siamo ancora in tempo, di Jason Hickel, recensione di Giulia Annovi

“Siamo ancora in tempo”, di Jason Hickel | OggiScienza

Ricordate il gioco delle sedie? È quello in cui ne manca sempre una rispetto al numero dei partecipanti. Quando finisce la musica tutti devono cercare un posto dove sedersi a pena dell’esclusione dal gioco. Ora pensate se ci togliessero il cibo o lo stipendio o qualche diritto. Che guerra sarebbe la ricerca di una sedia!

Questo è il gioco del capitalismo: creare mancanze perché le persone corrano sempre di più verso una costante crescita e nuovi profitti. E a farne le spese c’è un pianeta al collasso e l’uso delle risorse umane e naturali, che alimenta le disuguaglianze sociali. Jason Hickel, autore di “Siamo ancora in tempo” (Il saggiatore, 288 pagine, 23 euro), descrive con questo esempio efficace i meccanismi su cui si sostiene il capitalismo.

Ma il dimenarsi dell’intera società umana ha pesanti ripercussioni sull’ambiente. Sfruttamento delle materie prime, inquinamento, incapacità di rigenerare e di trovare soluzioni alternative al petrolio, innalzamento delle temperature e distruzione degli ecosistemi, con lo spettro di carestie e siccità. Nel libro ogni problema è affrontato da una prospettiva scientifica, ripercorrendo le previsioni degli scienziati, con errori di valutazione compresi.

Abbiamo un’altra possibilità?

Da questo scenari apocalittici nasce l’invito a riflettere sul passato della nostra economia per immaginare un futuro diverso, più equo e più ecologico. Jason Hickel cerca possibili risposte sfruttando le sue competenze di economista e antropologo.

Ripercorre le vicende che hanno caratterizzato l’Occidente dal punto di vista economico, tra il 1600 e l’epoca a noi contemporanea. Perché la gestione dell’economia, il rapporto con la natura e la visione dell’uomo in relazione all’ambiente non sono sempre interpretate così come facciamo oggi. La filosofia che sta alla base del capitalismo ha avuto e ha ripercussioni importanti sulla natura e sulla giustizia sociale e ha a che vedere con il cambiamento climatico.  E non è l‘unico autore a pensare che vada rivista la nostra interpretazione della natura e il nostro rapporto con l’ambiente. Anche la narrazione con cui descriviamo l’ambiente che ci circonda influenza il nostro modo di usare le risorse.

L’autore osserva le relazioni tra società, economia e ambiente con altri occhi, affidandosi agli studi antropologici che rivelano saggezze e conoscenze inaspettate. Infine si affida alle più recenti ricerche scientifiche che propongono altri modelli di economia, di uso delle risorse, di gestione ambientale e di politiche sociali.

E ora tocca a noi

Tuttavia il libro non è adatto a chi cerca soluzioni già pronte. Si limita infatti a mostrare una serie di proposte innovative, alcune già sperimentate da governatori illuminati. Ogni affermazione è basata su studi e modelli previsionali che suggeriscono quali misure potrebbero funzionare.

L’autore prende in considerazione qualsiasi possibile obiezione alle sue affermazioni e riesce a sostenere la sua tesi. E infine, a partire dagli esempi virtuosi, ci invita a osare di più. Perché siamo ancora in tempo, ma dobbiamo fare scelte coraggiose e più democratiche. Si tratta di abbandonare il nostro modello economico e la chimera della continua crescita. Cambiare prospettiva non è sinonimo di perdita. È piuttosto la ricerca di una nuova economia fondata su prosperità umana e cooperazione con la natura.

Un libro che porta all’azione

Malgrado il tema sia complesso, il libro è piacevole e semplice da leggere. Il messaggio è diretto. E ho apprezzato il fatto che il libro inizi con la descrizione del contesto in cui si è sviluppata la nostra società. Non è una tentativo di fornirci un alibi o una giustificazione, ma è una presa di coscienza. I numerosi racconti, che si alternano agli studi scientifici, aiutano a comprendere e memorizzare i concetti chiave.

Sebbene nella prima parte del libro io abbia provato un senso di rabbia e impotenza per la violenza inferta al nostro pianeta e una larga parte dell’umanità, poi le prospettive si sono ribaltate. Nella seconda parte del libro rinasce la speranza e soprattutto lo stimolo e la voglia di impegnarsi maggiormente perché un cambiamento possa avvenire.

Non guarderete più al mondo che vediamo ogni giorno con gli stessi occhi. Ogni cosa che lo caratterizza la leggerete in una prospettiva ribaltata. Manca forse un unico aspetto non considerato dall’autore: la progressiva digitalizzazione della nostra società. Un risvolto moderno del capitalismo che potrebbe avere un impatto e un ruolo nei cambiamenti climatici.

“Siamo ancora in tempo” è un libro interessante per darsi la possibilità di interpretare la cultura occidentale in un modo inedito. Guardarsi e lasciarsi osservare da una nuove prospettiva aiuta a prendere coscienza di sé e a fare qualcosa per migliorarsi. È l’azione che Hickel cerca di compiere osservando la società contemporanea nel suo complesso. Ci pone davanti allo specchio e ci dice: “guardatevi! E ora immaginate nuovi modi per migliorare”.

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