Leontion, the lost woman philosopher, by George P. Simmonds, traduzione di Daniela Domenici

Philosophy News | Leontion: The Lost Woman Philosopher

È fuor di dubbio che i campioni della storia della filosofia, così ricordati per la loro meravigliosa erudizione, avevano un meraviglioso intelletto e non erano in alcun modo timidi nell’esprimerlo. Tra le scuole filosofiche dell’antica Grecia le virtù dell’arguzia e dell’erudizione erano esibite con particolare orgoglio e viste come mezzi diretti di ricchezza e successo. Questa era, ovviamente, una vanità dalla quale ci si aspettava che le donne si astenessero, e non da ultimo poiché l’intelligenza era, semmai, un serio ostacolo alle comuni ambizioni di una donna dell’antica Grecia.

Detto questo, le donne audaci e sfacciate esistevano tra i ranghi dei filosofi, anche se la maggior parte è ricordata con un po’ di disprezzo. Nel 300 a C viveva una donna filosofa di cui abbiamo certamente poche informazioni, ma la cui presenza scolastica è dipinta chiaramente nel modo in cui ha offeso i suoi contemporanei. Leontion era una seguace di Epicuro, un famoso filosofo la cui scuola accoglieva i tipi più improbabili: stranieri, schiavi e, quasi sorprendentemente, donne.

I resoconti storici di Leontion tendono a concentrarsi sul suo status di etaera, una cortigiana altamente colta tipica della società greca antica. Le fonti che restano per descriverla, tuttavia, possono essere messe in discussione poiché era una tendenza tra gli storici greci quella di raccontare delle donne attraverso la vita degli uomini. Se Leontion fosse davvero dotata come suggerisce la sua accoglienza concentrarsi sul suo essere una “donna non rispettabile” sarebbe servito come mezzo conveniente per sminuire questo. Che fosse un’etera o no, Epicuro sembrava piuttosto affezionato a lei  e non nel modo consueto in cui un uomo può amare una donna. “Per Apollo, mia cara piccola Leontion”, scrisse Epicuro, “di quanti scroscianti applausi ci hai riempito mentre leggiamo la tua lettera” ed era questa intelligenza, unita al suo acume filosofico, che le procurava tale sfavore nel suo ambiente. Il suo ardire di lottare con Teofrasto, uno studente di Platone e ulteriore successore di Aristotele, fu al centro della sua reputazione. In un’epoca in cui le donne restavano tranquille nei loro confini la dotta Leontion si prese la libertà di scrivere un trattato censorio in replica alle opere di Teofrasto, un atto che inasprì la mano degli storici giornalisti.

Cicerone esprime chiaramente la sua disapprovazione per l’audacia di Leontion in uno dei suoi dialoghi filosofici: “Fu su tali sogni che Epicuro, Metrodoro ed Ermarco si affidarono per parlare contro Pitagora, Platone ed Empedocle? O la piccola prostituta Leontion che ha osato scrivere un trattato contro Teofrasto? Certo, scrive in ottimo stile attico, ma davvero! Tale licenza consentiva il Giardino di Epicuro! ‘ 

È con grande rammarico che non sia rimasto nulla del trattato di Leontion, ma l’impatto che ha avuto su coloro che lo hanno letto suggerisce che fosse un’opera rispettabile. Se persino Cicerone, così determinato a sbeffeggiare il suo nome, si sia sentito in qualche modo obbligato a lodare le sue capacità, si può dedurre che i suoi scritti fossero di buona qualità. In quale altro modo avrebbe potuto spronare il patriarcato greco a indietreggiare così?

Sfortunatamente questo esaurisce tutto ciò che si sa dell’ambiziosa Leontion, dal momento che le donne dell’era classica si accostavano così raramente alle scritture e non erano in alcun modo incoraggiate a farlo dalle loro controparti maschili. L’unica traccia che abbiamo del suo intelletto sfacciato sono le mascelle cadenti dei suoi spettatori maschili e le parole ammirate di Epicuro.

Non solo la nostra mancanza di comprensione crea, su Leontion, un’aria di mistero e intrigo che sarà stata certamente presente durante la sua vita, ma anche una netta frustrazione verso gli antichi greci per averla soppressa. Non è molto esemplare del mondo classico che i greci aspirassero così tanto alla saggezza e alla conoscenza ma trascurassero incautamente quelle che avrebbero potuto essere risorse vitali (cioè le loro donne filosofe)? In ogni caso, che si tratti di un’etera, di una prostituta o di una colta studiosa delle idee di Leontion non rimane nulla, solo le impressioni che hanno fatto su coloro che le hanno dato uno sguardo.