Marranzano, di Andrea Costa, recensione di Daniela Domenici

Quale giorno migliore di oggi, che ricordiamo la morte del grande Andrea Camilleri, per recensire questa splendida storia siciliana, l’opera prima di Andrea Costa, che perfetta casualità, una storia che mi ha commosso e appassionato per vari motivi che vi dico.

In primis perché è sicula doc come lo è anche la sottoscritta e poi perché si svolge in una zona che conosco perfettamente avendo vissuto, per trent’anni, nelle vicinanze ed essendomi laureata proprio lì; e quindi riconoscere ogni luogo che l’autore descrive in modo dettagliato e pieno di profondo amore è stato un po’ come ritornare là.

Voglio tributare i miei più calorosi complimenti alla storia immaginata da Costa (di cui non vi anticipo niente) perché ha saputo, in modo davvero magistrale, raccontare la vicenda drammatica del protagonista principale, Vincenzo La Marra, conosciuto come Marranzano, lo strumento che sa suonare in modo magico, e di tutti/e coloro che, per i motivi più diversi, entrano in contatto con lui, da Ignazio a Tano, da Angelina a Nino.

Ancora un complimento per l’uso estensivo della lingua siciliana, sia nei dialoghi che nella parte narrativa, senza la traduzione; è una scelta non facile che appaga chi, come me, quella lingua la conosce e la ama e che metterà alla prova chi, invece, dovrà tradurla come una lingua straniera.