e mi dispiace tanto!”

A questo punto, sbucò dalla penombra uno che non avevo notato. Era Mario Gentilini, il direttore di Topolino, che non avevo mai incontrato prima. Mi disse: “Lei è la prima persona, fra le tante che ho visto, a considerare le difficoltà del nostro lavoro. E penso che ci riuscirà…”