Nosside di Locri, la più grande poeta della Magna Grecia, di Alessia Pizzi

Nosside di Locri | enciclopedia delle donne

Vissuta all’inizio del III secolo a.C. nella colonia greca di Locri 1 e probabile giovane collega di Anite di Tegea nel filone epigrammatico dorico-peloponnesiaco, Nosside è stata un’artista nota per la sua totale dedizione all’universo femminile, tanto che i poeti la soprannominarono “Voce di donna” (A.P. IX, 29).

Non c’è da stupirsi di questa vena poetica, visto che l’epigrammista stessa si dichiarava seguace della poetessa erotica per eccellenza, Saffo (A.P. VII, 718). Nosside, però, non ereditò dal modello letterario solo la fedeltà ad Afrodite, ma anche le accuse di omosessualità e prostituzione. L’età ellenistica, infatti, seppur caratterizzata da una maggiore presenza femminile, conservò molti luoghi comuni sulle donne appartenenti alle epoche precedenti. Ad ogni modo, ciò che davvero contraddistingue le corde di Nosside è la forte coscienza letteraria, che si evince prettamente nel componimento in cui la poetessa si automenziona ed esplicita le sue affermazioni programmatiche:

Nulla è più dolce dell’amore, ogni altra felicità gli è seconda; dalla bocca sputo anche il miele. Così dice Nosside; solo chi non è amato da Cipride ignora quali rose siano i suoi fiori. 2

Proprio la determinazione che si evince da questi versi renderebbe l’epigrammista una delle prime donne occidentali con una voce riconoscibilmente femminile, ma soprattutto farebbe pensare all’esistenza di una vera e propria silloge volta a raccogliere i suoi componimenti. Purtroppo, a parte questo breve “manifesto poetico”, di Nosside non ci sono pervenuti altri epigrammi dedicati all’amore, obliati dal tempo probabilmente a causa della fredda accoglienza riservata alle donne poetesse, specialmente se ispirate da tematiche erotiche.
La produzione conosciuta comprende, invece, epigrammi descrittivi, detti anche ecfrastici, che vedono le donne e, specialmente le cortigiane, protagoniste di offerte votive nei templi di Afrodite:

Con gioia, credo, Afrodite accolse l’offerta di questa cuffia, che copriva la chioma di Samita: è un prodigio d’eleganza e spira un soave odore di nettare, di quello con cui pure lei cosparge il bell’Adone. 3

La dea, come anche per la poetessa Lesbia, fa parte del circolo di donne di cui si parla, ma, a differenza di Saffo, non sappiamo se Nosside avesse un gruppo ristretto di compagne con cui condividere le proprie esperienze di vita. Tuttavia, il risalto dato al mondo femminile, specialmente nel descriverne la bellezza, si differenzia da quello di Saffo: quello che per l’antecedente era ricordo struggente e malinconico delle sue pupille, per Nosside diventa descrizione della bellezza femminile ed esaltazione dei rapporti tra donne:

È Melinna in persona. Vedi come il suo volto gentile pare fissarmi dolcemente: la figlia è proprio il ritratto della madre. Che bello quando i figli somigliano ai genitori.4

Proprio tale attenzione ai dettagli della vita muliebre rende i pochi versi di questa poetessa delle piccole perle dell’antica quotidianità femminile: non sappiamo se questi scorci appartennessero ad un’esistenza da nobile o da cortigiana, tuttavia, ancora oggi in Calabria la statua della poetessa è conservata gelosamente, senza dare troppo peso alle inutili e ormai superate questioni relative allo status sociale.