accadde…oggi: nel 1917 nasce Flora Wiechmann Savioli, di Serena Masolini e Fabiana Spinelli

Flora Wiechmann Savioli (archiviodistato.firenze.it)

Sono nata a Firenze nel 1917 da una famiglia molto numerosa, io ero la sesta dei fratelli e sorelle. A scuola non ero efficiente perché erano più i giorni che ero a casa che a scuola a causa della mia salute fragile. La mia vera scuola era mia madre con la sua creatività e presenza di amore. Anche io ero creativa e inventavo sempre qualcosa… Amavo leggere la notte di nascosto dai miei genitori che volevano che io dormissi. Mi piaceva avere la compagnia di amiche e giocare con loro; ricordo che mi divertivo a vestirle con la carta di giornali e invece, con le carte crespe che si usano per incartare i fiori, modellavo cappellini colorati e cose buffe… insomma ero una giocherellona. Molto tardi incontrai Leonardo e fui finalmente appagata di questa lunga attesa (avevamo 32 anni). Con lui mi sembrò di scoprire il mondo! Leonardo mi stimava e mi dava fiducia. Quando lavoravamo (io creavo gioielli, disegnavo, pitturavo a periodi alternati, ma i tempi più lunghi erano per i gioielli) era come cantare insieme, anche se in luoghi e tempi diversi. Insomma, ci sentivamo in sintonia e questo fatto di sintonia l’ho vissuto anche dopo che Leonardo non era più con me fisicamente… e lo vivo tuttora…[1]

Flora Wiechmann nasce a Firenze il 27 maggio 1917. Figlia di un protestante e di una cattolica – ambedue di origine tedesca – ed ultima di sei fratelli, cresce in un ambiente pratico, creativo e culturalmente aperto alla diversità.
Dopo il diploma di scuola magistrale si iscrive alla Facoltà di Lingue, che poi abbandona per viaggiare.
Nel 1949 incontra Leonardo Savioli, suo coetaneo, con cui il 2 settembre 1950 si sposa. Quest’unione cresce solida e fertile e tale rimane anche dopo la scomparsa dell’architetto fiorentino avvenuta nel 1982.
Nel 1958, seguendo la propria vocazione d’artista, Flora Wiechmann inizia a progettare ed eseguire quelli che sono stati definiti da Lara Vinca Masini “l’esempio più straordinario di «gioielli d’autore»”.[2]
In armonia con la cultura contemporanea, assimilata e superata, affronta infatti un percorso artistico autonomo, dando vita a una produzione copiosa di gioielli di tipologie molto diverse (vengono generalmente distinti tre periodi: naturalistico, legato all’Informale, geometrico-tecnologico) ma espressione di una stessa energia e di una stessa idea: la bellezza di un oggetto non risiede suo valore intrinseco, ovvero nella preziosità delle materie prime, ma viene raggiunta attraverso l’equilibrio di forma, peso e colore. Da qui la predilezione di Flora Wiechmann per i materiali poveri (argento, acciaio, ferro, ottone, cristallo grezzo, pietre dure e semipreziose, ingranaggi e strutture meccaniche) assemblati manualmente senza saldature. [3]
Questa idea è alla base di ogni sua creazione artistica: dai modelli dei suoi abiti di risonanza orientale, che progettava e realizzava personalmente, alle istallazioni e composizioni di materiali naturali (fiori secchi, legno, sassi) o artificiali (pezzetti di vetro, carta, bottiglie) con le quali ha continuato fino ad oggi a decorare Casa Savioli, rendendola un cantiere di fantasia e manualità.
I suoi gioielli sono stati esposti in mostre prestigiose quali l’International Exibition of Modern Jewelry: 1890-1961 del 1961 a Londra; la personale (voluta da Pier Carlo Santini, presentata da Lara Vinca Masini) tenuta alla Galleria “La Strozzina” di Palazzo Strozzi a Firenze nel 1962, accanto a Arnaldo Pomodoro e Lorenzo Guerrini; le Triennali di Milano (1960, 1964, 1968); la mostra alla Galleria del “Gruppo Enne” a Padova. Flora Wiechmann ha partecipato inoltre ad importanti esposizioni all’estero: Losanna, Monaco di Baviera, Tokyo, Lubiana.
I gioielli oggi sono quasi tutti conservati ai musei del Costume e degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze, tranne alcuni che appartengono ad altre collezioni private e pubbliche, dal Museo Guggenheim alla collezione di Gloria Swanson.
In Archivio di Stato di Firenze è conservata una collana in metallo (Creazioni artistiche, 2).
Dal 1968 Flora Wiechmann abbandona la realizzazione dei gioielli per la grafica. In questi anni compone una serie di disegni di piccolo e grande formato, che emergono da studi geometrici e punteggiature finissime.
Seguirà poi la riscoperta del colore, con la creazione dei Grembiuli, dipinti astratti realizzati attraverso pennellate su tela e collage, chiamati così perché ricordano i cenci su cui Savioli usava ripulire il pennello dopo aver lavorato.
Nel 1999 pubblica il volume a tiratura limitata (300 copie) Le nostre storie dalle mie memorie, una raccolta di pensieri e ricordi di vita stampato come manoscritto
Nel 2008 la galleria del Costume di palazzo Pitti pubblica il catalogo dei gioielli, Flora Wiechmann Savioli, a cura di Lara-Vinca Masini (ed. Sillabe, Livorno).
Muore a Firenze il 13 aprile 2011.